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L’arte dell’organaro. Storia molto milanese di Giuseppe Costamagna
Trent'anni di attività e circa 130 strumenti collaudati dai migliori concertisti italiani: Costamagna è stato maestro di una musica antica. Grazie all'impegno dell’Associazione Amici di Zona 2, sarà affissa una targa in suo onore al civico 117 di viale Monza, dove sorge il suo laboratorio
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18 APR 26

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Una targa per il Cav. Un altro Cavaliere, però. E’ Giuseppe Costamagna, professione: organaro. Morto mezzo secolo fa ma mai dimenticato nel “suo” viale Monza dove, grazie all’interessamento e all’impegno dell’Associazione Amici di Zona 2, a giugno si provvederà a ricordarlo con una targa al civico 117. Lì, infatti, sorgeva il suo leggendario laboratorio di organi. Ne parliamo con il nipote Luca, consigliere in quota Pd a Palazzo Marino, schivo ma in fondo orgoglioso di rispolverare questa piccola grande storia di famiglia. “La vicenda di mio nonno è paradigmatica di una certa Italia di un tempo”, racconta al Foglio. Proviamo a riassumerla: Giuseppe nasce a Caramagna Piemonte, in provincia di Cuneo, quinto di sei fratelli. A casa si fa fatica a sfamare tutti e la mamma di Giuseppe chiede in giro aiuto: Giuseppe e il fratello diventano presto garzoni e incrociano nel loro cammino il mastro Pietro Yon, che era di Settimo Vittone, in provincia di Ivrea, e sarebbe diventato organista della St. Patrick’s Cathedral di New York e concertista di fama internazionale. Yon suggerisce alla famiglia di mandare i due ragazzi a imparare l ‘”arte organaria”, molto richiesta al tempo, e indica come indirizzo sicuro quello della famiglia Balbiani (poi Balbiani Vegezzi-Bossi), a Milano. L’approdo nella grande città porta fortuna a Giuseppe: è un ragazzo sveglio, impara in fretta e presto diventa prezioso ed esperto collaboratore dei Balbiani. In mezzo c’è la guerra e tutto quel che ne consegue, ma quando Milano prova a ricominciare, Giuseppe prende coraggio e insieme al fratello Pietro fonda la ditta “Fratelli Costamagna di Milano-Ivrea” (per non tradire le origini).
Dal laboratorio di viale Monza 117 – a poche centinaia di metri dalla rinomata sede della ditta da cui i due avevano imparato l’arte organaria – cominciano a uscire numerosissimi strumenti che ottengono in breve tempo il consenso di molti (e gli organisti, allora come oggi, hanno il palato delicato). Gli strumenti Costamagna – in trent’anni di attività, circa 130 – sono stati collaudati dai migliori concertisti italiani che occupavano le cattedre nei principali conservatori della città. Altra chicca che rese celebri gli organi Costamagna: erano strumenti disegnati e realizzati sempre pensando al luogo in cui sarebbero stati collocati, risuonando per così dire anche dal punto di vista dello stile architettonico con l’ambiente. L’organo Costamagna non invadeva mai la chiesa o la sala che andava a ospitarlo, ma ne diventava parte integrante. Anche per questo gli strumenti di Giuseppe Costamagna sono stati apprezzati non solo a Milano: diversi esemplari si trovano Toscana, in Trentino e persino al Santuario della Visitazione di Ain Karem, a Gerusalemme, e nella chiesa di Santa Caterina a Betlemme. Visto il successo dell’attività, il presidente dell’epoca, Antonio Segni, decise di conferire a Giuseppe il titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana («un riconoscimento che gli fece molto piacere», ricorda il nipote) e, ad oggi, la sua impresa resta l’unica in Italia nel settore a non vantare una tradizione secolare. Attento alla pastosità dei registri di fondo e alla riuscita fonica dei registri più delicati (per questo era da molti chiamato “Signor Dulciana”) Giuseppe Costamagna era un intonatore sensibilissimo e assai richiesto.
Continuò a costruire, manutentare e revisionare gli organi (tra le ultime fatiche: il restauro della cattedrale di Crema, il restauro dell’organo dell’Università Cattolica di Milano e il restauro dell’organo di Santa Maria del Suffragio) fino al 1976, l’anno della morte. “In un settore dominato da poche storiche famiglie, mio nonno seppe trovare il suo spazio e farsi apprezzare da tutti – ricorda Luca Costamagna – e mi commuove che oggi, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, che segnò anche la fine dell’attività della ditta, diverse iniziative onorino la sua memoria”. A maggio, nella parrocchia di San Giovanni in Laterano, ci sarà un concerto sull’organo che costruì per Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa mentre a giugno ci sarà la posa della targa in suo onore in viale Monza, in quella zona di Milano che tanto gli era cara.