Passato insensato

Umberto Silva

E’ un bell’uomo sui settant’anni, il volto piuttosto scuro. Lo invito a sedersi davanti a me ma preferisce sdraiarsi sulla chaise longue. Guarda le finestre e comincia subito a parlare, ininterrottamente.

 

“La mia povera testa è diventata ricca non so di che, forse di un nulla molto strano; la mia protesta anche, di cosa la mia testa protesta ogni mattino è difficile capire anche perché… non saprei dire, mi piacerebbe capire ma non è il caso, quando si vuole intendere il ministro della Comprensione c’è di mezzo un qualcosa, diciamo; ma non è il caso. Guardiamo quel che nel mondo accade, non c’è proprio alcun motivo che accada, né mondo, penso sempre che qualcosa accada ma non saprei dire cosa, di preciso. Anche di svariato, uno svariato che vari un po’ in tutto il mondo. Vi ricordate di quel che accadeva quando i ragazzi di un tempo prendevano a botte la polizia? Scendevano in piazza e colpivano e urlavano? Be’, io c’ero, c’ero e non c’ero, ero sempre da una parte e dall’altra, ragazzi sciocchi, ragazze dolcissime, io non ero proprio cretino, ma lo facevo il cretino, così, per fare certe facce e amare quel che c’era, romanticissimo, di che poi sai il cielo… Ecco, diciamo che dovrei dire cose come si dicono, ma non sono poi stato tanto bravo, pessimo anzi fui, non ricordo nemmeno di cosa ma qualcosa la dicevo, un cretino insomma, io penso che solo un cretino possa davvero fare qualcosa di notevole, che dica al popolo, a tutti gli altri tranne i martiri… Non capisco cosa accade, né qui né là, in capo al mondo neppure cado, le cose sembrano cedere ma non cadono, questo mi piace ma anche c’è qualcosa di diverso. Ho letto di due che si sono sposati e si chiamano e devono sposarsi in un certo senso senza sposarsi, per questo riconoscersi in un qualcosa che abbia una voce significante all’interno. E’ un modo di amare quel che è stato amato, in un certo senso che dice di un qualcosa che è vivo ma anche morto, nel migliore dei modi e dei casi, i casi che ci portano vicini alla modalità più estrema. Non so chi io sia e gli altri nemmeno, la qual cosa ci porta lontanissimo da dove vorremmo esserci ma ci siamo, il che fa pensare. Non so chi sono io e gli altri nemmeno, vorrei tornare a Milano, lì c’era qualcuno che mi picchiava a meraviglia, e le cose potevano funzionare. Ho visto e letto per la centesima volta “Guerra e Pace”, una meraviglia fino alla fine, naturalmente, che fa schifo, nel senso che è un capolavoro; voleva tutti morti, Napoleone, quel porco schifoso, tutti quanti gli altri schifosi, un mucchio di gente morta prima di essere nati e da se stessi amati, prima di essere amati e in se stessi nati, questo io desidererei desiderare. Be’ non è proprio così quell’uomo che parla e quell’uomo, io, io, che non parla affatto, è così come credere di essere ma non ci crede, io, non crede a niente e spesso si volta a guardarmi perplesso e smarrito, il meglio della sua vita, io, io. Immagina lui e un po’ anch’io. Accadono storie del tutto insensate nel mondo, quell’uomo non è sensato né, a dire il vero, bello, però lo ascolto, e mi parla, in un certo senso, maledizione…”. L’uomo si alza di scatto, mi guarda con occhi folli, apre la porta del mio studio, la sbatte e corre via. Non mi muovo. Paola fa toc toc e chiede di entrare. La invito, tutto bene. Le chiedo di portarmi un tè. Le propongo di berlo insieme. Questo accadde tre mesi fa, non lo vidi più, quel tipo. C’era qualcosa d’interessante nel suo dire, ma non di veramente interessante. Forse aveva capito di non essere abbastanza interessante a tutti e a se stesso, e improvvisamente non si sopportava, non sopportava l’idea di ascoltarlo, più di tanto. È fuggito via. Chissà chi è e dove abita, forse si è spaventato, povero vecchio ragazzo, vorrei che tornasse. Odia Napoleone, ha ragione, un essere davvero schifoso Napoleone, come si fa in tutto il mondo a non saperlo e capirlo? Andrà un giorno qualcuno a vedere la tomba di un uomo che ha ammazzato milioni di giovanotti e fatto piangere le loro madri? Mi fa orrore, più orrore mi fanno coloro che ancora lo bramano, a Parigi, o altrove. “Professore, mi porti con lei a Parigi. Ci sono stata tre volte e mai a vedere quel mostro!”. Rimango perplesso. Paola si guarda le mani, deliziose. Non credo parli di quel che dice, è altrove.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.