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Sapienti memorie. Una mostra delle fotografie “piene di Grazia” di Giovanni Chiaromonte. Da scoprire
“Alight” è un'esposizione in 75 immagini di Giovanni Chiaramonte: è stata costruita scandagliando l’ampio archivio rimasto alla famiglia e si nutre dalla conoscenza e dall’affinità elettiva tra curatore e fotografo
17 OTT 26

Foto di Nik su Unsplash
Ancora sulla sapiente coltivazione della memoria. Viasaterna, la galleria di Irene Cocco a un passo da Cadorna, ha affidato alla sensibilità di Luca Fiore la curatela di “Alight”, una mostra in 75 immagini di Giovanni Chiaramonte (1948-2023), varesotto di nascita, casa a Milano e sguardo poetico sul mondo. Costruita scandagliando l’ampio archivio rimasto alla famiglia, si nutre dalla conoscenza e dall’affinità elettiva tra curatore e fotografo. Stimola – fatto raro, visti i tempi – riflessioni spirituali, quasi teologiche, oltre che estetiche.
Per Chiaramonte l’oscurità non esiste ontologicamente: è solo assenza di luce, così come il male è solo privazione del bene. Il percorso espositivo muove dai neon anni Settanta della serie La Creazione (rarissimamente vista) e approda alla folgorazione del 2001 a Villa Panza. Lì, al cospetto delle colorate installazioni luminose di Dan Flavin, Chiaramonte intuisce che le stanze concepite e amate dal conte e collezionista Giuseppe Panza di Biumo possono diventare autentiche camere oscure. Che succede, allora, se si spegne la luce? Grazie a un gioco di fori e riflessi che solo un obiettivo così delicato come il suo riesce a catturare, il creato, là fuori, anima il dentro. La riscoperta di Chiaramonte, con la sua resistenza al nichilismo e al parossismo visivo e la sua fotografia piena di Grazia, è un’ottima notizia.