Piccolo manuale sull’aura e su come si perde. Stiamone fuori

Il figo che diventa cringe che viene rispescato e può diventare una battaglia di aura
23 OTT 26
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Un'aura battle (foto Lapresse)

Quando sono comparse le aura battle, le battaglie di aura a Parigi, a Milano, a Roma, io pur non capendoci nulla non ho provato quella solita sensazione da Emily Bronte nella brughiera davanti a Instagram, ma qualcosa di più simile a Pollicino nel bosco con i sassolini. Avevo degli indizi. E questo grazie al fatto nell’ultimo anno ho sentito varie volte pronunciare la parola “aura”. All’inizio era come “cringe”, che però è un termine talmente superato da essere diventato impronunciabile, ma attenzione: non irrecuperabile. Nell’aura, infatti, c’è posto per la trasformazione del cringe, basta cogliere il momento giusto.
Comunque, dentro casa sentivo esclamare ogni tanto: aura (mai riferito a me), e la collegavo al fatto che un figlio stava raccontando all’altra di una bella risposta data a qualcuno, e quindi lei diceva con ammirazione: aura points. Poi un giorno ho suggerito a mia figlia di mandare un messaggio (non di telefonare!) a una persona per chiederle un consiglio su una questione di studio (volevo tanto darglielo io, il consiglio, ma non mi era permesso) e lei ha socchiuso gli occhi e ha risposto: brother non posso perdere aura così. Tradotto: non posso certo fare una domanda che mi metterebbe nella condizione di perdere carisma.
L’aura è il carisma che ti circonda, quindi, che emani, ma è anche l’immagine che gli altri percepiscono di te. E puoi aumentarla vivendo, ma puoi anche danneggiarla con una frase sbagliata o con un movimento goffo. Se mi è permesso scrivere ai miei tempi, ai miei tempi la perdita di aura si chiamava figura di merda ma era meno complicato di così. Sei al parco con il cane: ci sono i ragazzi che giocano a pallone, la palla rotola verso di te. E’ un momento delicato, immaginiamolo al rallentatore. Questa palla rotola verso di te, tu hai le mani in tasca, il cane al guinzaglio, il telefono in mano: se per passare la palla usi i piedi e la rimandi indietro con un movimento fluido, naturale, quelli sono decisamente aura points. E fino a qui tutto bene. Se però sbagli il tiro, o ti muovi senza fascino, se ti cade il telefono o ti si impiglia il guinzaglio, la sentenza è brutale: aura loss. Aura loss è più o meno il peggio che ti possa capitare nella vita, cioè in questa giovinezza che sta cercando di dire agli adulti: statene fuori, non siete come noi. Statene fuori, noi siamo giovani e voi assolutamente no.
Mi entusiasmo per aver capito che l’aura è il carisma. Ma no mamma: l’aura è molto di più, è proprio il simbolo della performance, ma in un modo ironico che cambia continuamente, perché quello che prima era figo diventa subito cringe, o mainstream, e non si può più fare, e allora tu dopo un po’ lo ripeschi, gli vuoi bene, lo usi diversamente e quella cosa diventa aura. E’ per questo che le battaglie di aura vengono fatte anche con vecchie mosse diventate famose su tik tok che sono diventate caricaturali. Ad esempio: nelle battaglie di aura di questi giorni c’è un balletto di Fortnite, cioè un balletto che si faceva quando si vinceva al videogioco. Fortnite è un vecchio videogioco, decrepito, quindi il balletto è diventato cringe. “E ora è aura”.
Significa che c’è sempre una possibilità, ma significa anche che non ti puoi aggrappare a niente, perché tutto cambia in fretta, una moda dura un anno o tre settimane. Una battaglia dura un giorno. E poi subito: aura loss. Una figuraccia quanto dura? Dipende dall’aura che avevi accumulato. Stiamone fuori.