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Policlinico e Niguarda, la guerra della Sanità fa danni collaterali
Lo scontro di poltrone e indirizzi tra Fratelli d'Italia e Guido Bertolaso. Il caso Aria. I pareri (critici) di Lisa Noja e dell’ex Gallera
15 OTT 26

Guido Bertolaso (Foto Ansa)
Guerra aperta sulla sanità lombarda. A fine settembre l’ultimo scontro in giunta tra l’assessore Romano La Russa, fratello plenipotenziario al Pirellone di Fratelli d’Italia, e il coriaceo assessore al Welfare Guido Bertolaso. Oggetto il cambio della guardia al Niguarda: il direttore generale uscente, Alberto Zoli, sarebbe dovuto andare in pensione a ottobre, aprendo le porte a Mario Melazzini (proposto da Bertolaso), che gode di un curriculum di tutto rispetto (già presidente e dg dell’Aifa, più volte collaboratore del ministero per la Salute. La Russa ha fatto le barricate nel tentativo di impedirne la nomina ma l’ha spuntata Bertolaso, concedendo i tre mesi di transizione a Zoli come commissario. L’ultimo blitz, in ordine di tempo, è partito dal Policlinico dove il direttore generale Matteo Stocco (fortemente voluto da FdI) ha dato le dimissioni per andare a dirigere una struttura sanitaria privata a Roma. Forse deluso per l’inagibilità del percorso ai vertici di Niguarda. “Non è stata una scelta semplice – ha commentato Stocco – lascio un’istituzione alla quale ho dedicato tre anni intensi e straordinari, con l’orgoglio dei risultati raggiunti insieme al presidente Marco Giachetti e a tutta la squadra”. Ora, anche al Policlinico servirà un commissario.
Lo scontro permanente danneggia il sistema sanitario? Il Foglio l’ha chiesto a Lisa Noja, consigliere regionale di Italia Viva - Renew Europe, membro della commissione Sanità. “Tutto questo crea un senso di precarietà difficile da gestire”, spiega Noja. “L’incertezza sulle nomine, con continui scontri anche in Consiglio non aiuta. Alimentare la conflittualità tra maggioranza e assessore, anche sui giornali, porta alla deriva e non aiuta la ricerca di figure competenti per guidare le strutture. Un caos”. Non a tutti, nella maggioranza, piace il temperamento ruvido di Bertolaso. Ma le strutture sanitarie hanno vita propria e gli strappi non aiutano la coesione. E poi dentro FdI c’è chi pensa già alla guida della Regione la prossima legislatura. “Il sistema sanitario lombardo – spiega Noja – parte da una base di eccellenze ospedaliere indubbie, anche se negli ultimi anni è suonato qualche campanello d’allarme (vicenda San Raffaele), soprattutto sul fronte del personale, a partire da quello infermieristico. Quello che in Lombardia rimane un buco nero è l’interconnessione tra il territorio e le strutture ospedaliere. Un esempio per tutti il settore delle malattie rare, molto simile a quello dei grandi anziani, dove il malato è lasciato a sé stesso”. C’è anche il problema del personale che preferisce il privato o addirittura il pendolarismo in Svizzera. “Sì, la carenza cronica di personale di base, dai medici agli infermieri rischia anche di vanificare il ruolo delle case di comunità che si stanno moltiplicando. Siamo indietro anche sulla telemedicina, in difficoltà sull’assistenza domiciliare integrata. E poi il governo delle liste d’attesa è affrontato in modo semplicistico. Non serve aumentare le prestazioni ma occorre governare la domanda e l’appropriatezza”. Ma c’è una via d’uscita? “I dati da incrociare sono fondamentali ma ora sembra che verrà affidato tutto a Poste Italiane. Il Cup (prenotazioni, ndr) dovrebbe essere accompagnato dall’utilizzo dell’Intelligenza artificiale per renderlo più efficace e favorire gli automatismi in grado di consentire al medico di definire un percorso sanitario complesso”, conclude Noja.
Anche Giulio Gallera, già assessore al Welfare della Regione, oggi presidente della commissione regionale speciale Tutela della salute e della Sicurezza nei luoghi di lavoro, esponente di spicco di Forza Italia ha qualche rilievo da muovere. “L’Agenzia dei controlli ha proposto di recente una fotografia del sistema sanitario valutando i macro dati e i percorsi del paziente. Complessivamente ha messo in evidenza alcuni aspetti critici. In effetti il flusso di dati fornito da Aria (Azienda regionale per l’innovazione e gli acquisti) stenta ad arrivare. Certo è che da lungo tempo si pone il problema della funzionalità di Aria, già dai tempi del Covid le inefficienze erano evidenti. Va detto che c’è un braccio di ferro di Bertolaso con Aria che dura da lungo tempo, infatti appena arrivato in Regione aveva messo nero su bianco i limiti dell’azienda. Evidentemente servirebbe un piano industriale più puntuale, altrimenti la fusione che ha dato vita ad Aria (tre aziende in una) rischia di non rispondere alle esigenze della Regione. Oggi dovremmo chiederci cosa farne di Aria: è un soggetto affidabile? Perché poi c’è anche il tema dei fascicoli sanitari incompleti, difficili da utilizzare e dei dati. Con l’insieme dei problemi tecnologici, come la telemedicina, da gestire, Aria riesce a rispondere? Oppure è meglio affidarsi con una gara all’esterno?”. E infatti si fa strada l’ipotesi di affidare la banca dati sanitari a Poste Italiane. Le strutture rispondono bene ma anche il personale è in sofferenza, cosa occorre? “Non è facile, aumentano le legittime richieste dei pazienti mentre la nostra offerta di lavoro diventa meno attrattiva. Poi c’è la sfida del territorio, gli strumenti come le case di comunità ci sono, anche se oggi c’è poca chiarezza su come utilizzarle”. L’indubbia eccellenza degli ospedali lombardi – sia pubblici che privati – certificata dalle classifiche internazionali è una garanzia ma, secondo alcuni osservatori è molto più legata ai risultati dell’oggi che non al futuro. C’è il rischio di un processo di decadimento dettato dalla modestia delle risorse disponibili e dalle sirene d’oltre confine che richiamano medici ed infermieri. E’ la politica che deve fare la sua parte.