GRAN MILANO
Lega e FdI in cerca di scalpo sul Meazza. Tararella e Fi critici
"La procura fa il suo lavoro, l’opposizione dovrebbe decidere la propria linea senza seguire la cronaca giudiziaria. Credo che ci sia un problema culturale nel centrodestra ad assumere un atteggiamento garantista", dice l’ex consigliere di Forza Italia Pietro Tatarella. Lo scontro in Consiglio comunale, a un anno dal voto
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11 APR 26

Foto ANSA
"Non voterei una mozione che chiede lo stop allo stadio e le dimissioni del sindaco”. Non ci sono sfumature per Pietro Tatarella, né timori di mettersi contro il centrodestra milanese che, in seguito all’inchiesta sulla vendita del Meazza, ha scelto la linea dura contro la giunta Sala, puro populismo penale. Per l’ex consigliere di Forza Italia, appena uscito del tutto scagionato da una lunga vicenda giudiziaria, cavalcare l’iniziativa della procura è un errore amministrativo e, soprattutto, politico. Spiega al Foglio: “E’ del tutto normale che per un’operazione così importante come la riqualificazione di San Siro ci siano state interlocuzioni tra i soggetti interessati e il comune di Milano, non vedo in che modo abbiamo potuto minare l’interesse pubblico che è quello di assicurare un futuro a quell’area”. Anche perché il rischio di un abbandono dell’impianto da parte delle due società era reale: “Inter e Milan appartengono a due fondi che fanno i loro interessi, avere uno stadio dentro o fuori la città non è fondamentale nelle loro strategie: se avessero deciso di lasciare Milano sarebbe stato un vulnus per la città perché non ci sono alternative ai due club. Anche l’ipotesi della ristrutturazione, su cui ero d’accordo per il legame affettivo che mi lega al Meazza, si è rivelata non praticabile perché non condivisa dalle società. e non vedo in che modo il Comune poteva costringerle ad accettarla”.
Molto diversa la posizione del centrodestra che, per opera di Lega e Fratelli d’Italia, ha chiesto le dimissioni di Sala (non indagato). Pesano le ruggini di sette anni di duro confronto e l’impatto provocato dall’inchiesta per turbativa d’asta che ha portato alle perquisizioni a Palazzo Marino e a nove indagati tra cui il direttore generale Malangone. Per Tatarella la strada da percorrere è un’altra: “La procura fa il suo lavoro, l’opposizione dovrebbe decidere la propria linea senza seguire la cronaca giudiziaria. Credo che ci sia un problema culturale nel centrodestra ad assumere un atteggiamento garantista, basta che arrivi un’inchiesta che colpisce gli avversari per approfittarne con l’obiettivo di creare consenso: purtroppo è una tentazione che esiste anche in altre forze politiche ma questo non giustifica un cedimento che appare poco comprensibile dopo la campagna referendaria per il Sì”.
A un anno dal voto, se il centrodestra vuole essere competitivo e ritornare al governo della città, secondo l’ex consigliere la strategia elettorale andrebbe depurata di ogni giustizialismo e improntata su un’idea alternativa da contrapporre al centrosinistra: “C’è un 50 per cento che non vota più al quale bisogna rivolgersi, spiegare qual è la Milano che si vuole proporre, offrire contenuti, essere convincenti su temi decisivi come l’efficienza e la velocità, una vicenda come quella dello stadio si è trascinata troppo a lungo, non è ammissibile per la nostra città”. Tema centrale da affrontare è la stasi dell’urbanistica che, al momento, sembra senza vie d’uscita. Per Tatarella l’unica soluzione è politica: “Bisogna intervenire presto perché la città è paralizzata, c’è stato il tentativo del Salva Milano che era positivo ma si è bloccato anche perché è stato da subito presentato come un provvedimento ad hoc per Milano, non si è fatto capire che il riordino delle normative sull’urbanistica è di interesse generale. Adesso serve uno sforzo da parte del governo che possiede gli strumenti adeguati, altrimenti restiamo fermi perché il sindaco da solo non può farcela”.
Nell’immediato si annuncia uno scontro in Consiglio comunale dove Lega e Forza Italia stanno preparando un ordine del giorno per chiedere la sospensione della delibera di vendita dello stadio. Questo da un punto di vista amministrativo; sul piano politico sarà ribadita in aula la richiesta di dimissioni del sindaco già annunciata alla stampa la settimana scorsa. Non sarà facile coinvolgere Forza Italia, sinora rimasta silente per l’imbarazzo suscitato dalla posizione dei suoi alleati: “Vediamo quale sarà il testo, poi decideremo – spiega il consigliere Alessandro De Chirico – mentre sulla richiesta di dimissioni del sindaco chiedo: c’è un reato? Io dico che non si può essere garantisti solo con gli amici, bisogna esserlo sempre. Solo pochi giorni fa eravamo impegnati in una giusta battaglia referendaria, mi chiedo come facciamo a chiedere le dimissioni”. Anche sul tema stadio l’esponente forzista – che pure ha votato contro la delibera di vendita lo scorso 1 ottobre – mostra forti perplessità: “C’è stato il rogito, il progetto di San Siro è già partito, dobbiamo essere pronti per gli Europei del 2032. C’è anche un altro problema: in caso di revoca ci saranno penali da pagare”. L’ordine del giorno dovrebbe essere presentato oggi in conferenza dei capigruppo, sarà discusso la settimana prossima.