Sindacato, giovane. Lavoro giovanile (che c’è), rappresentanza (che serve). Un libro racconta

“Educarsi alla rappresentanza non è un esercizio romantico né retorico, ma un’urgenza connessa all’espressione della personalità e alla edificazione delle democrazie”, dice il professore Luca Pesenti. La fotografia di un pamphlet
17 OTT 26
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Foto di Papaioannou Kostas su Unsplash

L’obiettivo è ambizioso, soprattutto in questi tempi in cui il binomio giovani-lavoro è considerato impossibile (il lavoro che non c’è), oppure è rifiutato (nelle sue forme, nelle sue esigenze meritocratiche e mal retribuite). Eppure l’obiettivo ambizioso può essere perseguito, offrendo aria nuova a qualcosa che potrebbe sembrare antico: avvicinare i giovani alla rappresentanza sindacale. Cioè prendere sul serio la possibilità di difendere la loro dignità e il loro posto in un mondo del lavoro che cambia con la velocità dell’algoritmo. Soprattutto in Lombardia.
Ci stanno provando alcuni sindacalisti della Cisl, Luca Pesenti, docente di Sociologia alla Cattolica e qualche giuslavorista, riuniti nel Circolo Culturale Ettore Calvi e autori corali di un pamphlet, “Giovani lavoro sindacato. Il circolo Ettore Calvi 2012-2026” (Concreo edizioni) dedicato a questo tema. Spesso non sono le dimensioni a fare la differenza, soprattutto in un’epoca di indebolimento della partecipazione; è per questo che il lavoro del Calvi, soprattutto con i giovani che entrano nel lavoro è culturalmente e socialmente interassante. Nel libro, la fotografia più nitida sullo stato della rappresentanza sindacale la offre il professor Luca Pesenti, parlando di una “stagnazione sociale e culturale”. Spiegando: “Solo una ridotta minoranza di cittadini italiani partecipa attivamente alla vita sociale e associativa del paese, con una fiducia nei corpi intermedi – sindacati e movimenti – per altro anch’essa in calo”. Facendo poi riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa, Pesenti spiega che “educarsi alla rappresentanza non è un esercizio romantico né retorico, ma un’urgenza connessa all’espressione della personalità e alla edificazione delle democrazie”. Parole laicamente condivisibili. I modelli di sviluppo investono in primo luogo i giovani. “L’affermazione della robotica, dei processi di digitalizzazione e in ultimo dell’intelligenza artificiale sta ridefinendo in modo sostanziale le modalità della produzione, i profili di competenza richiesti e le traiettorie professionali, incidendo al contempo sulle forme di organizzazione del lavoro e sulle relazioni tra lavoratori”. E tutto questo ha delle implicazioni anche sul terreno della rappresentanza. In tutto questo il sindacalista diventa “un agente che svolge una funzione strategica di intermediazione sociale”. “In un contesto caratterizzato da instabilità e profonde trasformazioni strutturali, la rappresentanza assume una funzione di riequilibrio istituzionale”, conclude Pesenti.
Massimo Ferlini, già presidente milanese della Compagnia delle Opere, esperto di politiche del lavoro, autore della postfazione del volume, spiega: “La gran parte dei giovani che partecipano all’attività del circolo Calvi sono impegnati nella Felsa Cisl, che raggruppa i lavoratori del mondo della somministrazione, le partite Iva, i rider, è un sindacato nato da un accordo CdO-Cisl ai tempi di Massimo D’Antona (ucciso dalle brigate rosse) poi diede vita anche ad Obiettivo Lavoro, con un’attenzione esplicita alle categorie poco protette”. “Per il sindacato non si tratta solo di tornare ad esercitare un ruolo rivendicativo ma di saldare questo con la capacità di essere anche promotore e organizzatore di nuovi servizi e iniziative nella società”. E qui s’innesta la partecipazione dei lavoratori all’impresa (legge 76, 15 maggio 2025), “l’obiettivo – conclude Ferlini – non è cambiare il mondo ma la realtà del lavoro, partendo dai giovani”. E infatti alcune grandi imprese dell’energia e delle infrastrutture come Saipem (San Donato Milanese) ma anche il mondo delle cooperative hanno avviato, in collaborazione con i sindacati, comitati aziendali paritetici incentrati sul benessere organizzativo, la sicurezza e il welfare. Ma siamo solo all’inizio.