“Noialtre però siamo un casino”. Sposarsi, scappare, ridere di tutto

Raffaella Silvestri, autrice di “La persona peggiore” (Mondadori), si occupa di questioni di genere, e la solidità del suo pensiero sostiene l’aprirsi di riflessioni dirette sulla società e sulla contemporaneità, mai retoriche, innestate nel racconto

26 SET 26
Immagine di “Noialtre però siamo un casino”. Sposarsi, scappare, ridere di tutto

(Foto Getty)

Forse me lo sono sognato, ma sui social ho visto La persona peggiore di Raffaella Silvestri abbreviato in “PP”. Mi piace crederci, perché un’abbreviazione del genere dà l’idea di come si faccia già volere bene questo romanzo appena uscito per Mondadori. PP è una storia fresca, divertente e, non da ultimo, ben costruita, con una protagonista difettosa che fa un casino dietro l’altro, a cui ci si affeziona. La voce che la racconta è intelligente, coinvolgente e difficile da ignorare. Sincera al costo della brutalità.
Si apre con un sex party nella giungla di Ubud, Indonesia, nel tempio di Shiva, un europeo con il sarong che ha capito come intortare i suoi compatrioti occidentali persi, arrivati a Bali per continuare a perdersi mentre raccontano a gli altri e a sé stessi che sono partiti per ritrovarsi. Raffaella è una di loro, scappata a Bali perché si sentiva persa, solo che lo ha fatto poco dopo il matrimonio con Tomas, un uomo finlandese intelligente, onesto e rilassato, che lei ama, che ha insistito per sposare e per cui ha lasciato il monolocale di Milano per trasferirsi nell’odiata Roma. Il matrimonio le ha dato stabilità e libertà mentale, quindi lo spazio per il dispiegarsi di insoddisfazioni e irrequietezze sempre latenti in lei: “E’ così che ho finito per iscrivermi a un corso di tre settimane per insegnare yoga a Ubud, dove hanno girato Mangia prega ama vent’anni fa”, comprando un biglietto di sola andata che vada il più lontano possibile, per resistere alla tentazione di tornare indietro. Si sente inadeguata alla vita adulta, oscilla tra ambizione spropositata e sindrome dell’impostora, con una predisposizione all’ossessione e una diagnosi di Adhd.
E’ un’antieroina (un’eroina), lontana sia dalle protagoniste di molte storie italiane, costrette nelle maglie del dialetto, della miseria, della violenza patriarcale più manifesta, sia dai modelli femminili evoluti e perfetti: “Noialtre però siamo un casino. Questo casino inevitabilmente macchia tutto quello che tocchiamo, rovina relazioni, sanguina sugli altri. Non ho fatto nessun lavoro su me stessa, sono viziata e infantile, e ora sono in trappola in una situazione che ho voluto io e di cui non mi sento all’altezza. Sono la persona peggiore del mondo e questa da adulta è la versione peggiore di me”. La situazione a cui allude è ritrovarsi in questo universo di nomadi digitali che vendono o comprano spiritualità rimasticata e sessualità liberata, in cui il tantra diventa una motivazione serissima “per poter scopare liberamente”.
Corpi sani, magri e bellissimi, donne in pantaloni attillati da yoga e uomini virili con lunghi e profumati capelli, che si contorcono durante sessioni di contact e ecstatic dance, tantric embodiment. Il sesso è presente e raccontato liberamente, e tutto il romanzo è attraversato da una vibrazione erotica. I personaggi sono osservati senza pregiudizio, gli uomini spesso manipolatori e insufficienti, per le donne invece trapela ammirazione, come per l’intensità sprezzante dell’amica Irina.
Silvestri si occupa di questioni di genere, e la solidità del suo pensiero sostiene l’aprirsi di riflessioni dirette sulla società e sulla contemporaneità, mai retoriche, innestate nel racconto (come per esempio nella scena del corso di sacred femininity in cui l’insegnante russa dice che la nostra emancipazione si persegue trovandoci un provider all’altezza del nostro capitale sociale). Raffaella è brillante, ridicola ed egoista, ansiosa, vergognosa e tenerissima. La voce divertente e sfacciata che sembra tradire un’attitudine sconsolata, in alcuni passaggi persino triste, in realtà trasmette un’urgenza di vita brusca, quasi feroce, tanto incandescente e inarrestabile da esondare e lasciarci lì, un po’ tramortite, a ridercela a ogni pagina.