Il Figlio
La grande fortuna di rivedere Roma, finalmente l’ha capito
Ma quale rumore? È il rumore che fa la vita al centro del mondo. Quando i romani dicono: non ne posso più della Capitale, io non riesco a crederci. La fontanella rotta
24 LUG 26

Foto Ansa
Mia figlia è nata a Roma, e io che arrivo dalla provincia ne sono fiera. Mi sembra di avere fatto almeno una cosa giusta, ma lei per darmi torto ha sempre detto insomma mamma, che cos’è in fondo Roma? Avrebbe preferito crescere libera in campagna. Avere un asinello, i maiali, i conigli, non respirare il cemento d’estate e non inciampare nelle bottiglie di birra rotte sotto casa tutto l’anno. Avrebbe preferito un giardino, un pollaio, molti più alberi. Nemmeno Roma ho azzeccato. Scusa, ma ti portavo nel passeggino a vedere il Colosseo al tramonto, che cosa c’è di meglio al mondo? Sinceramente, che cosa potevo fare di più? Lei allora dice che io prendo tutto come un’offesa personale, e in effetti ho questo problema, lo so, ma a quelli che nella vita mi hanno chiesto, con sarcasmo o con sincera curiosità: come fai a stare a Roma?, io ho risposto sempre che non vorrei vivere in nessun altro posto al mondo. E quando aggiungono: ma il rumore?, io minimizzo e intanto penso: il rumore? Ma quale rumore? E’ il rumore della vita, è il rumore che fa il centro del mondo. Quando i romani dicono: non ne posso più di Roma, io non riesco a crederci. Fingono. E’ per fare scena, per mostrare di essere annoiati di tutto, abituati a tutto. Per manifestare la loro superiorità nei miei confronti.
Comunque, il fatto che mia figlia, che tra l’altro parla e scrive un romano molto vivido, non sia così entusiasta della città che sua madre le ha offerto come dono di nascita, mi ha sempre infastidito. La luce, il cielo, i cinema, le chiese, le piazze, le fontanelle rotte, la quantità di gente per le strade, nessuno che si scandalizza, la fontana di Trevi in cui da quarant’anni lancio le monete, chiedendo prima di tornare e poi di restare, il ristorante indiano che ci aspetta sempre aperto. Mi sembrano tutte fortune così grandi che quando un tassista dice: ma lei non è romana, io di nuovo vado in sofferenza e gli assicuro che però faccio di tutto per esserlo, gli spiego quale strada fare per mostrarmi esperta, finisce che litighiamo.
Mia figlia non torna a casa da più di un mese, per un piccolo lavoro temporaneo, e vive quindi da più di un mese in un posto molto verde, giù al nord. Mi ha mandato i video delle oche che starnazzano. Belle, ho detto, molto simpatiche. Sì sì, molto simpatiche. Ho risposto con qualche video da casa: i gatti, il caldo che fa, la scalinata sotto il nostro palazzo che la sera si riempie di bottiglie di birra. Io che cammino con il cane che si scotta le zampe. Il ristorante indiano che ci aspetta, fra una settimana. Ma avrei dovuto capire che stava per succedere qualcosa dal semplice fatto cheieri mi ha telefonato dopo le undici di sera, anzi dal semplice fatto che mi ha telefonato: mentre le raccontavo qualcosa di poco avvincente (la nuova tessera sanitaria appena arrivata, lo Spid, tutte le cose da sistemare al suo ritorno), mi ha interrotto per dire: “Non avrei mai creduto, ma mi manca Roma”. Che colpo di scena. Sono rimasta qualche secondo in silenzio.
Ha aggiunto che le manca il cartello: Roma Termini, le manca uscire dalla stazione e stare attenta a non farsi sfilare il telefono dalla tasca, le manca l’odore di Kebab (è vegetariana), le manca quella scalinata con tutte le bottiglie rotte. Le manca il fiume di gente per strada, e il cielo arancione. Ma soprattutto, le manca la fontanella dove non riusciamo a fermarci a bere perché è sempre rotta. E’ stato come se mi dicesse: mi manchi tu.
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Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.
