Giocare con i vaccini significa giocare con i nostri figli. Il governo è pericoloso

Al direttore - Hanno raggiunto un buon accordo sull’Ilva in linea con Calenda e, garanti Draghi, Tria e Salvini, non supereranno il 3 per cento. Anzi. Restano le buche di Roma, poi possiamo viaggiare sicuri verso il futuro. E’ tornato finalmente l’establishment.

Luca Rigoni

Ci sono temi sui quali i populisti possono permettersi marce indietro e ci sono temi sui quali non possono permettersele. Possono permettersele sull’economia, e anzi devono permettersele per non essere travolti dalla realtà, ma non possono permettersele su altri temi come la giustizia, per esempio, e naturalmente i vaccini, dove se cambiassero idea sarebbero travolti dagli elettori. Ieri l’Unicef ci ha ricordato che nel 2016 circa 1,4 milioni di bambini sotto i 5 anni sono morti per malattie prevenibili con un vaccino e ci ha ricordato che un quarto delle morti tra i bambini sotto i 5 anni sono state causate da polmonite, diarrea, morbillo e la maggior parte si sarebbero potute evitare con un vaccino. I vaccini possono salvare delle vite. Giocare con i vaccini significa giocare con la vita di bambini deboli. Un governo che per non deludere i suoi elettori gioca con la vita dei bambini è un governo pericoloso. Punto.

 


 

Al direttore - Gent.mo ministro Toninelli, ho ascoltato con attenzione il suo intervento alla trasmissione “In Onda” dell’altra sera a proposito della situazione degli abitanti delle case che si trovano sotto il ponte Morandi e che ora dovranno essere demolite. Di fronte al dramma di così tante persone che si sono viste privare in maniera drammatica da un momento all’altro di un bene fondamentale come la propria abitazione, credo da cittadino che la risposta del governo debba essere la più diretta, veloce e incisiva possibile. In primo luogo, penso che lo stato dovrebbe farsi immediatamente carico di indennizzare in maniera congrua (non gli ottomila euro di Autostrade) tutti gli sfollati: spetterà poi all’amministrazione pubblica, con la sua forza giuridica e burocratica, rivalersi su Autostrade e su tutti coloro che verranno giudicati colpevoli dei fatti. In questo modo le persone colpite potranno vedersi risarcire immediatamente, senza attendere accertamenti, istruttorie, processi, ricorsi e tutto quanto potrebbe frapporsi al risarcimento: lo stato può aspettare che tutto questo iter arrivi a compimento, i cittadini no. Per quanto riguarda il recupero degli effetti personali dalle case, altro tema estremamente delicato per chi è stato colpito, sul quale nessuno, dal sindaco in su, vuole prendersi la responsabilità di permettere il rientro a causa dei rischi, una soluzione potrebbe essere quella di consentire a chi vuole rientrare in casa di farlo, dopo aver firmato un documento in cui si accetta il rischio connesso; ma nel contempo le persone che vorranno rientrare saranno coperte da un’assicurazione a carico dello stato (anche questa da addebitare in un secondo momento ai colpevoli del crollo) che tuteli almeno economicamente in caso malaugurato di qualche incidente. Si tratta come vede di suggerimenti che vanno nella direzione della tutela immediata e diretta degli abitanti da parte dello stato, che poi saprà e dovrà rivalersi con fermezza nei confronti di chi sarà ritenuto colpevole del crollo.

Cordiali saluti.

Pietro Valsecchi

 


 

Al direttore - Come ha ricordato l’amico carissimo Michele Magno, Palmiro Togliatti frustrò le ambizioni rivoluzionarie di Pietro Secchia chiedendogli a bruciapelo il risultato della Juventus, la domenica precedente. Poi, all’imbarazzato compagno che di calcio non si occupava, il Migliore fece notare che, per mobilitare il popolo, è necessario conoscere i suoi interessi. Magno ha colto, così, l’occasione per segnalare che il Pd di Maurizio Martina aveva convocato una grande manifestazione nazionale a Roma nella stessa giornata del derby capitolino e che era stato costretto a spostare la data dopo aver suscitato qualche commento ironico sulla confusione in cui opera quel gruppo dirigente. A mio avviso, però, l’aspetto più serio e grave della vicenda è un altro. Se a manifestare nello stesso giorno di Roma-Lazio fosse stato il Pci di Enrico Berlinguer, sarebbe stata rinviata la partita.

Giuliano Cazzola

 


 

Al direttore - Non sono per niente d’accordo con Marcello Pera: le differenze nella coalizione di centrodestra sono grandi. Tra l’altro si tratta di coalizione elettorale ma non di programmi o idee. I moderati in Italia sono la maggioranza e non si identificano certamente con la Lega, la cui posizione a destra non mi sembra davvero di un partito di destra moderata. Le idee liberaldemocratiche mancano e anche in politica estera la scelta occidentale non è quella di inneggiare ai vari Putin.

Giovanni Attinà

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