“Un cane con due code”, ovvero: sono strafelice. Non sono io

Chiaramente Fix non ha la coda. Ma interiormente è come se ne avesse cento
6 NOV 26
Immagine di “Un cane con due code”, ovvero: sono strafelice. Non sono io

Jacopo Bassano, "Due cani da caccia", 1548-1549, museo del Louvre (via Google Art Project)

C’è un’espressione inglese che significa: sono strafelice. Fa così: sto come un cane con due code. Un cane con due code in effetti può scodinzolare il doppio di un cane con una coda soltanto, un cane con due code può usare le sue code come eliche per alzarsi in volo, un cane con due code suscita stupore in chi guarda e in caso di caldo funziona da ventaglio.
Chiaramente, il mio vecchio Fix non ha la coda. Quindi non può essere felice? Come ormai saprete per osmosi, anche nel caso in cui vi foste sempre rifiutati di leggere questa rubrica (cani e bambini, cani e ragazzini, cani, gatti e gente adulta che insegue il tempo perduto), Fix è un cane meticcio, assemblato alla meno peggio con varie parti di altri cani, forse di razza o forse no. Il risultato è di volta in volta un’anatra che abbaia, una foca che cammina, un hot dog. Ma soprattutto è un cane che ha vissuto varie disavventure prima di finire al canile, in quella casetta di legno con sopra scritto: cane buonissimo; quindi tutti noi pensiamo, con ragionevole certezza, che Fix non sia affatto nato senza coda, ma l’abbia persa in un’aggressione quando era piccolo e in pericolo.
Mia figlia cerca sempre di immaginare Fix cucciolo, che corre felice insieme alla madre, e madre e figlio (e forse fratellini?) muovono all’unisono le loro lunghe, morbide code. E’ un’idea che ci commuove, perché Fix ha sempre dimostrato una grande sete di madre (oltre che di latte, che però gli fa malissimo e lo fa grattare furiosamente). E allora certe volte la madre sono io, più spesso mia figlia che asseconda tutti i suoi capricci e le sue teatrali manifestazioni d’ansia, a volte sono sua madre anche i maschi di questa casa, che però in quanto maschi un po’ lo spaventano, sempre per motivi che noi possiamo soltanto provare a ricostruire, quindi a romanzare, e che riguardano anche la storia della coda mozzata. Chi gliel’ha strappata? Io, che in questo periodo vorrei litigare con tutti, rigare la macchina a tutti, urlare in faccia a tutti, sogno di incontrare un giorno gli aggressori di Fix (sia chiaro, se la sono presi con un cane buonissimo e basso), sogno di averli davanti, ormai inveccchiati ma ancora cattivi e non pentiti, colpevoli per ammissione e non per insinuazione, ma poi all’improvviso il sogno si infrange. Cosa farei, seriamente, se me li trovassi davanti? Non farei niente, non direi niente. Li guarderei male, malissimo (mia figlia fa una brillante imitazione di me arrabbiata, con un occhio più stretto dell’altro, miope e furiosa, il mio famoso e saettante sguardo d’odio) e me ne andrei pacificamente, ma non pacificata, con Fix al guinzaglio, che trotterella scodinzolando. Fix sa perdonare, io no. Fix sa essere buono anche con chi è stato cattivo con lui, io no. Fix scondinzola anche se non ha la coda, ma ha una specie di pallina nera che una volta si muoveva freneticamente, adesso si muove con più saggezza.
Fix è capace di essere felice anche senza nessuna coda. Gli basta che uno di noi dica: ciao Fix, e lui sorride muovendo la sua pallina nera, anche se ormai è così sordo che si orienta solo con l’olfatto. Però ecco: un cane con due code è quello che Fix è davvero, ogni volta che apriamo la porta, ogni volta che torna a casa e corre verso la ciotola perché sa che qualcuno gli preparerà da mangiare. Mi chiedo se sappia di non avere la coda, e credo di sì, perché non la insegue come fanno tutti, e perché sa che la felicità lui se l’è guadagnata, che è molto più di una coda doppia.