(Lapresse)

GranMilano

Salone, Sala, bingo!

Fabio Massa

La “minaccia” Albertini mette il turbo al sindaco. Ma a destra si cincischia: male

Ci sono persone che rendono meglio quando competono, altre che viaggiano alla loro velocità di crociera indipendentemente dagli altri. Che Beppe Sala appartenga a quelle che rendono meglio quando gareggiano, è fuori di dubbio. Pare gliel’abbia detto anche il medico (letteralmente): la sfida gli serve a stare bene fisicamente. Sarà forse per questo che dopo la comparsa (ipotetica) di Gabriele Albertini nell’inquadratura del film sulle prossime elezioni comunali l’ex numero 1 di Expo ha messo la marcia in avanti, dopo tanto cincischiare nel centrocampo della politica (i Verdi Europei e Italiani, le altre dieci liste in divenire, le varie ed eventuali di una proposta alla città ancora in divenire).

Sala incassa quindi un successo praticamente in solitudine: quello di aver salvato il Salone del Mobile, seppure in tono minore, in una sostanziale latitanza del centrodestra. Sarà una sorta di mini-Salone, che si farà solo perché il problema a un certo punto è emerso pubblicamente: le aziende erano già convinte di far saltare l’appuntamento settembrino, se non fossero intervenute le istituzioni. E dunque: Beppe Sala che si procura e mostra a tutti la partecipazione di Sergio Mattarella; Giancarlo Giorgetti che si attacca al telefono, e via discorrendo. Tutti per salvare l’evento della ripartenza, con buona pace di aziende del calibro di Poliform, che dall’inizio ha tenuto la linea della non partecipazione.

 

Se il successo del sindaco è politico, è anche del tutto pieno, perché non c’era nessuno a insidiarlo, a livello di competitor. L’assenza dal campo determina la vittoria a tavolino 3 a 0. E c’è da scommettere che Sala potrà dire al centrodestra che mentre loro minuettavano intorno ad Albertini, lui si occupava davvero dei tassisti, dei ristoratori e di tutta quell’economia che da via Tortona si espande su Milano. Stesso discorso per lo stadio. Dopo tanto tentennare Sala una posizione la sta prendendo: se l’Inter assicura che c’è, si fa. Come dichiarazione d’intenti non è male. Certo, ci sono anche le perturbazioni. Candidati che litigano con candidati, avance di una lista contro l’altra, pacchetti di voti contesi: ma è normale, e da un certo punto di vista assai salutare perché (come si diceva in premessa) la competizione assicura risultati migliori.


Sul fronte opposto Matteo Salvini porta a bere un caffè Gabriele Albertini, mentre Fratelli d’Italia ha detto chiaro e tondo che questa non è la sua partita. E dunque si aspetta Silvio Berlusconi, la cui telefonata non solo non è risultata decisiva, ma neppure particolarmente carica di significato politico. Alessandra Ghisleri e il suo sondaggio rimangono là, dato appeso senza contrappeso politico. Albertini è indietro rispetto a Sala di una incollatura? L’importante è che ci sia, e che sia il migliore del centrodestra, dicono i suoi supporter. Tuttavia anche Gabriele Albertini sa che la sua candidatura non può rimanere in bilico per troppo tempo, come lo è stata quella di Roberto Rasia.

Perché è come un frutto: oltre la maturazione non è commestibile. Quindi staccherà la spina prima, questo è certo. Anche se i tempi potrebbero non essere così brevi. C’è chi assicura che almeno due-tre settimane ci siano, per sciogliere il nodo. Il 13 maggio c’è la sentenza sul Ruby Ter, e bisogna scollinare. Difficile che prima si muova qualcosa. Di certo nel campo del centrodestra c’è irritazione. Tra Fratelli d’Italia e Lega, è cosa nota. Ma anche Arcore non vede di buon occhio la “seconda volta” di Salvini: ovvero la strategia di andare a pescare in casa azzurra risorse che poi riferiscono e riportano direttamente al leader leghista.

Una sorta di opa di intelligenze, per capirsi. Esattamente come è successo con Letizia Moratti alla vicepresidenza di Regione Lombardia, subìta dal Cav. e orchestrata da Salvini, il caso si potrebbe ripetere con Albertini. E dunque? Dunque sta a Berlusconi scegliere se esprimere un candidato proprio, profondamente azzurro e liberale, anche se “spinto” un caffè alla volta da Salvini, oppure respingerlo. Comunque sia, Albertini pare non si voglia far tirare per la giacca. Quando passa il momento il frutto cade. Come le candidature.