Questa non è una pipa, né una pianola. Elogio dei bei regali

L’ingresso di un nuovo catafalco dentro casa, l’inizio di un nuovo tempo insieme. Lui suona, lei canta, oppure cantano insieme, io faccio i video e li mando a tutta la famiglia, sentendomi un po’ la madre di Mozart e di Joan Baez

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24 APR 26
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Non so più quanti regali ho fallito io, e quanti regali hanno fallito me. E’ verissimo che è il pensiero che conta, ma quale tipo di pensiero nutri nei miei riguardi se mi regali una borsa dell’acqua calda a forma di porcospino? E allora mamma perché mi hai regalato questo pappagallo di legno, quando sai che voglio un vero pappagallo? E così via, a Natale e ai compleanni e nei momenti a sorpresa, sempre però con quella strana euforia speranzosa che precede l’attimo in cui qualcuno aprirà il mio regalo e dirà, perché sarà costretto a dirlo: ma che bello, grazie.
E dopo un minuto sarà tutto finito e dimenticato e anzi ci sentiremo un po’ affaticati e in imbarazzo, il regalante e il regalato. Poi è successo che abbiamo regalato a mio figlio per il compleanno una cosa che desiderava tantissimo, una richiesta esplicita che quindi non era affatto il frutto dei miei ragionamenti o del mio spiare: una pianola elettrica o, come ha precisato il venditore, offeso dalla mia ignoranza screditante, un pianoforte elettrico. “Signora, questa non è una pianola”. Questa non è una pipa, nemmeno. Va bene, mi scusi, addio per sempre. L’unica possibilità di sorprendere mio figlio era quindi montare questo “pianoforte” nella sua stanza mentre lui non c’era, e farlo prima del suo compleanno, in modo che non se lo aspettasse. La prima volta che è entrato nella stanza come un tornardo per togliersi i jeans alla cieca e lasciarli come sempre per terra non si è accorto di niente. La seconda volta ha urlato di gioia. La terza stava già imparando a suonare.
Storicamente, questo coso i tasti è il regalo più azzeccato in tutta la storia della mia famiglia, dopo una paperella di plastica con le ruote e il guinzaglio per portare in giro la quale mia figlia ha detto addio per sempre al passeggino. Bei tempi, quelli in cui una paparella gialla era la felicità assoluta.
Comunque, dopo due mesi dall’ingresso di questo ulteriore catafalco nelle nostre vite domestiche, posso dire che sì, mi sento soffocare perché non c’è spazio neanche per un libro in più, ma il pianoforte è stato un regalo per tutti, anche per i gatti e il cane che la sera si mettono seduti buoni ad ascoltare i concerti dei miei figli. Lui suona, lei canta, oppure cantano insieme, io faccio i video e li mando a tutta la famiglia, sentendomi un po’ la madre di Mozart e di Joan Baez (anche la sorella di Mozart era una eccellente pianista, ma lasciamo perdere il suo destino), tengo il tempo, fingo di accettare serenamente gli errori, perché questo è solo un passatempo, e mentre loro suonano e cantano La Llorona io penso a come mi vestirò a Sanremo 2027. Mi siedo per terra perché non c’è spazio e il letto di mio figlio è ricoperto di vestiti e altre cose poco invitanti, e mi godo gli effetti del regalo. Una volta mi sono illusa di fare un video bellissimo, da angolazioni diverse, in cui ognuno di loro dava il meglio di sé, una cosa anche commovente, pregustavo il giubilo di mia madre quando l’avrebbe ricevuto, ma mi sono accorta solo allo stop, circa sei minuti, di avere scattato due foto, mosse, alla coda del gatto.
Suonano i Radiohead, il folk messicano, David Byrne, e ogni canzone richiede giorni di preparazione. In quanto famigliari, abbiamo il permesso di assistere alle prove. Ma tra poco è il mio compleanno e ho chiesto già il mio regalo, un biglietto vip per il loro concerto e una richiesta che non possono rifiutarmi: La donna cannone di Francesco De Gregori.