GRAN MILANO
Il dopo congresso di Salvini. Tra Sardone, mesti silenzi e Fontana assediato a palazzo
In questo clima, per i nordisti, ci sarà una resa dei conti? Qualcuno spera ancora in un posto nella nuova segreteria, ma le possibilità sono al lumicino. Sicuramente i ribelli non troveranno spazio nelle liste elettorali per un seggio sicuro in Parlamento
29 OTT 26

(Foto Ansa)
Qualche giorno dopo la conclusione del congresso bulgaro (per non dire “farsa”, come pure molti militanti lo chiamano), la Lega offre un amaro risveglio al Fronte del nord. Anche se il candidato del presunto fronte, Massimo Garavaglia ha ottenuto un inatteso voto che va oltre la testimonianza, col 24 per cento dei delegati, Matteo Salvini, che continua a blandire solo Luca Zaia, oggi con un posto da vicesegretario unico, domani con un seggio in Senato, dopodomani con un (improbabile ministero) va per la sua strada, quella della destra più integralista, accontentando i malpancisti con un “Italia federale” nel simbolo.
A Milano ormai si muove da padrona plenipotenziaria Silvia Sardone, con piglio remigrazionista, candidata della Lega a sindaca di Milano (non solo di facciata: come testimonia la rissa continua dentro il centrodestra tra FI che spinge Matteo Perego di Cremnago). Nel centrodestra, al nord, le acque sono sempre più agitate, anche per la presenza ingombrante di Ignazio La Russa, che è riuscito nell’impresa di insultare Letizia Moratti (chiedeva di poter parlare durante un presidio sulla sicurezza, lui ha sbottato: “Chi cazzo se la caga?”. La Russa è nervoso anche perché il suo candidato sindaco, Maurizio lupi, mossa va detto di un cinismo logico e politico, è stato cassato dalla sua maggioranza (da Meloni). E le accuse della storica Ponzani sul “giovedì nero di Milano” del 12 aprile 1973) non lo hanno di certo rilassato.
Ma tornando alla Lega: in questo clima, per i nordisti, ci sarà una resa dei conti? Qualcuno spera ancora in un posto nella nuova segreteria, ma le possibilità sono al lumicino. Sicuramente i ribelli non troveranno spazio nelle liste elettorali per un seggio sicuro in Parlamento, un po’ perché col 5 per cento nazionale dei voti le poltrone diminuiranno e soprattutto il gruppo dei fedelissimi di Salvini, che ha controllato il congresso, si aspetta riconoscenza.
In Regione Attilio Fontana è ormai chiuso nella “ridotta” del Pirellone ma non ha intenzione di fare passi indietro prima della fine naturale nel 2028. Ad assediarlo in particolare sono gli esponenti di Fratelli d’Italia, che puntano invece su di un anticipo elettorale per conquistare il trentacinquesimo piano. Già si fanno i nomi di Ettore Prandini attuale presidente di Coldiretti, e di Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera, molto attivo e stimato negli ambienti che contano. D’altra parte la timida partecipazione di Luca Zaia al congresso sembra aver archiviato il famoso “patto tra i governatori del nord” siglato nel 2025 a Mestre con Massimiliano Fedriga, Fontana e Maurizio Fugatti, per il ritorno alla Lega di Bossi, federalista.
“Non vedo molto spazio per la Lega delle origini – confessa senza esporsi un dirigente leghista della periferia – forse Garavaglia, se il capo lo vorrà, troverà un posto in segreteria ma sarà Salvini a dettare la linea: sempre la stessa, alla rincorsa di Vannacci. D’altra parte Salvini è stato lapidario nell’indicare come ‘traditori’ i dirigenti che hanno boicottato Pontida. E poi i suoi continuano ad attaccare Massimiliano Romeo (capogruppo al Senato), messo sotto accusa al congresso, e questo non è di buon auspicio. Anche chi si è speso molto a favore di Garavaglia, come Massimo Sertori e Claudia Maria Terzi, non avrà vita facile nei prossimi mesi. Resta l’incognita Giancarlo Giorgetti, che al congresso qualche timido segnale l’ha dato. Ma lui si occupa d’altro, vive nello spazio siderale”.
Per Salvini la Lombardia resta una spina nel fianco, perché oltre alla campagna elettorale per Milano (che a parte l’antica di Marco Formentini, non dice bene al Carroccio) c’è il giro di boa in Regione che, dopo Bobo Maroni e Attilio Fontana potrebbe passare – se gli accordi nazionali reggono – nelle mani di Fdi. E il congresso, tra l’altro, ha significato la mortificazione del partito degli amministratori, da sempre spina dorsale del Carroccio. C’è chi parla esplicitamente di commissariare province come Bergamo, Brescia, Varese, guidate da dirigenti considerati poco affidabili. Ma la vittoria di Salvini, anche se ampiamente prevista (i delegati al congresso erano gli stessi che l’hanno eletto in precedenza) potrebbe mettere il silenziatore al Fronte del nord, evitando scelte ancora più traumatiche.