Misurare il tempo che passa attraverso la vecchiaia di Fix

Questa rubrica è così antica che esisteva anche quando non avevo ancora un cane
16 OTT 26
Immagine di Misurare il tempo che passa attraverso la vecchiaia di Fix

Illustrazione di Laura Bonanno

Questa rubrica è iniziata molti anni fa, così tanti che mi ha fatto ricordare il tempo in cui non avevamo ancora un cane.
Così tanti che riempivo rubriche di lamentele per le assillanti richieste di cane dei miei figli. Soprattutto per le assillanti richieste di una dei due, la sorella maggiore, che allora aveva nove anni e ha iniziato a desiderare un cane intorno ai nove mesi di vita. Questa rubrica è così vecchia che contiene il racconto del giorno in cui siamo andati, totalmente inconsapevoli, al canile fuori città a conoscere il “cane buonissimo” trovato in un annuncio online (avevo googlato, una sera: cane piccolo Roma), e ci siamo trovati davanti uno strano hot dog, o forse una foca. Correva per il prato nella sua mezz’ora d’aria, agitando un moncherino al posto della coda, e non era molto interessato a noi. Ne aveva già passate tante, era stato quasi ucciso da un branco di cani randagi. Eppure era lì fiducioso, non contento ma quasi, disposto a inseguire una pallina. Come potevamo non innamorarci di un cane basso e fiducioso a forma di hot dog e anche di foca? Dopo una settimana l’abbiamo portato a casa, ha vomitato in macchina, poi ha cominciato a sorridere e non ha smesso più. Da allora, la frase più pronunciata in famiglia è: Fix è uscito? Da quando c’è lui, il tempo non è stato più il nostro tempo, ma è diventato il tempo in cui il cane deve uscire, non è uscito, è appena tornato, nessuno ha voglia di farlo uscire. E allora litighiamo o facciamo delle promesse: se adesso lo porti tu, dopodomani io lo porto due volte. Se non lo porti ti uccido. Se domattina che è domenica vai tu, io poi gli faccio il bagno e lo asciugo col phon.
Sono passati così tanti anni che adesso questo cane buonissimo che nonostante le zampe corte correva veloce come il vento, è anziano, è cieco e sbatte contro i muri.
Ogni tanto gli si bloccano le zampe dietro, ogni tanto finge che gli si siano bloccate le zampe dietro: quando è stanco, quando piove, quando decide di fare l’attore e interpretare una foca infortunata. Non ha smesso di sembrare un hot dog, non ha smesso di agitare quella specie di coda ogni volta che gli parliamo, che lo chiamiamo, che gli mettiamo il guinzaglio.
Negli anni ha accettato di dividere la casa con troppi gatti, ha accettato che gli rubino la cuccia di continuo, ha accettato che mangino cose deliziose che a lui non sono permesse sennò vomita. Era un cane ansioso e adesso è un cane anziano, sordo e ansioso che capisce come ci sentiamo solo passandoci accanto.
Vorrei chiedergli: Fix, ma tu cosa pensi di noi, cos’hai pensato quel giorno quando ci hai visti arrivare, così impacciati? Cos’hai pensato quando sei salito in macchina, in braccio a una bambina di dieci anni? Cos’hai pensato quando siamo arrivati in Grecia? Ti sembriamo scemi, certe volte? A quest’ultima domanda, sono sicura dal sorriso sbilenco che la risposta è: sì. Gli sembriamo scemi perché non adoriamo stare fermi sul marciapiede ad annusare quell’angolo di muro, gli sembriamo scemi perché stiamo per ore con un coso in mano che a volte gli puntiamo addosso, a volte ce lo appoggiamo sull’orecchio, ma la maggior parte del tempo fissiamo questo coso inebetiti invece di inseguire una pallina o di dormire o di annusare dei rifiuti per terra. Gli sembriamo scemi da molti anni, ma ci ama follemente lo stesso e ci perdona se la mattina lo portiamo fuori sempre troppo tardi. Il nostro tempo è diventato tutta la vita di Fix.