Il musicista e la sirena, una storia d’amore che arriva all’anima dell’arte

Leonetta Bentivoglio racconta il compositore ceco Leoš Janáček. Ne Il musicista e la sirena è innanzitutto vincente la struttura che avvolge da subito in un mistero, perché Bentivoglio, mettendosi personalmente dentro la storia in qualità di autrice – ricercatrice – traduttrice ci parla di un diario finale di Janáček, destinato ai figli del suo grande amore, Kamila Stösslová   
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Leoš Janáček (Foto Getty)

Ho cominciato a frequentare la musica di Leoš Janáček per amore di Milan Kundera, che ne parla ammirato in alcuni suoi libri. Ma, da ignorante quale sono rispetto all’universo musicale moderno e contemporaneo, non ero andata molto oltre le Opere per piano, forse più “facili” per orecchie profane. Ora, dopo aver letto uno straordinario romanzo che racconta la passionalità del carattere del compositore ceco, mi sembra di capirne ogni nota e scrivo questo articolo avvolta dalla sua galoppante Sinfonietta comprendendone davvero la grandezza. Grazie a un romanzo? Sì, grazie a "Il musicista e la sirena" di Leonetta Bentivoglio, edito adesso da La Nave di Teseo. Leonetta di danza e di musica sa come pochi – non date retta alla modestia con cui parla di sé nel libro – e sa di teatro e di poesia, come dimostrano i suoi articoli su Repubblica e tanti suoi libri. Ricorderò qui soltanto i più recenti, editi da Clichy: Pina Bausch - Una santa sui pattini a rotelle; Sylvia Plath – Il lamento della regina; Una chiara confusione - Per Patrizia Cavalli. E sa del narrare, nel senso che molte letture del passato e di oggi le hanno indicato la strada. Una strada grandiosamente alta e attuale, nel senso di totalmente altra, però, rispetto a quella imboccata dai tanti che raccontano personaggi realmente esistiti, senza nulla saper inventare per andare nel profondo della loro anima e in quella del lettore.
Ne Il musicista e la sirena è innanzitutto vincente la struttura che avvolge da subito in un mistero, perché Bentivoglio, mettendosi personalmente dentro la storia in qualità di autrice – ricercatrice – traduttrice ci parla di un diario finale di Janáček, destinato ai figli del suo grande amore, Kamila Stösslová, di trentotto anni più giovane di lui, che in un lunghissimo tempo di frequentazione gli concesse un solo bacio, mentre se ne stavano distesi in un prato. Ma del diario nulla si è mai saputo e il modo in cui Leonetta dice di esserne venuta in possesso è molto strano… Non andate a leggere in anticipo le ultime pagine, per carità. State al gioco. Perché questo è un libro d’amore, il racconto di una passione travolgente e irrisolta che ha nutrito la genialità di un musicista portandolo quasi alla follia erotico-sentimentale. E l’oggetto di questa fissazione, di questo turbamento costante e sconvolgente non importa se era una donna ignorantissima, che nulla sapeva di musica e di genialità, e nemmeno particolarmente bella, incapace di ricambiarlo oltretutto. Ma è una storia d’amore che vale per la manipolazione sapiente che ne fa l’autrice del romanzo dando la parola al suo personaggio e discretamente intervenendo ogni tanto per illuminare qualcosa, inquadrare una scena introducendo magari i coevi Kafka e Freud, o per fornire spiegazioni musicali.
“Quella creatura risuonava in me come una musica”: spiega così il suo grande amore Leoš Janáček. E: “Per me la musica e la voce sono state sempre tutto”. L’ha detto sul serio? Sono parole che gli attribuisce l’autrice che l’ha studiato per anni, leggendo lettere e biografie, e ha interpretato vaneggiamenti usciti da un sogno? Perché è così che la realtà parla a uno scrittore e gli suggerisce scene e parole più vicine al vero del vero. Ed è così che una vita raccontata diventa esperienza personale di chi legge o ascolta. Come sosteneva lo stesso Janáček (e giurerei che queste sono proprio parole sue): “Insegnando musica, chiedevo ai miei allievi di pensare innanzitutto a un ritratto interiore del brano da comporre, prima di affrontare i problemi riguardanti la struttura formale”. Se non è sempre e comunque ritratto interiore, da dove viene l’arte? E infatti “la musica che proviene solo dagli strumenti manca di autenticità”. Come la narrativa che proviene solo da una trama.