La Lombardia si porta al comando nazionale dei monitoraggi sui ponti

Daniele Bonecchi

E’ una matassa ingarbugliata, quella del sistema della viabilità lombarda: autostrade, statali dell’Anas, strade provinciali e comunali, con le province azzoppate dalla legge Delrio. Ma il governatore lombardo Attilio Fontana non sembra interessato alle sirene no Tav, d’ispirazione grillina, va avanti per la sua strada, che prevede, dopo la realizzazione della Brebemi, il completamento della Pedemontana e la messa in sicurezza di ponti e strade. E a proposito di ponti, dopo la tragedia del Morandi a Genova, a tutti è tornato alla mente quel crollo sulla 36, ad Annone Brianza, costato la vita a una persona. E a creare un clima d’incertezza ci ha pensato il 31 agosto la lettera di Infrastrutture Lombarde (incaricata di eseguire i lavori di rinforzo strutturale dei quattro ponti con 1,4 milioni dall’assessorato regionale alle Infrastrutture previsti per il 2019), all’assessore Claudia Maria Terzi, pubblicata in bella vista dal Corriere, che ribadiva la necessità di bloccare immediatamente il transito sui ponti in stato di degrado lungo i 22 chilometri dell’arteria che unisce Milano alla Brianza: il 14 all’altezza di via San Benedetto a Cesano Maderno; il 12 all’altezza di via Alessandro Manzoni, sempre a Cesano Maderno; il 10 all’altezza di via Maestri del Lavoro a Bovisio Masciago e lo svincolo 26. Ma un’altra perizia della società di ingegneria e monitoraggio Akron-Ceas, interpellata dalla provincia di Monza replica che“non sono stati rilevati difetti di rilevanza tale da dichiarare l’inagibilità dei ponti e la necessità di immediata chiusura degli stessi”. Un “allarme intempestivo”, ha tagliato corto Fontana. “La perizia dice che fino al 31 agosto non c’era alcun tipo di pericolo, ora dovremo valutare se in questo anno si sono verificati episodi critici o se le condizioni sono tali e quali a prima”. Nessuna emergenza dunque “anche perché – precisa l’assessore alle Infrastrutture regionali Terzi – noi ci siamo mossi subito dopo il crollo del ponte di Annone, stiamo lavorando da due anni e abbiamo già messo a disposizione un milione e mezzo. Non solo, dopo Genova il governo ci aveva chiesto un monitoraggio delle opere più problematiche. Abbiamo coinvolto subito Anci e Upi (comuni e province) per fare un quadro attendibile delle criticità. La situazione, per quanto ci è dato sapere, è sotto controllo. Ma abbiamo fatto presente al governo che, dopo anni di paralisi, le province – che gestiscono una imponente rete stradale – hanno bisogno di uomini e risorse. Una cosa è certa, le province devono uscire dal limbo”.

 

La Regione Lombardia è l’unica amministrazione ad aver promosso un monitoraggio a 360 gradi sullo stato delle infrastrutture. Dunque ci vorranno 45 giorni per le prove di carico e una valutazione approfondita sulla tenuta dei viadotti, dopo di che sarà possibile capire quali limitazioni al traffico saranno necessarie. Anche se dei quattro manufatti della Milano-Meda, uno è già stato interdetto ai mezzi pesanti e altri sono due sovrappassi di proporzioni limitate. Restano i problemi per chi, di trasporti più o meno eccezionali, vive. Angelo Sirtori, della presidenza nazionale della Fai-Confcommercio (Federazione autotrasportatori italiani), è preoccupato: “Se potessi dare alcuni suggerimenti alle istituzioni locali, direi: al primo posto la sicurezza e dunque è necessaria una revisione delle infrastrutture, a partire dai ponti; attenzione poi all’impatto dei divieti e delle limitazioni, perché rischiano di complicare troppo il nostro lavoro; da ultimo, attenzione ai trasporti eccezionali, che devono essere rigorosamente disciplinati dal codice della strada”. Il settore della logistica in Lombardia muove ogni anno 177 milioni di tonnellate di merci. “Scontiamo un sacco di problemi in un’area come quella tra Milano, in particolare per le politiche dei divieti. Servirebbe l’enciclopedia Britannica per riuscire a capire come muoversi, in particolare ora che il comune di Milano ha deciso di creare Area B. Un vero problema per chi come noi ha a che fare coi mezzi diesel. Se decidessimo domattina di cambiare veicolo, al di là dei costi insopportabili, non ci sarebbero nemmeno i veicoli a disposizione. L’augurio è che non aumentino limitazioni e costi, perché per noi che operiamo in Lombardia – giusto per fare un esempio – c’è anche la variabile Svizzera: per entrare e uscire dalla Confederazione, per un veicolo commerciale, servono 500 euro. Che si aggiungono agli altri costi. E così, molto spesso l’hanno vinta le aziende francesi, che non hanno il balzello svizzero. Insomma speriamo che in questa vicenda dei ponti prevalga il buon senso”. Se la Lombardia è il motore del paese, le arterie che l’attraversano sono essenziali. “Ho avuto la riprova dell’importanza delle infrastrutture quando è stata completata Brebemi – spiega l’assessore Terzi – perché tutta la bassa bergamasca si è rianimata, è diventata un polo ricettivo per la logistica. Un fatto di notevole impatto per l’economia del territorio”. Ma cosa manca al sistema mobilità (su gomma) della Lombardia? “Stiamo lavorando al piano regionale per la connessione della Pedemontana con Brebemi, opera fondamentale. Poi c’è l’obiettivo di migliorare gli accessi alla Valtellina e alla Valchiavenna. Sulle due direttrici Cremona-Mantova e Broni-Mortara serve un approfondimento per capire se può bastare un miglioramento della viabilità esistente o se diventa necessaria un’autostrada. E in particolare la bassa Lombardia che ha bisogno di infrastrutture”, conclude Terzi.

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