Il figlio
Non un ospedale che cura i sani e respinge i malati. La lezione di Calamandrei
Dal discorso del 1950 in difesa della scuola pubblica alla sperimentazione di Fiorenzo Alfieri a Torino, il pensiero di Calamandrei e don Milani sull'istruzione come motore della democrazia
3 OTT 26

Foto Unsplash
"Io sono un giurista, ma ho l'abitudine, che mi deriva forse un po' da una certa affezione toscana al disegno ben fatto, di associare i concetti giuridici e politici a qualche immagine, che poi mi serve ad affezionarmi a questi concetti".
L'idea che associare delle immagini aiuti ad affezionarci ai concetti Piero Calamandrei ce la suggerisce in un passaggio del suo discorso a difesa della scuola pubblica del febbraio 1950, qui pubblicato. Un suggerimento che va tenuto in gran conto ́perché uno dei compiti di chi educa, qualsiasi ruolo giochi, sta nel predisporre contesti in cui ragazze e ragazzi possano muoversi liberamente tra i concetti propri e altrui, imparando a nutrire affetto per il proprio pensare in modo autonomo. Imparare a muoversi tra informazioni, dati e teorie, considerarne la fonte, trovare i modi di discuterne con altri, verificarne l'attendibilità riconoscendo le palesi falsità e falsificazioni che inquinano sempre più il discorso pubblico, oggi rappresenta un'alfabetizzazione di base necessaria per valutare, con sempre maggiore acutezza e capacità di discernimento, il grado di verità e l'efficacia dei concetti che utilizziamo nell'interpretare il mondo che ci circonda e ciò che facciamo.
"Gli assolutismi teocratici o dittatoriali tanto più sicuramente si mantengono quanto piùprofonda e più generale èl'ignoranza dei sudditi", afferma il giurista fiorentino, sostenendo che "tutti gli inconvenienti della democrazia, anche i più gravi, possono essere corretti dalla scuola". La grande fiducia nell'istruzione coltivata da Calamandrei nasce da un'idea alta della scuola pubblica, intesa come cardine dell'ordinamento costituzionale.
"Se si dovesse fare un paragone tra l'organismo costituzionale e l'organismo umano si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell'organismo umano hanno la funzione di creare il sangue. Gli organi ematopoietici, quelli da cui parte il sangue che rinnova giornalmente tutti gli altri organi, che porta a tutti gli altri organi, giornalmente, battito per battito, la rinnovazione e la vita". La metafora della scuola come organo ematopoietico racconta bene quanto fosse necessario per lui tenere sempre presente che una piena attuazione della Costituzione a cui aveva lavorato non sarebbe stata possibile senza garantire la massima qualità dell'istruzione pubblica, che avrebbe dovuto essere aperta a tutte e tutti gli scolari, da qualsiasi classe sociale provenissero.
All'inizio degli anni Settanta Fiorenzo Alfieri, anticipando la legge che istituì il tempo pieno, promosse una sperimentazione a Torino sostenendo che la scuola sarebbe potuta divenire fattore decisivo di sviluppo della democrazia, se avesse avuto la capacità di "rimescolare il sangue", attenuando le discriminazioni di classe. Lavorò con altri e altre maestre a rendere le scuole della periferia del capoluogo piemontese, allora frequentate in maggioranza da figli di immigrati del sud Italia, così innovative e ricche di proposte da attrarre le famiglie privilegiate del centro città, che cominciarono a portare i loro figli in quelle scuole.
"Creare il sangue" e "rimescolare il sangue" sono immagini che nascono da sguardi lungimiranti che ci spingono a considerare la società come un unico corpo, di cui non si può accettare che alcuni organi si ammalino, perché la scuola non è "un ospedale che cura i sani e respinge i malati", come denunciarono con icastica schiettezza i ragazzi di Barbiana insieme a don Lorenzo Milani nel 1967.
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Sabato 3 ottobre, al Teatro Parenti di Milano per YAWP Festival, Lorenzoni terrà alle 16 l'incontro "Un luogo dove avere la libertà di scoprire sé stessi". Pubblichiamo la sua postfazione alla nuova edizione di "Per la scuola" di Piero Calamandrei" (Sellerio).