Il Figlio
Le anime del Purgatorio viste da Rosa Matteucci. Se il tempo non passa mai
In Lotteria delle anime l'autrice incontra i trapassati, povere anime purganti immerse in un limbo che vengono a pietire da preghiere e messe personalizzate
18 LUG 26

Rosa Matteucci (Foto Getty)
Piccoli libri, per numero di pagine e formato, intensi e monotematici quelli di una nuova collana di Adelphi: i Microgrammi, in cui per ora leggiamo i nomi di Fleur Jaeggy, Ingeborg Bachmann, Frederick Treves e Rosa Matteucci, autrice recente di un Lotteria delle anime che sarebbe sicuramente piaciuto a uno scrittore come Giorgio Manganelli per la sua feroce stravaganza e una spietata autoironia. Chi avesse letto il romanzo Cartagloria, uscito sempre da Adelphi nella seconda metà dello scorso anno, riconoscerà in questo nuovo piccolo libro di Matteucci una specie di sua appendice, un condensatissimo “ultimo capitolo” forse, che rende ancor più comprensibile la svolta ultrareligiosa della scrittura. Scrittura che resta stralunata e grottesca, autobiografica e autoironica, controllatissima nella sua apparente sventatezza e davvero unica nel panorama della nostra narrativa. E se in Cartagloria la morte di un padre amatissimo costringe la figlia a un affondo in se stessa e in una spiritualità spesso sgangherata che rievoca l’aspirazione mistica presente fin dall’infanzia e accende spinte altruistiche nell’adulta, in Lotteria ritroviamo quella stessa adulta ed eterna orfana alle prese addirittura con le anime dei defunti.
C’è spesso un corpo a corpo con il mondo esterno nei libri di Matteucci. Viene in mente, di Cartagloria, il racconto dell’arrivo dei pellegrini a Lourdes dopo ventisette ore di viaggio (e non a caso era intitolato Lourdes il bel libro d’esordio di questa scrittrice di Orvieto che però vive a Genova): “Una volta approdati a Lourdes, insonnoliti, stremati, gli indumenti frusti, la testa rimbombante di strepiti e lamentazioni che rampollavano da ogni dove – una vecchia era imprigionata nel gabinetto, un’altra si rifiutava di scendere perché aveva perso il fazzoletto da naso – fui risucchiata nella ressa dei bagagli che venivano lanciati giù dal treno…”. In Lotteria delle anime il corpo a corpo non avviene con gli umani, ma con i trapassati, che possono essere sconosciuti come artisti famosi - Bolano, Auster, Proust, Schubert - ma tutte povere anime purganti che vengono a pietire da Rosa preghiere e Messe personalizzate, “perché in Purgatorio il tempo non passa mai” e oltretutto, così sbruciacchiati, non è un bel vivere nemmeno da morti.
Questo aldilà in cui si aspetta per secoli di essere accolti in Paradiso non ha nulla di attraente e “caratteristica delle anime purganti è quella di apparire nelle forme più diverse: alcune bussano alla porta o alla finestra, altre si palesano di colpo con parvenza umana vestite come lo furono in vita nei giorni feriali, altre ancora sono evanescenti, ovvero coperte di stracci e pellicce tarmate e pertanto causano spavento”. E come i pellegrini di Lourdes sono disordinate e chiassose, implorano e si lamentano, rendono la vita della povera devota un inferno in terra fatto di preghiere in loro nome. E per fortuna che il Rosario lo “recito ogni mattina quando vado a correre al Porto Antico, perché se lo faccio da seduta mi addormento”.
Chiaro dunque che questo tipo di devozione alla Matteucci, riversandosi nelle pagine di un libro, ci porti dritto non in Paradiso e nemmeno all’Inferno, ma in quel limbo astratto, disperatamente tragico e incredibilmente divertente, anzi proprio spassoso, dove vagano scrittori di irregolare collocazione, che si chiamano Beckett, Bernhard, Céline, tutti maschi, un limbo in cui Matteucci porta finalmente lo spirito ribelle di una donna scontrosa, irredimibile, ma che resta squisitamente femminile, insinuando nelle pagine un irriverente spirito insolente e infantile. E che poi il tutto costituisca un personalissimo percorso spirituale áncora la scrittura a una verità interiore che la libera dall’essere un puro gioco letterario.