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Rendere irreversibile l’anti trumpismo, l’altra Fiuggi per la destra
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
18 APR 26

© foto Ansa
Al direttore - Il dibattito sul possibile ingresso di Fratelli d’Italia nel Partito popolare europeo non è un esercizio teorico, ma una riflessione che riguarda il cuore della costruzione politica europea e il ruolo dell’Italia al suo interno. Il Ppe rappresenta da mezzo secolo, anniversario che sarà celebrato a Roma il 24 e 25 aprile, la casa delle forze che si riconoscono in alcuni princìpi fondativi: centralità della persona, dignità umana, diritti fondamentali, democrazia, stato di diritto, economia sociale di mercato, solidarietà, sussidiarietà, integrazione europea, responsabilità, sostenibilità, sicurezza e stabilità. Non è soltanto una famiglia politica: è una tradizione, un metodo, una garanzia di equilibrio tra crescita economica, coesione sociale e solidità democratica. Entrarvi non significa solo cambiare collocazione, ma condividere fino in fondo questi valori. Per questo il confronto è legittimo, e per certi versi anche utile. Ogni evoluzione che rafforzi il campo di chi crede nei valori del Ppe merita attenzione. Ma non si può ignorare che l’appartenenza al Ppe richiede una scelta chiara e coerente sul piano dell’europeismo e della collocazione internazionale. Non basta dichiararsi europeisti: serve continuità, soprattutto sui temi più delicati, dalla politica estera alla difesa comune, dalla gestione dei flussi migratori alla competitività. In questo senso, Forza Italia ha rappresentato e continua a rappresentare un punto di riferimento saldo dentro questa famiglia politica, garantendo all’Italia autorevolezza e capacità di incidere nei processi decisionali europei. E’ un patrimonio da difendere e rafforzare. Se altre forze intendono avvicinarsi a questo percorso, il confronto deve essere serio, trasparente e fondato sui contenuti. Non si tratta di allargare per sommare, ma di consolidare. L’Europa oggi ha bisogno di stabilità, non di ambiguità.
Letizia Moratti, europarlamentare Ppe
Rendere irreversibile l’anti trumpismo, a destra, non è solo una battaglia di civiltà: è una svolta strategica, culturale e necessaria per il presidente del Consiglio. Come si dice Fiuggi nel 2026?
Al direttore - L’equilibrio e la ponderazione delle posizioni del vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani sono noti. A proposito delle candidature alla presidenza della Consob, nelle settimane scorse Tajani aveva mostrato contrarietà nei confronti di quella del sottosegretario al Mef Federico Freni non certo per ragioni di competenza, ma principalmente per una questione di immagine. Ora, però, si vocifera che i contrasti sarebbero stati appianati. Ciò, se così effettivamente è, può essere avvenuto per un legittimo ripensamento o perché si sia profilato un bilanciamento nello scacchiere delle nomine. Qualcuno addita l’imminente ingresso nel governo di Paolo Barelli che si è dimesso da capogruppo di Forza Italia. Difficile dire che si tratti di un “do ut des”. Ma se così fosse anche questa vicenda “desinit in piscem”.
Angelo De Mattia
Un centrodestra che vuole provare a valorizzare una classe dirigente degna di questo nome avrebbe bisogno con urgenza di più Freni e meno capricci.