La guerra di Ivie con la luce del sistema

Maria Grazia Calandrone racconta la storia di una madre che da oltre dieci anni lotta per riavere le figlie, Grace e Mercy, che le sono state tolte dallo Stato italiano il 19 giugno 2014, rispettivamente a due anni e mezzo e venti giorni
12 SET 26
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(Foto Solferino)

Sono cresciuta in una casa al limitare della pineta di Castel Fusano, a Ostia, un luogo dove i bambini imparano ad andare in bicicletta, gli anziani passeggiano con i cani, la gente corre, gli adolescenti suonano la chitarra. Sotto gli stessi pini e poco più giù sulla Litoranea, ai bordi della strada sostano le sex worker, soprattutto nigeriane e vittime di tratta. Sono donne, a volte vendute dai familiari, rese schiave con il juju, rito voodoo che i trafficanti usano per instillare terrore, spossessandole di una parte del corpo. Ne La luce del Sistema. Storia di Ivie e delle sue bambine (Solferino), Maria Grazia Calandrone racconta la storia di una di loro, Ivie: una madre che da oltre dieci anni lotta per riavere le figlie, Grace e Mercy, che le sono state tolte dallo Stato italiano il 19 giugno 2014, rispettivamente a due anni e mezzo e venti giorni.
E’ un libro pieno di grazia sul cortocircuito crudele di un sistema procedurale che rifiuta, per pigrizia e pregiudizio, di riconoscere l’alterità culturale. Quando Mercy viene portata via per un controllo medico, Ivie reagisce alla separazione, per lei incomprensibile, con l’emotività codificata dalla propria cultura. L’istituzione, priva di mediatori che diano dignità alla sua angoscia, con un gesto banale, fa “precipitare nell’irrimediabile” la famiglia. E’ un libro sulla lacerazione che può provocare l’ignoranza, e sul tentativo di sanarla con l’amore smisurato di madre.
Ivie era arrivata a Roma da Benin City con il progetto di fare la parrucchiera e liberare la famiglia dalla miseria, ma con l’inganno è stata costretta a prostituirsi, per ripagare il debito contratto con la sua madam. Sopravvive ad anni di violenza disgregandosi, sconnettendosi dal proprio corpo, ma trova la forza di scappare e denunciare. Ottiene lo status di rifugiata, partecipa a un percorso di reinserimento, si innamora persino, e mette al mondo due bambine, che presto le vengono sottratte e affidate a due famiglie diverse. Grace e Mercy non sanno cosa sia successo, percepiscono esclusivamente l’abbandono. Inizialmente credono che la madre sia morta, mentre lei combatte per riaverle e continua a mettere da parte i regali di ogni compleanno e Natale anche dopo che le figlie, per sopravvivere, decidono di non incontrarla.
La sensibilità di Calandrone illumina un racconto in cui unisce cronaca, atti processuali, la voce di Ivie, le testimonianze di psicologi e assistenti sociali. Con la sapienza della poeta, fa risuonare i pieni e i vuoti della pagina: l’urgenza è tale che a volte un titolo precipita e diventa l’incipit di un capitolo, la lingua restituisce la vitalità strabordante di Ivie, mai spenta da un sistema che pretende di esercitare giustizia universale. Ivie lo intuisce, e glielo dice, invano: “Perché mi trattate come una criminale? Perché non mi insegnate a fare la madre alla vostra maniera?”.
La famiglia non avrà mai indietro gli anni perduti, ma la battaglia di Ivie ha scritto la giurisprudenza sui casi, molto comuni e molto sommersi, delle madri vittime di tratta. Nel 2019 la Cassazione ha aperto alla necessità di inglobare la famiglia d’origine in quella adottiva; nel 2021 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato lo Stato italiano, che avrebbe dovuto lavorare alla ricostruzione familiare e ricorrere all’allontanamento come extrema ratio. E’ una sentenza trasformativa: la vulnerabilità sociale della madre non è più motivo di colpa – Ivie per i periti era “la prostituta” –, ma motivo di protezione obbligatoria.
Il titolo del libro allude alla luce spietata del sistema che giudica e incastra Ivie, ma è Calandrone, raccontando questa storia, a portare luce sul sistema inquinato dal pregiudizio e su parametri di tutela inadeguati. La prossima udienza del processo sarà il 16 settembre.