GRAN MILANO
Mind, l’ex Alfa di Arese e l’invasione dei data center. Il triangolo Sempione-Laghi ancora in cerca d’autore
Non ci sono solo business e capannoni. Un aspetto meno considerato ma centrale è la ricaduta sociale che nel giro di pochi anni si avrà nel quadrante ovest dove i comuni, al momento, subiscono l’attrazione di Milano, in particolare nelle fasce giovanili. Cosa c’è di nuovo (con un po’ di incognite) sul fronte occidentale
1 NOV 26

(Foto Getty)
Volendo fare un titolo, si potrebbe dire che l’ovest Milano non è solo Mind che luccica. Sull’ex sito Expo, ancora in fase di completamento, è imperniato lo sviluppo di un territorio che vede altri settori in rapida ascesa, tutti contraddistinti dall’elevato livello tecnologico. Con ottime prospettive, come spiega al Foglio l’urbanista del Politecnico Alberto Bortolotti: “Storicamente l’est di Milano è stato a vocazione industriale e l’ovest borghese. Con il piano Berruto e l’evoluzione urbana degli anni ’80-’90 l’asse del Sempione si è spostato a Rho con la nuova Fiera e poi a Mind: è avvenuta una privatizzazione del settore pubblico rendendo la zona ovest molto interessante, sicuramente di grande fermento”. L’asse del Sempione significa il collegamento con Malpensa, principale hub commerciale del nord Italia e con gli insediamenti industriali che si dipanano lungo l’Autostrada dei Laghi che annovera realtà come Leonardo e Megatronic, la meccanica di precisione e la robotica.
L’area metropolitana milanese è invece, oggi, incentrata sui data center, la ricerca e l’ambito residenziale: “Cascina Merlata è un esempio di qualità architettonica notevole – spiega Bortolotti – c’è una crescita dei data center che sta creando qualche problema e poi abbiamo Mind in cui ancora mancano il settore alberghiero e l’università con il progetto dei due studentati privati che offriranno in totale 1.152 posti, di cui 400 riservati agli studenti Dsu della Statale. Il centro di Rho-Pero vale 4 miliardi e mezzo, Principia che ha sostituto Arexpo ha investito 1 miliardo e mezzo per le infrastrutture, è in gioco un piano senza precedenti di respiro internazionale che ha la potenzialità di consentire un salto di qualità a tutto il nord”.
I limiti di questa espansione sono sostanzialmente due. A sud di Mind la presenza del Parco agricolo Sud riduce le possibilità di insediamenti industriali e residenziali, fino a scoraggiarne le iniziative. Un esempio è il prolungamento della Metro 1 sino a Settimo Milanese, programmato già nel 2016 e poi accantonato per la priorità data alla linea Monza-Milano e per le difficoltà di progettazione che derivano dalle normative del Parco. C’è poi il capitolo ex Alfa di Arese, una mega riconversione di 700 mila metri quadrati (solo Mind la supera con 1 milione di mq) incentrata quasi del tutto sul retail: “Gli asset class privilegiano questo tipo di investimenti che però sono rischiosi quando c’è una funzione preponderante”, commenta lo studioso del Politecnico.
Che la riqualificazione dello stabilimento di Arese avrebbe dovuto avere un esito diverso, aperto ad altre attività, è opinione condivisa. Lo dice anche Francesco Vassallo, vicepresidente della Città metropolitana che punta il dito anche sui privati che non hanno capito in pieno le potenzialità di quella operazione: “E’ mancato l’interesse degli investitori per cui le aree sono state destinate al commerciale: è un posto che offre lavoro, seppure non permanente. Arese però non deve farci dimenticare che ci sono esperienze più virtuose come la Città della Salute che seppure con qualche difficoltà sta vedendo la luce e offre una possibilità di rilancio al territorio di Sesto e Cinisello. Più in generale nell’ovest Milano è in corso una profonda trasformazione del tessuto economico produttivo, i data center che si stanno diffondendo sono un’opportunità: vanno affrontati sapendo che hanno delle criticità ma che le nuove tecnologie li rendono più sicuri per l’ambiente, è possibile uno sviluppo equilibrato che porta risorse e migliora l’ecologia, non dimentichiamoci che si fanno le bonifiche prima di avviare l’attività”.
Non ci sono solo business e capannoni. Un aspetto meno considerato ma centrale è la ricaduta sociale che nel giro di pochi anni si avrà nel quadrante ovest dove i comuni, al momento, subiscono l’attrazione di Milano, in particolare nelle fasce giovanili. L’arrivo della Statale a Mind significa un flusso di 20 mila studenti che, secondo Vassallo, può rigenerare la socialità di un’area di 150-160 mila abitanti: “C’è la possibilità di avere i giovani che arrivano da tutte le parti del mondo e di dare vita a un meticciato sociale in grado di fare rivivere i nostri territori”. Di fronte a questo quadro che suggerisce ottimismo resta solo da capire quale ruolo sta svolgendo la politica, come sta coordinando e indirizzando questo processo che mette insieme ricerca, medicina e nuova urbanizzazione. La risposta di Vassallo non è incoraggiante: “C’è un deficit legislativo a livello nazionale sui data center, la Regione ha legiferato ma sta rivedendo il provvedimento. Il problema è più generale, manca una regia unica che oggi non hanno la Città metropolitana e nemmeno la Regione, non c’è una guida che dica chi fa cosa”. Forse è su questa latitanza che bisognerebbe intervenire con urgenza: data center, Mind e Città della Salute a pieno regime significa dover potenziare le infrastrutture e migliorare le viabilità. I singoli comuni non possono essere lasciati soli a gestire le ex aree industriali che sono ancora tante e vanno recuperate. C’è bisogno di politica, magari di eccellenza.