Casa, troppo piano
Appunti dei costruttori a Conte dopo il nuovo flop dei bandi per il Piano casa. Numeri da rivedere
I tre bandi che riguardano le aree ex Palasharp, San Romanello e Bovisasca lo scorso 26 agosto sono andati deserti. Palazzo Marino ha annunciato una nuova proroga al 26 ottobre. Una mossa apprezzabile per la categoria dei costruttori ma non al punto da modificare il giudizio su un piano giudicato non adeguato
5 SET 26

Foto LaPresse
Due indizi non formano una prova ma sono sufficienti a rafforzare negli imprenditori milanesi quelle perplessità già manifestate nei mesi scorsi sul Piano casa del Comune. I tre bandi che riguardano le aree ex Palasharp, San Romanello e Bovisasca lo scorso 26 agosto sono andati deserti, bissando il risultato ottenuto a giugno: Palazzo Marino ha subito annunciato una nuova proroga al 26 ottobre con l’obiettivo di assicurare più tempo alle imprese interessate. Una mossa apprezzabile per la categoria dei costruttori ma non al punto da modificare il giudizio su un piano giudicato non adeguato. Spiega il presidente di Aspesi Filippo Oriana: “I costi restano alti, pesa il caro energia e delle materie prime, noi siamo interessati alla proposta del Comune perché lo sviluppo dell’abitare è un nostro cavallo di battaglia e una necessità per la città che ha fame di alloggi, ma se queste sono le condizioni per costruire non vediamo la nostra convenienza”. Per riaccendere l’interesse è urgente introdurre altre misure: “Nelle aree di proprietà del Comune occorre stabilire canoni più alti e allungare le concessioni, bisognerebbe anche intervenire sugli oneri di urbanizzazione e sulle opere a scomputo e magari prevedere adeguate quote di edilizia libera: non chiediamo premi, questo è un momento già difficile, il nostro obiettivo è che si eviti di lavorare fuori mercato”.
Forte preoccupazioni anche in Assimpredil Ance, che rappresenta le imprese di piccole-medie dimensioni. La premessa del presidente Giovanni Deleo è di sentirsi in sintonia con il Comune per la volontà di affrontare l’emergenza abitativa con un Piano che tenta di dare risposte, chiedendo un forte coinvolgimento dell’iniziativa privata, riqualificando aree della città, creando posti di lavoro e offrendo opportunità di investimento. La consonanza viene meno entrando nel merito del Piano: “I vincoli imposti – afferma Deleo – sono estremamente limitanti per l’iniziativa privata che quindi fatica a costruire modelli economico finanziari sostenibili che rispettino anche i parametri di bancabilità necessari per qualsiasi investitore. Seguiamo con attenzione i continui rinvii, motivati dagli approfondimenti che gli operatori stanno facendo per cercare di arrivare a soluzioni praticabili”. Ma non è tutto, c’è il problema delle tempistiche che rende incerti i passaggi burocratici: “Attualmente non esiste un iter tecnico dedicato per la realizzazione e l’attuazione del bando, il rischio è di rimanere in attesa di una risposta dall’ufficio tecnico comunale, già sommerso di pratiche inevase”.
In sostanza secondo il mondo dell’impresa il problema è nel manico per cui andrebbero rivisti i bandi, se non proprio l’intero Piano casa. Discorso non accettabile per Emmanuel Conte, l’assessore che 18 mesi fa ha avviato il Piano (10 mila alloggi in 10 anni) che a causa delle inchieste e della revisione del vecchio piano di Bardelli è partito solo a gennaio 2026. Conte precisa subito al Foglio un paio di concetti: la comprensione per le difficoltà dei privati è massima, tant’è che sono stati coinvolti nella stesura del piano e che i tre bandi sono stati rinviati proprio su richiesta di alcuni soggetti che chiedono tempo per approfondire il tema. Il secondo è sull’efficacia delle politiche della casa che sono basate su diversi strumenti, non solo i bandi, e richiedono tempi di lungo periodo. Nel merito l’assessore ribadisce la bontà del lavoro fatto: “Il riesame di quanto fatto dal mio predecessore ci ha portato a stimare l’impatto ambientale degli interventi e i costi delle bonifiche che il Comune ha deciso di accollarsi entro un certo livello e a ridurre l’edilizia calmierata dal 65 al 60 per cento: in cambio chiediamo un canone accessibile che significa non oltre un terzo dello stipendio dell’inquilino, con un limite di 90 euro al mq”. I bandi sono solo una gamba del piano. Le altre iniziative riguardano le abitazioni pubbliche che saranno messe sul mercato, come via Trivulzio il cui bando termina l’11 settembre, e l’acquisizione del patrimonio abitativo dei privati per i quali sono già stanziati 50 milioni: “Ogni realtà va valutata a sé, ad esempio per Porto di Mare, 140 mila mq, faremo un concorso di idee: a Milano ci sono centomila appartamenti vuoti tra pubblico e privato, c’è la possibilità di dare un grande impulso all’housing”.