Salute, polo nordest

A che punto è la Città della Salute di Milano Sesto (dove arriva anche un po’ di San Raffaele)

24 Dicembre 2017 alle 06:00

Salute, polo nordest

Un rendering della Città della Salute (foto Infrastrutture Lombarde)

Sono tutte e due in corsa come il team Ferrari (dei bei tempi), ma loro hanno già vinto perché l’obiettivo di portare il Pil della grande Milano e della ricerca nel campo della Sanità in vetta alla classifica lo hanno già raggiunto. Da una parte, a nordovest, a Rho, c’è Arexpo con Human Technopole e l’Università Statale (ne abbiamo parlato di recente). Dall’altra, a nordest, a Sesto San Giovanni e al confine con Milano, c’è la Città della Salute. Ma non parlate a Carlo Masseroli – già assessore all’Urbanistica della giunta Moratti – ora plenipotenziario del progetto, di “Area Falck”, “ormai possiamo chiamarla progetto MilanoSesto” e per tutti o quasi è soprattutto la Città della Salute e della Ricerca. Pubblico e privato. L’impatto è forte, perché sul milione e mezzo di metri quadri di questo terreno, già popolato da un pugno di fabbriche pesanti che hanno fatto la storia industriale del paese, stanno arrivando l’Istituto dei Tumori, punto di riferimento internazionale, l’Istituto neurologico Besta e ora l’ospedale San Raffaele 2, che porterà qui la sua struttura di ricerca e le attività di Villa Turro. “Uno dei nostri obiettivi prioritari – spiega Masseroli – è fare in modo che la ricerca diventi sviluppo economico. Perché con la presenza di tre IRRCS – parlo del Besta, dell’Istituto nazionale dei Tumori, del San Raffaele del gruppo Rotelli) – in aggiunta al polo dell’università Statale (al San Raffaele) e all’università Bicocca che opera in un’area contigua, daremo vita ad un potente hub scientifico tecnologico, in grado di lavorare in sinergia col polo di Arexpo”. Nasce e cresce così la possibilità concreta di mettere assieme una rete di soggetti in grado di favorire il trasferimento tecnologico. “Passare cioè dalla semplice ricerca alla creazione di prodotti da sperimentare e utilizzare direttamente negli ospedali della Città della Salute e della Ricerca”.

 

E c’è gran fermento nella Sanità d’eccellenza a Milano, se il gruppo Del Vecchio ha deciso di acquisire il 18,4% dello Ieo che fu di Umberto Veronesi e che è parte di un solo gruppo con il cardiologico Monzino, altra eccellenza. La mossa di Del Vecchio ha una duplice possibilità di lettura. Da un lato, un interesse d’investimento per una realtà non solo di blasone, ma di prospettive future. Dall’altro, l’assemblea dei soci di Ieo-Monzino ha contestualmente cambiato il proprio statuto, sbarrando di fatto l’ingresso a possibili nuovi soci con l’introduzione del diritto di prelazione e di un tetto al 30% al possesso azionario. Una mossa difensiva nei confronti dei possibili interessi di altri gruppi: leggi Rotelli e Humanitas, che avevano provato un’operazione un anno fa.

 

Il business-traino di salute e ricerca è un volano anche per lo sviluppo immobiliare e la riqualificazione urbanistica. Ad esempio, MilanoSesto – assetto societario solido con Davide Bizzi della Bizzi & Partners alla guida – fa gola agli investitori esteri. In primis il gruppo saudita Fawaz Alhokair – oltre 2.500 punti vendita gestiti in 17 paesi, un portfolio di oltre 125 marchi distribuiti, quotato alla borsa di Riyadh – che ha acquisito 130 mila metri quadri sulle aree MilanoSesto e Concordia per realizzare il Falcon Malls, dedicato allo shopping (365 negozi e 86 tra bar e ristoranti) e al leisure. Sarà suddiviso in due aree principali. Un’area esclusivamente retail mentre la struttura dell’ex acciaieria, monumento di architettura industriale, verrà conservata integralmente e sarà il cuore del progetto. A collegare le strutture di servizio, piazza Pompei, uno spettacolare scenario dedicato al tempo libero e alla ristorazione. Completerà il progetto un quartiere a destinazione mista con palazzi residenziali, uffici e un Retail Boulevard. Previsti 13 milioni di visitatori all’anno. “Si tratta di un’opera di nuova generazione realizzata al di sotto di un edificio di archeologia industriale, con grandi spazio di intrattenimento al punto che le persone potranno trascorrere una giornata intera. Il Mall sarà pronto nel 2021”, spiega Masseroli. Ma la “caccia” agli investitori non è finita, perché all’inizio del prossimo anno partirà un nuovo road show per completare il progetto con 180 mila metri quadri da destinare a un mix abitativo, alberghiero e residenziale. Il 2021 dovrebbe essere l’anno della svolta, a patto che tutti, a partire dalle amministrazioni locali, facciano la loro parte. “La prima cosa che ci aspettiamo dagli enti locali – puntualizza Masseroli – è la comprensione (che in parte c’è) del fatto che queste grandi operazioni di sviluppo urbano hanno nel loro dna l’interesse generale. Qui c’è un soggetto privato che si mette in gioco mettendo in campo investimenti pesanti ma anche rischiosi. Un intervento come questo ha bisogno di qualche decennio per essere completato. Può funzionare quando i soggetti pubblici comprendano il valore dell’interesse generale e riescano ad essere più flessibili. Perché gli accordi presi con l’amministrazione pubblica tre anni fa (giusto per fare un esempio) oggi possono essere fuori contesto”. Ma l’ottimismo è la nota caratteristica di Masseroli che, dopo aver parlato delle tante innovazioni di sistema che accompagneranno il progetto, fa scorrere i numeri che contano: 3.500 persone impiegate per i lavori di riqualificazione, 3.000 operatori sanitari e ricercatori nei nuovi poli della salute, oltre 1.000 nuovi posti di lavori nelle strutture dedicate alle shopping e al leisure, 11.000 posti di lavoro nelle aziende che si insedieranno all’interno del nuovo quartiere. Solo per cominciare.

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