Il Figlio
I due Mozart. Nel difficile rapporto tra padre e figlio, il corpo a corpo tra l’arte e la vita
L'ultimo romanzo di Eric-Emmanuel Schmitt va letto come un piacevolissimo racconto lungo. Perché il tema è uno solo: il legame tra Leopold e Wolfgang Amadeus Mozart. Tutti gli altri personaggi sono unicamente di contorno e appena abbozzati, ridotti a volte a macchietta
24 OTT 26

Eric-Emmanuel Schmitt è un famoso, prolifico scrittore e drammaturgo francese fra i più rappresentati a teatro e anche al cinema, e molto tradotto in altri paesi (da noi dalla casa editrice e/o). Per i racconti di Concerto per la morte di un angelo è stato premiato col Goncourt, e in effetti quello del racconto è il suo respiro più convincente. Perciò va letto come un piacevolissimo racconto lungo, e non come un romanzo, il suo recente I due Mozart (tradotto da Alberto Bracci Testasecca). Perché il tema è uno solo, il difficile rapporto fra un padre e un figlio, Leopold e Wolfgang Amadeus Mozart. Tutti gli altri personaggi sono unicamente di contorno e appena abbozzati, ridotti a volte a macchietta. Persino della talentuosissima Nannerl, la sorella maggiore di Wolfi, come il grande compositore viene chiamato in famiglia, non ci è dato sapere molto. Era dotata musicalmente anche lei, ma non erano tempi in cui si scommetteva sul talento femminile, per di più offuscato dalla vicinanza di un genio assoluto che si rivela fin dalla tenera infanzia. Ma interessante resta il corpo a corpo fra Leopold, che scommette su quel figlio da subito, ostinandosi però a farlo stare nei ranghi, pretendendo di irregimentare una personalità per sua natura eccessiva e ribelle, e Wolfi che, pur amando allo spasimo il padre, è costretto dalla sua stessa natura, a tradirlo; una natura che “sa creare la meraviglia e, grazie all’arte, dare l’apparenza della naturalezza senza mai sacrificare la profondità”.
Bello, in questo libro, seguire le scoperte musicali – e ossessive – del futuro compositore fin da bambino. Tutto è musica per lui, “i sonagli che tintinnano e gli zoccoli che fanno scricchiolare la neve” e allo stesso modo, leggendo uno spartito “in lui si anima tutto un minuscolo universo di bosco imbiancato e polvere ghiacciata”. In una nota finale l’autore avverte il lettore di una piccola trasgressione alla realtà dei fatti narrati, perché “la verità deve non solo essere detta, ma anche farsi sentire”. Ecco, qui sta il punto: è così vera questa affermazione rispetto ai romanzi che riguardano fatti e persone realmente accaduti e realmente vissute che forse Schmitt avrebbe potuto osare di più, tradire di più e così ottenere sul lettore quell’incantamento che nella sua prosa manca.
Ma lasciamo perdere una forse eccessiva severità di giudizio e abbandoniamoci al racconto, che comunque, come si dice, “funziona” benissimo anche così com’è, e sicuramente convincerà chi troppo non sa né di musica né di Mozart e potrà cogliere molto precisamente la difficoltà del padre che stenta ad abbandonare un’inutile e preoccupata autorità su un figlio che ha potente dentro di sé il dovere di seguire una chiamata, un talento unico e più forte di lui. Commoventi le pagine finali con Wolfgang che non andrà al funerale del padre perché troppo preso dal suo lavoro (almeno in superficie, questa è la motivazione che ama darsi) e che poi dovrà vedersela col fantasma del commendatore nel suo Don Giovanni, il quale altro non è se non il padre defunto che torna potente a terrorizzarlo e a chiedere al protagonista dell’opera (o a Wolfi stesso?) di pentirsi dei suoi peccati.
E tutto si concluderà col celebre Requiem del 1791 che resta incompiuto per la morte, a soli trentacinque anni, del musicista mai veramente diventato adulto e che nessun requiem aveva saputo comporre quando Leopold aveva abbandonato la terra. Qui i misteri che circondano questa composizione finale sono accennati con giusta discrezione, mentre ancora una volta in primo piano emergono i sensi di colpa e l’autore fa dire a un Mozart anche lui moribondo: (lui) “ha saputo essere un padre, sono io che non ho saputo essere un figlio”.