Un cuore bianco. Un tempo diverso, un ritmo nuovo che accarezza il lutto. Viaggio in Giappone

Silvia Fanfani esordisce con Un cuore bianco come un chicco di riso, un romanzo dove il dolore della perdita si trasforma in uno straziante conteggio di fatti non più possibili, di accadimenti perduti per sempre. Ma che in Giappone si associano senza traumi allo stupore di una figlia che ora protegge la madre

5 SET 26
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Cambiare colore al dolore, attraversarlo e poi finalmente dopo dieci anni di distanza da quel giorno tremendo e maledetto, provare a lasciarlo andare. Far sì che quel male si esaurisca diventando parte della propria esistenza e non solo elemento finale dentro cui tutto precipita senza possibilità di discontinuità. Non è un intento dichiarato, ma questo è il desiderio che passa nella mente della figlia quando decide di portare con sé la madre in Giappone, la vuole portare fuori strada, così pensa la madre, metterla in difficoltà in un posto in cui si perderebbe ad ogni angolo di strada, non conoscendo nulla del Giappone e tantomeno la sua lingua. Andare lontane entrambe dal lutto, immergersi in un mondo nuovo e al tempo stesso provare a indagare, nella distanza, lontano da ogni riferimento capace di riaccendere rabbia e distruzione, quel momento in cui lui morì, l’attimo in cui il suo cuore smise di battere lasciando in vita di una famiglia solo quello che resta: parti danneggiate di un meccanismo forse non più riparabile. La madre si avventura guidata dalla figlia. Prendono corpo in lei pensieri quasi comici e leggeri. Si tratta di pensieri che si mischiano nella mente quando, nonostante un carico emotivo pesantissimo da sostenere, diviene fondamentale provare a capire le cose più banali, cogliere quella quotidianità utile a sopravvivere un minuto dopo l’altro: dove si attraversa la strada, dove e come si mangia. E in quel silenzio sommesso dei sobborghi giapponesi quando anche i passi diventano rumore, ecco che la madre avverte una presenza questa volta lieta del figlio scomparso: “lo percepisco proprio nel rapporto tra le luci e le ombre cittadine, lo sento nel silenzio, e in un venticello tenue e appena umido, un vento sconosciuto, per me. In tutto percepisco un ritmo regolare. E’ qui che voglio stare, penso”.
Silvia Fanfani, soprano e traduttrice, esordisce con un romanzo limpido e rapido, dolente eppure fortemente solare, Un cuore bianco come un chicco di riso (Ponte alle Grazie) ha la forza insita del dolore che cambia luce e che dopo avere abbattuto e distrutto accarezza il profilo delle cose, cambiando la prospettiva sul mondo e offrendo finalmente a chi è rimasto l’opportunità di un’esistenza ancora possibile, al di là del male che la vita stessa è in grado di procurare. La madre vive così il disagio di una terra straniera non banalmente come un’avventurosa scoperta, ma come una possibile cura che parte dalla figlia che diviene in quelle strade da lei ben conosciute madre di sua madre, colei che si occupa di orientarla e di accudirla. Un ruolo che la donna accetta non come una conseguenza obbligata, ma come un fatto reale, un bisogno di cui da tempo sentiva la mancanza, quello di tornare lei stessa figlia potendo così liberarsi da ogni obbligo e peso. Il romanzo assume così la forma di lunga lettera al figlio che non c’è più: “Mi sono proprio covata il mio essere ignorante, viandante ignorante che cammina senza sapere, anzi, rinunciando a qualsiasi conoscenza in forma turistica. Me lo posso permettere, è lei che guida. Lei che qui, fin dalla prima volta che ci è venuta, turista non è mai stata”.
Il dolore della perdita si trasforma in uno straziante conteggio di fatti non più possibili, di accadimenti perduti per sempre, ma che in Giappone si associano senza traumi allo stupore di una figlia che ora protegge la madre, mostrandole un ritmo nuovo ancora potenzialmente abitabile. Un cuore bianco come un chicco di riso ha la forza splendente di una lunga e taciturna passeggiata là dove i fatti esterni, la luce, la natura e tutto il movimento del mondo arrivano a dialogare con i pensieri fatti di ricordi e sensazioni che riaffiorano ed entrano nuovamente in circolo con la luce di adesso.