Sovranisti no, studenti stranieri sì. I record delle università

Cristina Giudici

Le università milanesi sono ormai pronte a compiere il salto. Da campus con un alto tasso di studenti stranieri stanno diventando atenei internazionali. Infatti aprono il nuovo anno accademico con un aumento delle matricole che arrivano da tutto il globo, grazie alla crescita dei nuovi corsi di laurea in lingua inglese e al reclutamento dei docenti stranieri. In pole position c’è la Bocconi, dove fra iscritti ai corsi e programmi di scambio ormai quasi uno studente su tre è straniero e dove lo sono pure 16 su 22 nuovi docenti reclutati. Gli studenti ammessi quest’anno sono saliti del 16 per cento al biennio e del 22 per cento al triennio. Con l’obiettivo della Bocconi di raggiungere il record del 20 per cento di studenti stranieri sulla cifra complessiva entro il 2020. All’università Cattolica ieri invece si è svolto l’open day di orientamento alle nuove matricole che vengono dai paesi membri dell’Unione europea ed extraeuropei: 992 iscritti fra i corsi di laurea di primo livello, quelli magistrali, i master e gli interscambi. Con un aumento complessivo del 13,89 per cento rispetto all’anno accademico 2017-2018. Un numero che aumenterà nel corso del 2019 perché ne arriveranno altri per frequentare master e seguire altri programmi di interscambio. In cima alla classifica della Cattolica ci sono matricole statunitensi, seguite da Spagna e Cina, Francia, Germania, Messico, Turchia, Australia, Russia, Serbia e anche un piccolo gruppo di matricole dalla Corea del Sud. “Dietro questi numeri si cela una tendenza all’internazionalizzazione che si è intensificata negli ultimi cinque anni”, spiega Pier Sandro Cocconcelli, professore di Microbiologia degli alimenti della facoltà di Scienze Agrarie e delegato del Rettore per il coordinamento dei progetti di internalizzazione dell’ateneo cattolico. “Noi lo chiamiamo International at home perché come diceva padre Gemelli dobbiamo formare i nostri ragazzi per aprirli al mondo e allo scambio interculturale che li aiuterà sia ad essere competitivi”. Gli aumenti delle matricole straniere sono dovute ai corsi in inglese: tutti gli atenei fanno a gara per averne di più. In Cattolica ce ne sono 9 di cui due nuovi: la laurea magistrale in Innovation and technology management nelle facoltà di Economia e di Scienze matematiche, fisiche e naturali e International Management, mentre sono 185 fra docenti, visiting professor, collaboratori esperti e linguistici anch’essi stranieri.

 

E il fatto che i primi in classifica nelle nuove matricole della Cattolica vengano dagli Stati Uniti rappresenta un segnale forte per la Milano. “Il trend non riguarda però solo corsi di laurea in economia: quello dedicato alla filiera alimentare di Scienze Agrarie ad esempio è frequentato da 65 per cento di studenti stranieri arrivati in Italia per apprendere il know-how italiano”, conclude Cocconcelli. Anche alla Statale quest’anno ci saranno 5 corsi di laurea in inglese mentre alla Bicocca – osservatorio interessante anche per il numero crescente degli studenti di seconda generazione di immigrati che però non possono essere contati nelle statistiche perché la maggior parte ormai sono cittadini italiani – basta questo dato (anche se non definitivo prima degli esiti dei test) per immaginare la curva crescente: gli stranieri iscritti al corso di laurea magistrale di Applied Experimental Psychological Sciences sono quasi raddoppiati: dal 21,6 per cento nel 2017 sono passati al 40,7 nell’anno accademico 2018-2019. Nella classifica dei dati più significativi si trova ovviamente il Politecnico. Con 42 mila studenti, il tasso degli stranieri raggiunge il 6 per cento nelle lauree di primo livello e sale al 30 nelle lauree magistrali e nei dottorati. Al Politecnico i corsi di laurea in inglese sono addirittura 39. Alla faccia di chi evoca sempre la fuga dei cervelli all’estero.

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