la classe di titti
Liberi tutti è un dramma che si consuma alla luce del sole
Il thriller di Chiara Gamberale esplora l'antropologia delle famiglie e i confronti tra genitori e figli. A volte molto dolce, altre senza cuore, la storia indaga l'animo umano fino a svelarne le contraddizioni
26 SET 26

Cinque famiglie, un fatto enorme, una scuola elementare e attorno a tutto Roma. Roma che come sempre non è mai solo una cornice, ma diviene l’impasto stesso della narrazione. L’ultimo romanzo di Chiara Gamberale ha la qualità sottile di un dramma in commedia, là dove la paura, l’orrore e la violenza associato ai bambini diviene così spaventoso che non si ha la necessità nemmeno di rappresentarlo. Liberi tutti (Feltrinelli) è una sorta di Dio del massacro di Yasmina Reza, ma senza l’atto dichiarato e un’arma del delitto ben in vista. Liberi tutti è un romanzo stratificato e scivoloso dove tutto slitta improvvisamente cambiando continuamente di tono come spesso avviene parlando con i bambini, non conoscendo mai per davvero con chiarezza limiti e confini, là dove i primi sono sempre superabili e i secondi spesso restano a lungo sconosciuti.
Un fatto coinvolge dunque cinque nuclei famigliari dipinti con estrema ironia, ma anche con acuta sagacia dall’autrice: ci sono genitori realizzati e genitori perennemente in attesa di realizzarsi, donne emancipate eppure fragilissime e uomini femministi che presentano i segni latenti di una rabbia sempre più incomprimibile. I figli appaiono copie dei genitori, ma è solo un’iniziale illusione perché rivelano pagina dopo pagina una vita totalmente propria, un’indipendenza che è già nelle cose, nell’anima di un movimento che non chiede permesso nonostante l’età. Una tenerezza inquieta che Chiara Gamberale sa raccontare con efficacia ed estrema dolcezza.
La voce narrante è quella di Titti, maestra elementare che sembra assumere il ruolo che fu delle maestre di un tempo, capaci di cogliere tutto di alunni e genitori e anche d’insegnare tutto divenendo riferimenti che spesso si sarebbero rimpianti per tutta la vita. Titti ascolta con pazienza e intuisce le tracce, ma soprattutto rivela pagina dopo pagina la fatica di un dolore pesantissimo che non può essere rimosso e tanto meno occultato. La classe di Titti diviene un mondo trasversale fatto di bambini piccoli e di bambini grandi - questo diventano gli assortiti genitori, come mostra anche il cartoncino giallo all’interno del libro che ricorda più una mappa del tesoro che gli alberi genealogici delle cinque famiglie. Liberi tutti è un romanzo sulle ombre e sui pensieri nascosti che ottundono e distraggono. Un libro delicato eppure diretto che coglie il senso di un abbandono che spesso assume una natura difficile da decifrare. Un movimento reciproco che vede confrontarsi genitori e figli tra mancanze e aspettative, tra illusioni e crudeli cadute nella realtà. Chiara Gamberale offre la misura di una scrittura attenta che sa prendersi cura del dramma e che sa cogliere il patetico senza denigrarlo, il comico senza esaltarlo. L’autrice romana racconta la vita a volte minima a volte felice, così come tragica di donne e uomini, di bambine e bambini di oggi così come di domani. Vittima e colpevole non sono semplicemente dei nomi, ma sono l’esito di una storia, la forma finale di un racconto che non esige fretta e che non insegue lo scandalo, ma anzi lo affronta a viso aperto: «Ve lo dicevo, no? Che bisogna aspettare, prima che in questa storia si possa stabilire chi è colpevole, chi innocente. Tutti innocenti, tutti senza cuore i bambini piccoli - lo sappiamo. Innocenti, senza cuore e però capaci di scegliere, i bambini grandi: non ce lo dimentichiamo». Liberi tutti, ovvero tutti bambini nonostante l’età, il ruolo e il tempo assegnato ad ognuno. Un thriller che indaga l’anima fino a svelarne le contraddizioni. Un mistero che non ha bisogno di essere decifrato, ma letto e infine affrontato. Un libro libero che si spalanca sul nostro presente di bambini addolorati in cerca sempre di un colpevole e mai di sé stessi.