Il Figlio
L’estate senza figli è qualche cosa di diverso: il cielo è più rosa
Hanno preferito l’asfalto rovente al mare greco. Passata la delusione, è stato bello
4 SET 26

L’estate senza figli è qualche cosa di diverso. L’estate diversa è iniziata quando ho fatto vedere ai miei figli le fotografie della casetta bianca sull’isola greca (non le hanno neanche guardate) e ho detto: venite, vero? Silenzio, risata. “Mamma non credo proprio, ma grazie”. “Mamma basta con ‘sta Grecia”. “Mamma dai, comunque te lo faccio sapere”. “Mamma ho altri programmi”. “Quali?” “Boh”. Altra risata, più soffocata, e repentino cambio di argomento: l’ansia del cane, il riscaldamento globale, io che assassino il pianeta mangiando carne, io che assassino il pianeta con la mia sola esistenza.
Va bene, non importa, siete liberi di andare dove volete, ma anche di stare chiusi a Roma con l’aria condizionata rotta. Pensavo: capitoleranno, all’ultimo momento almeno uno dei due dirà che vuole venire e io farò tutta una scena sulla disorganizzazione, sui biglietti che costano troppo, poi andrò a prenderli al porto e li porterò a mangiare in quel posto meraviglioso con i gatti e il saganaki e il vento azzurro.
Non sono venuti, hanno preferito al saganaki l’aria condizionata rotta, l’asfalto rovente e altre cose che non voglio e non posso sapere.
All’inizio ero incredula, mandavo in continuazione foto: guardate dove siamo, guardate questa spiaggia, questo cielo, questo gatto, questa capra, questo albero, questo mare, sentite questo vento, venite! L’unico commento non totalmente annoiato è stato quello di mia figlia, il primo giorno: comunque è incredibile, la mamma arriva in Grecia e cambia faccia. Inutilmente speranzosa, continuavo a tartassarli di video e di quelle che mi sembravano irresistibili tentazioni, finché si sono inabissati entrambi. Mio figlio ha scritto: raga non dobbiamo mica sentirci tutti i giorni. Nessun rimpianto, nessun rimorso. Non hanno nemmeno detto: magari l’anno prossimo.
Mi sono inabissata anch’io (implicitamente offesa, pensando che qualcuno se ne sarebbe accorto, infatti nessuno se ne è accorto), e mi sono immersa come nel mare greco, prima un po’ di brividi per l’acqua fredda e poi giù e basta, in questa prima intera estate senza figli.
Nessuno da svegliare urlando in un megafono, nessuno a cui districare i nodi nei capelli, nessuno con l’eritema, nessuno che non vuole andare a visitare il villaggio bianco sulla montagna, nessuno con il muso lungo perché due settimane con i genitori sono una condanna a morte e nessuno che perde la carta d’identità a un’ora dalla partenza.
E’ stato diverso, e poiché ormai non si può più vivere senza fare dichiarazioni di principio, dirò anche che le estati fra adulti sono meno ricattatorie, più oneste, anche più difficili. Aperte tanto alla gioia quanto al terrore. Non ci sono ragazzini dietro cui nascondere i propri capricci: tutta la responsabilità è nostra. Le albe, le insonnie, la noia, il tempo che passa e non è scandito da risate cristalline o da malumori cocenti. Il tramonto era più rosa, perché mentre lo guardavo non sentivo il rumore dei pensieri di adolescenti in tumulto, e non mi sembrava, con le mie parole, di lanciare vasche da bagno nel deserto. Però anche questa sensazione di totale inutilità mi è mancata: per fortuna appena ci siamo rivisti a Roma per circa trentadue minuti, mio figlio ha detto che lo soffoco e che non ne può più, perché insistevo su certe vitamine che non prende. E l’estate prossima? L’estate prossima cosa, mamma? Niente, niente, vado a lanciare vasche da bagno nel deserto.
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Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.
