Mirabelli vota Calabresi, il pietrone nello stagno del Pd

L'uomo di Dario Franceschini al Nord e un problema per Schlein. E settimana prossima nuovo giro: Pierfrancesco Majorino lancia la sua candidatura

15 OTT 26
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Franco Mirabelli (foto ANSA)

Un pietrone bello grosso nello stagno. Le onde concentriche che si alzano in quello che però rimane uno specchio d’acqua ancora stretto, e per lungo tempo immobile. Il pietrone nello stagno del centrosinistra milanese lo ha lanciato, dal letto in cui una Sla severa lo costringe ormai da tempo, Franco Mirabelli. Senatore del Pd, vicepresidente dem, grande capo di Area Dem, uomo di Dario Franceschini al Nord, conoscitore delle più minute vicende di Milano e provincia, sostenitore fin dall’inizio di Elly Schlein. Un uomo che è stato al centro della politica sotto la Madonnina e che dimostra con la forza d’animo di starci ancora. Anche perché il resto è un silenzio imbarazzato frutto del diktat arrivato da Roma di aspettare le vicende nazionali, portato con un treno da Igor Taruffi, l’uomo che la Schlein ha mandato per raffreddare gli animi. Che si fa? Ci si muove? O non ci si muove? Iniziamo davvero la campagna per le primarie? E se le primarie poi alla fine non ci saranno perché opportunamente le date verranno calcolate in modo tale che dopo le primarie nazionali (la richiesta è stata di scindere i due momenti, posticipando quelle cittadine, ammesso che si facciano) non ci sia più il tempo tecnico di farle? Che poi: chi le vuole, candidati esclusi, queste primarie? Bene, con tutte queste incognite Franco Mirabelli impiega una giornata intera del suo tempo. Guarda, con la propria intelligenza e la propria forza di volontà, il suo lettore oculare e compone, lettera per lettera, la risposta alle domande del Corriere. Una risposta lunga, articolata, politica. Che ha un nome e un cognome: Mario Calabresi. Lui sostiene Mario Calabresi. Un problema, per Schlein. Per vari motivi. Uno è che Mirabelli è stato un suo sostenitore, e sta diventando ovviamente un simbolo di una delle battaglie civili più importanti, quella sul fine vita (a proposito: che cosa aspetta Marco Cappato a fare una joint venture?) Può Schlein deludere Mirabelli? Il sostegno di Mirabelli era risaputo, ma la sua dichiarazione pubblica pone un mattone e sollecita altri a mettere i loro, ognuno in favore del proprio candidato. E non è un caso che – tempo una manciata di ore – esca Alessandra Kustermann, già candidata ad antiche primarie perse, nel 2012, per la Regione Lombardia.
Kustermann sostiene Pierfrancesco Majorino, e pure questo non è un segreto. La novità non sono gli schieramenti, ma il fatto che il sasso di Mirabelli ha fatto alzare le onde nello stagno. E che la reazione sia stata il lancio di un altro sasso. Se poi questo vuol dire che tutto il resto del partito inizierà a fibrillare, oppure se la superficie tornerà immobile, è tutto da vedere. Peraltro settimana prossima nuovo giro, nuovo ballo: Pierfrancesco Majorino lancia la sua candidatura. Nuovo hype sulle primarie e sulla sfida. In questo i due candidati principali sembrano essere i migliori alleati. Poi ci sono i dettagli, e dentro ci sta ben più di una coda.
Per esempio: ammesso che ci siano primarie, il Pd darà libertà a chiunque degli iscritti di candidarsi? Dunque Majorino, Pacini e Scavuzzo? Oppure dirà che il candidato è uno solo? E se così fosse, come verrebbe scelto questo candidato? Altre primarie, per i fan delle strutture ricorsive? Sceglie la segretaria e si “carica” il nome, e se perde sono guai? Se la giocano a canasta? Gli altri commensali al tavolo del centrosinistra milanese, ovvero Avs e M5s, che cosa pensano? Perché le varie interviste non rivelano opinioni caldissime, sull’idea di una competizione prima delle elezioni vere e proprie. A Roma intanto c’è chi va in giro col pallottoliere: tot capilista, tot posti conquistabili con le preferenze. Addirittura c’è chi sogna di fare il ministro nel prossimo governo Schlein-Conte. E’ proprio vero che sotto il pelo dell’acqua di questo stagno i pesci continuano a essere tantissimi. E molto voraci.