Non avevo mai notato ci fossero dei genitori nel film. “Quali genitori?”

Riguardare "Il tempo delle mele" con a fianco un figlio febbricitante rivela una verità: da adolescenti i genitori nel film non esistevano, proprio come non esiste ancora il divano nuovo (perché comprarlo significherebbe ammettere che i figli se ne stanno per andare)

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4 APR 26
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Ho riguardato Il tempo delle mele assieme a mio figlio. A essere onesti, non è andata proprio così. La verità è che lui era prigioniero: abbiamo avuto l’influenza, abbiamo trascorso parecchie ore febbricitanti sul divano, circondati da fazzolettini umidi e spray nasale, ho acceso la tv, Il tempo delle mele è iniziato e lui con 38 e mezzo non ha protestato. Non poteva ribellarsi a causa del virus, suppongo. Mi sono divertita molto, ero felice, mentre penso che lui sperasse di morire presto.
Il film però non era lo stesso che avevo visto allora, negli anni 80 del secolo scorso. Qualcuno deve averlo cambiato di nascosto, hanno girato nuove scene che non conoscevo, forse è intelligenza artificiale. Del film di allora mi ricordavo di Vic, dei suoi innamoramenti, degli intrighi con la sua amica, della scuola, delle feste con le luci stroboscopiche e i pattini a rotelle. E ovviamente del ragazzino che le mette le cuffie con Reality. Quello che non ricordavo assolutamente è la parte che riguarda i genitori di Vic, una coppia che tenta di rimettersi in piedi tra tradimenti, lavori da consegnare, litigi, piazzate agli amanti, separazioni e riappacificazioni. In questa nuova parte del film i genitori si arrabbiano perché Vic ha detto un orario e invece è in ritardo o fa lunghe telefonate che fanno alzare la bolletta. Non ricordavo questa trama parallela, anzi non ricordavo che ci fossero dei genitori, c’erano solo Vic e i suoi coetanei, come nelle vignette di Schulz dove non ci sono adulti. Per me questa parte della trama non esisteva e sono ancora convinta l’abbiano aggiunta adesso, con l’AI.
Comunque è stato bello stare assieme a mio figlio sul divano, a parte i fazzoletti sporchi, perché ultimamente io sul divano non ci sto mai. Quando lo abbiamo comprato mi pareva un’astronave, lunghissimo, esageratamente grande con quei due bambinetti sopra.
Ora non c’è più spazio: uno sta perennemente stravaccato da una parte e la occupa per intero, l’altra distesa in senso inverso occupa l’altra parte, dormendo o facendo vocali. La piccola porzione di divano che resta è ovviamente del gatto. Così io e mio marito cerchiamo di inserirci e a volte ce la facciamo e stiamo ore con un piede in faccia e un gomito ficcato nella schiena. Poi quando proprio è evidente che non ci stiamo, scivoliamo sul tappeto, talvolta non riusciamo a rialzarci, ma nessuno se ne cura. A volte poi arrivano anche gli amici dei figli. E allora non ci si prova neanche, si alza bandiera bianca e ci si trova una eccitante occupazione da adulti, che ne so una riunione di condominio.
Per questo abbiamo iniziato a pensare di comprare un divano nuovo, più grande, per starci anche noi, magari su un bracciolo. Ho girato diversi mobilifici e visitato siti internet, ho preso le misure, comparato prezzi, valutato stoffe, chiesto preventivi. Ma poi puntualmente qualcosa non andava, nicchiavo, posponevo.La verità è che mentre guardo questi divani immensi, spaziosi, molto più grandi di quello che ho a casa, perfetti per starci distesi in quattro più gli amici e i gatti, penso che tra poco i figli se ne andranno e che il divano resterà lì, come un’astronave, immenso, grandissimo e vuoto. A parte i gatti che non hanno nessuna intenzione di andarsene. Quindi facciamo finta di volere un divano nuovo, ma in realtà non ne vogliamo sapere. Vogliamo che capiti ancora di prendere l’influenza, stare stretti a lamentarci e vedere Il tempo delle mele con un piede numero 43 sulla faccia, anche se il film lo hanno modificato di nascosto inserendovi quella parte sugli adulti che non c’era negli anni ‘80. Ho spiegato a mio figlio, quando abbiamo finito di vedere il film, che ai tempi non mi ero affatto accorta che ci fosse anche una trama legata alla storia dei genitori. E lui mi ha detto: “Quali genitori?”