Quel che non resta del Pnrr. Come fare i conti con la fin dei fondi

Si deve rafforzare il mercato interno: le Zone di innovazione e Sviluppo hanno il potenziale per rafforzare la competitività industriale attraverso il trasferimento di conoscenze e la collaborazione tra imprese già operative sul mercato, dice Pasini, presidente di Confindustria Lombardia

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25 APR 26
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Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia. Foto Ansa

Non sarà una passeggiata quella delle imprese lombarde contro la recessione. Perché, oltre ai balletti dei dazi Usa e una crisi energetica da collasso, non potranno contare sui 14 miliardi e rotti del Pnrr destinati alla Lombardia. Infatti Confindustria – ancora prima che la crisi energetica esplodesse – aveva spiegato che “l’economia italiana regge solo perché è pompata dal Pnrr, e, alla sua scadenza, si vedranno gli effetti sul già fragile tessuto produttivo”. Le risorse del Pnrr (le opere realizzate e quelle in fase di collaudo hanno raggiunto il 90 per cento) hanno dato ossigeno al sistema lombardo; ma ora il rischio recessione può diventare una realtà? Il Foglio lo chiede a Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia. “Purtroppo, se l’Europa entrerà in recessione la Lombardia non ne sarà immune, essendo il nostro sistema produttivo fortemente integrato con le filiere europee. Senza considerare la variabile dei costi energetici, i cui rincari causati dalla crisi di Hormuz si stanno già avvertendo non solo sui beni energetici ma anche su logistica e trasporto”.
Il grande handicap è il costo dell’energia: ci sono risposte praticabili? “Ci sono, ma siamo ancora in attesa a livello europeo che vengano indicate soluzioni sostenibili, eque e strutturali alla precedente crisi nata in concomitanza con lo scoppio del conflitto russo-ucraino. Ma con il conflitto del Golfo ci ritroviamo di nuovo in una situazione di emergenzialità, che non aiuta a proporre soluzioni strutturali. Per Confindustria Lombardia serve una estrema diversificazione dei canali di approvvigionamento, fare a meno del gas adesso, e nei prossimi anni, sarà pressoché impossibile perciò è necessario diversificare i fornitori e investire in infrastrutture via terra al fine di aumentare la capacità di importazione e, in parallelo, investire in rinnovabili e progetti per l’energia nucleare pulita, unica via per abbattere stabilmente il costo dell’energia”. L'industria lombarda senza i 14 miliardi di Pnrr quale strada può prendere? “Il Pnrr in Lombardia ha rappresentato un’importante leva di investimenti e progettualità: sono oltre 107 mila i progetti presentati in maniera omogenea da tutti i nostri territori. La capacità di attivazione dei progetti ha testimoniato per la Lombardia una macchina progettuale che, nell’ambito di una collaborazione pubblico-privato ben collaudata, è stata il vero punto di forza del Pnrr regionale. Nel post Pnrr si avrà la necessità di rafforzare il mercato interno: le Zone di innovazione e Sviluppo promosse da Regione Lombardia hanno il potenziale per rafforzare la competitività industriale attraverso il trasferimento di conoscenze, la creazione di ecosistemi, la collaborazione tra imprese già operative sul mercato, start up, mondo della ricerca e della formazione”, conclude Pasini.
Secondo Regione Lombardia, nel 2026, con la conclusione del Pnrr, le imprese lombarde passeranno da una fase di investimenti straordinari a una strategia di consolidamento, focalizzandosi su automazione, transizione energetica e “crescita invisibile” (efficientamento interno). La Lombardia prevede un aumento del 15 per cento dei bandi regionali nel 2026, finanziati da risorse proprie e fondi strutturali europei (Fesr). “Grandi incompiute, nell’ambito dei progetti del Pnrr non ce ne sono – spiega Pietro Bussolati (Pd), che ha seguito a lungo la Commissione speciale – piuttosto possiamo parlare di alcuni stravolgimenti per non perdere i finanziamenti. Il 4 maggio come Pd faremo un incontro dedicato a Finlombarda e allo sviluppo del Nord, con gli assessori Marco Alparone e Guido Guidesi, assieme a tutto il comparto dell’impresa. Una buona parte delle risorse per le imprese transita da Finlombarda infatti, con tanti problemi di inefficienza della struttura, che la giunta sta pensando di smembrare. Credo manchi la capacità di programmazione degli interventi da parte della Regione. Poi la distribuzione delle risorse non tiene conto della potenzialità dei territori: Milano metropolitana è sottofinanziata”.
L’ufficio studi di Assolombarda stima che “l’economia lombarda crescerà solo dello 0,6 per cento nel 2026 ma sopra la media nazionale (+0,3); in netto ribasso rispetto al +1 per cento previsto a gennaio”. L’aumento dell’incertezza, inoltre, fa sì che l’impatto si espanda anche ai servizi, ai consumi e agli investimenti. “Il quadro lombardo rimane all’interno della media dell’area euro”, si legge nel report di Assolombarda. Con un intervallo di crescita fra il +0,9 percento (scenario più favorevole) e un +0,4 per cento (scenario più sfavorevole)”.