Futuro Triennale. Ecco il progetto del neo direttore Trione. Arriva anche De Lucchi. Arti e saperi

Il presidente ha già un'idea in cui confluiscono esposizioni, mostre, rappresentazioni, teatro, musica, spettacoli del vivo. Un obiettivo che si vuole centrare lavorando sulla programmazione con mostre tematiche e monografiche sui protagonisti dell’arte, dell’architettura, del design e della moda riconducili al tema sviluppato nei 12 mesi

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Foto Ansa

A un mese dalla elezione la nuova governance della Triennale ha già pronto un programma per i prossimi quattro anni. Il lavoro non è stato dei più semplici, c’era pur sempre da tenere conto dell’eredità di Boeri, la sfida di un mondo in rapida evoluzione, il fatto che l’istituzione di via Alemagna è un “unicum” – come ha dichiarato il neopresidente Vincenzo Trione esponendo il programma – in cui confluiscono esposizioni, mostre, rappresentazioni, teatro, musica, spettacoli del vivo. Tutte le arti passano qui, l’ambizione è di metterle in connessione, meglio ancora arrivare a ibridarle. Un obiettivo che si vuole centrare lavorando sulla programmazione che sarà scandita ogni anno da un public program che comprenderà mostre tematiche e monografiche sui protagonisti dell’arte, dell’architettura, del design e della moda riconducili al tema sviluppato nei 12 mesi. Per renderlo più visibile sarà collocata all’interno un’istallazione introduttiva. In parallelo è prevista la rassegna Work in progress per avvicinarsi alla 25ª Esposizione Internazionale che si terrà nel 2028 che radunerà il mondo delle arti, del cinema e della letteratura. 
Un aspetto su cui Trione ha insistito è l’unione di arte e sapere, due discipline che si intersecano e si completano. Un’idea alla base del nuovo centro studi, creato nel 1935 da Giuseppe Pagano, che lavorerà con l’Advisory Board composto da figure eterogenee come la scrittrice Melania Mazzucco, il geografo Franco Farinelli, la sociologa Nathalie Heinich, il fisico Carlo Rovelli, il teologo e filosofo Padre Benanti e il saggista Giuliano da Empoli. Con lo stesso spirito è previsto il rinnovo dell’archivio, un nuovo impulso all’editoria dove ci saranno tre collane per cataloghi, libri e album, la rivista “Lotus” e due novità: da una parte la collaborazione con le università e i centri di ricerca che darà vita al Triennale PhD Program per nuovi dottorati di ricerca e i programmi di  fellowship  per studiosi,  promossi attraverso bandi internazionali e dall’altra un Board of Trustees, sul modello dei musei internazionali, con funzioni di supporto allo sviluppo strategico. 
La marcia in più per questa nuova stagione si chiama Michele De Lucchi: il suo primo approccio con la Triennale risale al 1973 quando si presentò come contestatore, oggi ritorna per ricoprire l’incarico di “direttore creativo” creato apposta per lui. Avrà il compito di rilanciare il Museo del Design Italiano e guiderà un nuovo comitato scientifico in cui accanto Manuela Lucà-Dazio, curatrice architettura, e Andrea Viliani, curatore arte contemporanea, ci saranno alcuni consulenti come Paolo Mereghetti per il cinema, Carlo Antonelli per la musica e Luca Stoppini per la moda. A conferma che l’indirizzo dato da Trione è di rendere la Triennale un crocevia delle arti più antiche con i saperi più moderni come l’intelligenza artificiale che farà il suo ingresso con padre Benanti, uno dei massimi esperti in Italia.