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Il sesso non esiste

Una parola balorda e vuota, perché anche negli incontri con le prostitute avviene qualcosa.

13 Aprile 2016 alle 06:18

Il sesso non esiste

Capita, capita di amare due persone contemporaneamente. Che fare? Struggersi e rinunciare al nuovo venuto? Abbandonare il vecchio e rifarsi una vita? Struggersi è meraviglioso, carico di eros e di gloria, lo sanno Shakespeare e Proust: niente è più ritrovato delle pene dell’amor perduto. Ma se il nuovo amore è irresistibile, che fare? Amare entrambi? Saggezza e giustizia: grazie a Dio c’è chi non sfascia la famiglia, non va su e giù a prendere i figli per il weekend e roba del genere. Ma nemmeno occorre rinunciare all’amore in contemporanea; se amiamo due donne, o due uomini, tocca impegnarci il doppio; se tre donne, o tre uomini, il triplo: intelligenza, generosità e un po’ di ginnastica. Questo il mio umile catechismo, non molto lontano, mi auguro, da quello ecclesiastico di recente formulazione. Tranne che per un dettaglio decisivo, il sesso. Sesso, che brutta parola, non la darei in pasto nemmeno alle tigri. Eppure la usa Papa Francesco quando, citando nell’Amoris Laetitia Giovanni Paolo II, “respinge l’idea che l’insegnamento della chiesa porti a una negazione del valore del sesso umano”. Che è un dono di Dio.

 

Macché! Figurarsi se Dio va in giro a donare sesso. Che il Papa usi una parola così balorda mi stupisce, “fare sesso” è una squallida terminologia e il buon Dio me ne ha preservato: posso avere pensato che con le donne ho fatto questo e quello, ma sesso mai. Dio dona tantissime cose ma il sesso proprio no, non rientra nel suo vocabolario; è una parola sciocca e del tutto priva di esistenza: nessuno ha mai fatto sesso, né gli sposi prima o dopo il matrimonio, né quelli che vanno con le prostitute, né le ragazze. Possono dire di avere “scopato”, parola triviale ma che proprio per questo rilascia un timido sapore, ma sesso, dal verbo secare, taglia troppo corto, e secco. Foss’anche con una puttana mai si fa sesso, c’è sempre qualcosa di più, qualcosa d’indicibile, impossibile togliere di mezzo quel misterioso “qualcosa” bollandolo come sesso, sicuro per di più, manco fosse un caveau. Si è detto tanto contro il Dio guardone che non ci lascia in pace con le nostre lussurie, lo si è preso in giro e biasimato. Quando invece è proprio la presenza di Dio, il Creatore Infinito, a far sì che qualcosa esista nell’incontro tra un uomo e una donna.

 

La mia esperienza con le puttane avvenne una mattina milanese in cui non riuscivo ad andare a scuola, rapito com’ero da una signorina graziosa ed elegante che andava su e giù sotto gli alberi del parco. Il mio desiderio per lei era enorme, ma avevo quindici anni e non sapevo che fare. Dopo mezz’ora che le giravo attorno marinando la scuola, un’auto la rapì lasciandomi nella pena d’amore più dolorosa e, proprio per questo, dolcissima. Turgidi e fascinosi anni 50 quando, nella Milano impellicciata, il vecchio prete di Santa Maria Segreta indemoniato arringava le sciure a lavarsi da sé i piatti, poiché le cameriere erano tutte donnacce e nelle notti di libera uscita si sporcavano le mani. Alla duplice idea di lavare i piatti e di beccarsi lo scolo, le sciure arrossivano e si sentivano grandissime puttane, per il loro piacere e quello dei mariti che a quel tempo erano tutti lì, in chiesa, attentissimi.

 

L’Amoris Laetitia di Papa Francesco parla di sesso buono e sesso cattivo, definendo le perversioni e le orge “sesso come evasione da se stesso”, ma se tanti ci provano a evadersi nessuno ci riesce, è impossibile fuggire da sé, sempre si è prigionieri di quel che si fa, la responsabilità, il responsum, quel che nell’ascolto torna e ci trafigge e illumina. Ridicolo pensare che si possa liquidare un incontro dicendo “ho fatto sesso”; hai fatto ben altro, c’è sempre Altro in gioco, direbbe Jacques Lacan, che di donne la sapeva lunga o così credeva, a partire dalla Santa Teresa del Bernini che del proprio estatico godimento nulla sapeva, per arrivare al feticismo femminile delle ragazze di Lars Von Trier e alle prostitute. Il dono di Dio è quella scintilla che marca l’abbraccio con l’Altro, chiunque esso sia e qualunque sia il tuo desiderio: financo ridotto a misera voglia, mai perisce. Mai dimenticherai i suoi occhi, il suo enigma, la sua domanda, la sua estrema luce, “come quando ti rivolgesti e con la mano, sgombra la fronte dalla nube dei capelli, mi salutasti per entrar nel buio”.

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