Modello francese? Meglio proporzionale con Draghi al Quirinale

Le lettere al direttore del 30 settembre 2021
29 SET 21
Ultimo aggiornamento: 16:17
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Foto Massimo Percossi/POOL Ansa/LaPresse

Al direttore - Ma perché ci presentate il voto tedesco come la vittoria di una Spd fattasi erede di Merkel? Più che una vittoria, quel 25,7 per cento mi sembra una “non sconfitta” alla Bersani. Il vero fatto nuovo è che è crollata l’ultima forza politica del Novecento che manteneva un forte consenso popolare, la Cdu-Csu. Mancava solo la Germania, ora anche lì conservatori e socialisti insieme non superano il 50 per cento. Ecco la nuova scena europea: tutti i partiti sono minoritari, non rappresentano che piccoli frammenti della società. Per questo motivo ci sono due soli modi per fare dei governi politici: quello tedesco – le larghe coalizioni tra avversari che si riconoscono reciprocamente – e quello francese, cioè il governo di minoranza legittimato dal ballottaggio e la stabilità garantita dall’elezione diretta del presidente. In Italia, finché non sceglieremo una di queste vie, genereremo alleanze elettorali finalizzate a incassare il premio di maggioranza ma incapaci di governare, al cui fallimento segue il necessario commissariamento della politica. Cosa credete che accadrà nella prossima legislatura? Per questo motivo dissento dalla linea “Draghi al Quirinale”. Prima di tutto perché ciò significherebbe andare a elezioni anticipate, con il Pnrr appena iniziato. Io invece spero che si voti nel 2023, e soprattutto che si voti con un governo Draghi ancora in carica, come riferimento per il futuro. E poi, dopo le elezioni, chissà.
Enea Dallaglio
Su Scholz vedremo. Ai tempi, Bersani (auguri per ieri!) non trovò i numeri per governare, oggi Scholz per governare ha solo l’imbarazzo della scelta. Sui due modelli elettorali concordo. Ma arrivare al secondo modello, quello francese, per l’Italia è dura, specie dopo i tentativi di semplificare il paese (via riforma costituzionale) fatti prima dal centrodestra (2005) e poi dal centrosinistra (2016), entrambi bocciati al referendum. Dunque: proporzionale, please. E con Draghi al Quirinale – e un proporzionale – immaginare chi darebbe un domani le carte non dovrebbe essere così difficile.
Al direttore - Ieri Maurizio Crippa ci ha brillantemente raccontato che, dati di mercato alla mano, “il libro di carta è vivo”: gli ebook e gli audiolibri restano un mercato di nicchia (non si dispiacciano i fedeli dell’elettronica). Avevano allora ragione Umberto Eco e Jean-Claude Carrière quando, nell’ormai lontano 2009, dicevano: “Non sperate di liberarvi facilmente dei libri”. Un solo appunto mi urge di fare a Maurizio Crippa: i libri sono e non possono essere che di carta. Non è perché li si etichetta con il termine “book/libro” che le macchine che vorrebbero “liberarci” dai libri diventano tali (così come non basta chiamare smart il lavoro perché diventi ipso facto intelligente). I libri, non solo per forma e materiali, non sono né i papiri egizi né i rotoli della tradizione ebraica o le pergamene dell'antichità. Sono gli eredi dei codex di latina memoria, così come trasformati dal cristianesimo (da Origene di Alessandria in là), poi da Gutenberg, dai lumi ecc. I libri, tra le altre cose, sono morbidi, hanno le pagine e sono oggetti chirali (cioè, proprio come le mani che li stringono mentre li si legge, i libri hanno una destra e una sinistra). Molti sono gli oggetti che permettono di riprodurre, leggere e trasmettere un testo, uno solo di questi può chiamarsi a pieno titolo libro. Non è perché ci si pedala che una cyclette diventa una bicicletta!
Un cordiale saluto.

Andrea Marchesani
Lunga vita alla carta!
Al direttore - Dopo anni di sofferenze, isolamento e morte civile l’ex ambasciatore Michael Giffoni è stato assolto in sede penale. Il suo giornale, caro Cerasa, ha il merito di aver difeso la causa di questo civil servant radiato senza un valido motivo dalla Pubblica amministrazione. La storia di Giffoni doveva essere raccontata, anche a costo di sfidare quel potere che aveva imposto il silenzio e l’omertà. E che adesso non gli chiederà scusa benché sarebbe suo dovere farlo.
Giuliano Cazzola
Al direttore - In merito all’articolo dal titolo “Viva la contrattazione” pubblicato il 29 settembre, ci teniamo a precisare che noi, come Cgil, non contestiamo l’applicazione del contratto logistica ai rider di Just Eat. Al contrario, ne siamo firmatari e lo riteniamo innovativo e apripista per altre realtà della consegna di cibo e merci a domicilio. Con alcune di queste realtà siamo tra l’altro in fase di contrattazione per far applicare lo stesso contratto. Sempre noi come Cgil, insieme alle altre organizzazioni confederali di categoria di Cisl e Uil, abbiamo firmato, lo scorso 15 settembre al ministero del Lavoro, con Amazon un protocollo, unico in Europa, sulle relazioni industriali.
Guido Barcucci,
ufficio stampa Filt Cgil
Ci scusiamo per l'imprecisione. Grazie.