Nozze tra Generali e Unicredit complicate, ma il governo le appoggerebbe

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
23 FEB 24
Ultimo aggiornamento: 20:32
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Ansa

Al direttore - Non mi preoccupa la separazione dei Ferragnez, mi preoccupa la fiction di Netflix sulla separazione.
Michele Magno
“Il matrimonio è la causa principale del divorzio”. (Groucho Marx)
Al direttore - E’ molto ben argomentato il Suo commento del 23 febbraio sul sogno delle nozze tra Unicredit e Generali. Il fatto è che di una tale aggregazione, via Mediobanca, si parla almeno da venti anni senza mai essere passati ai fatti; anzi, a un certo punto, Unicredit è proprio uscito dall’Istituto di Piazzetta Cuccia, sia pur sotto la guida di Mustier, sostituito, però, da un fuoriclasse del “merger” qual è Andrea Orcel. Sarebbe veramente clamoroso che, mentre ci si affanna a dir male della imminente disciplina legislativa della lista del consiglio di amministrazione di una società per l’elezione degli organi aziendali – disciplina che ritengo necessaria per evitare autoperpetuazioni e conflitti di interesse – Orcel sorprenda tutti con un’operazione lampo, con un risultato alla stregua di quel che accadde alla Bi Invest di Carlo Bonomi. Non penso che accadrà così, ma Orcel avrebbe i requisiti per un progetto del genere. Ciò dovrebbe consigliare ai vertici degli intermediari che potrebbero essere appetiti quanto meno un’apertura nei confronti delle minoranze per una coesione dell’azionariato. Non per ultimo, manca un’azione d’impulso della Vigilanza ai diversi livelli per un auspicabile consolidamento nel sistema. Non c’è allora che da attendere e vedere se sono rose.
Angelo De Mattia
Un elemento in più, raccolto ieri in ambienti governativi: un’operazione del genere è molto difficile, lo sappiamo, ma se dovesse manifestarsi avrebbe tutto il supporto del governo, che avrebbe buon gioco a rivendicare di aver creato le condizioni giuste per la formazione di un campione più europeo che nazionale. Ieri i mercati, come avrà visto, hanno creduto all’ipotesi: Mediobanca ha guadagnato il 5,24 per cento, Generali il 3,26, Banca Generali il 2,73, Unicredit l’1,81. Chissà.
Al direttore - Nella giornata di giovedì il sottoscritto ha incontrato casualmente presso la Camera dei deputati il vostro giornalista Simone Canettieri che conosco e che mi ha salutato e io gentilmente ho risposto cordialmente al saluto. A seguito di questo abbiamo avuto una breve chiacchierata di circa 3 minuti alla quale ho subito premesso, in modo molto chiaro ed esplicito che era riservata e che non avevo intenzione di rilasciare nessuna dichiarazione né volevo essere citato in articoli ricevendo un formale assenso dal giornalista. Se non fosse stato così mi sarei subito allontanato. Così abbiamo scambiato delle brevissime opinioni su fatti di attualità. A me fa sempre piacere scambiare punti di vista anche con chi non la pensa come me. Mi sono anche preoccupato che non avesse il telefonino in modalità registrazione cosa che lui ha subito negato dicendo di non preoccuparmi. Nonostante tutto questo oggi è stato pubblicato un articolo, sia sul cartaceo che sul web, come se ci fosse stata una mia dichiarazione stampa. Inoltre il titolo dell’articolo nonostante sia virgolettato, “Non è stato Putin”, non è corretto in quanto io non ho mai espresso quella frase ma ho solamente detto che secondo me bisogna aspettare il responso ufficiale sulle cause della morte di Navalny per poi dare un giudizio. Ho anche detto che non capivo quale potesse essere l’utilità per Putin di questa tragica morte, ma da qui al titolo dell’articolo c’è una grande differenza. Il titolo dell’articolo è assolutamente fuorviante, falso e non rispetta nemmeno il concetto che avevo voluto esprimere! Per questo motivo oltre a rappresentarle l’estrema scorrettezza del suo giornalista, col quale ero stato molto chiaro, chiedo di rettificare il titolo dell’articolo pubblicando questo mio messaggio. Mi permetta un piccolo inciso, sono molto deluso nel rendermi conto che la correttezza e la parola data al mondo d’oggi non abbiano più nessun valore, sarebbe bello però che su questo tema, quello del rispetto della parola e della correttezza dei giornalisti ogni tanto se ne parlasse.
Cordiali saluti.

Claudio D’Amico

Gentile D’Amico, grazie della sua lettera. Ma mi consenta di dire: peccato. Peccato perché in queste righe che ci ha consegnato ci sarebbe stata l’opportunità di affermare con chiarezza quello che neppure in questa lettera è riuscito a fare. Ovvero che lei non ha alcun dubbio sul fatto che la morte di Navalny sia responsabilità di un criminale di nome Putin. Un cordiale saluto a lei.
Al direttore - Dalla cella in cui è rinchiuso, in un penitenziario in Siberia, il dissidente russo Vladimir Kara-Murza ha detto: “Ho ricevuto una quantità enorme di lettere negli ultimi giorni. Sono piene di disperazione e di buio. Lo capisco. Anch’io sono stato avvolto dalla nebbia questa settimana. Neanche la mia mente e il mio cuore riescono ancora ad accettare ciò che è successo. Ma se lasciamo vincere il buio e cadiamo nella disperazione, avranno ottenuto esattamente ciò che vogliono. Non abbiamo il diritto di lasciare che questo accada. Lo dobbiamo ai nostri compagni caduti: dobbiamo continuare a combattere con ancora più forza. Per raggiungere ciò per cui loro sono morti, per rendere la Russia una nazione europea, normale, libera e democratica. Non ho alcun dubbio che questo accadrà. Nessuno può fermare il futuro, non importa quanto loro possano provarci. Non lasciamo vincere il buio e la disperazione. Alexei ha detto: ‘Non arrendetevi’. Non possiamo arrenderci”.
Andrea Marini