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Me contro Te, gli incantatori di bambini
Li fanno innamorare e poi gli vendono di tutto. Come funziona la macchina di Luì e Sofì (che forse s’è inceppata)
3 OTT 26

Me Contro Te è l’impero color confetto costruito da Sofia Scalia, 29 anni, e Luigi Calagna, 33 anni (foto via Facebook)
C’era una volta un buffo pifferaio, protagonista di una leggenda tedesca ambientata nella città di Hamelin, in Bassa Sassonia, diventato celebre grazie alla fiaba dei fratelli Grimm Il pifferaio magico. Dove si legge che tutti i bambini del paese marciarono dietro di lui “ipnotizzati” dalla sua musica. I bambini di Hamelin, in fondo, continuano a marciare ancora oggi. Solo che gli incantatori sono usciti dalle fiabe e non hanno più bisogno di un flauto: hanno uno smartphone, un canale YouTube, TikTok, Instagram. E c’è una differenza sostanziale. L’incantesimo è diventato un modello di business. Prima li fanno innamorare. Poi cercano di vendere loro uno zaino. E a suon di zainetti e molto altro hanno costruito dei veri e propri imperi. Solo che i bersagli di questa strategia hanno cinque, sei, sette anni e lo zaino, naturalmente, lo pagano i genitori. E’ dentro questo cortocircuito che si è inceppata la macchina perfetta dei Me Contro Te, l’impero color confetto costruito da Luigi Calagna, 33 anni, e Sofia Scalia, 29 anni: Luì e Sofì per milioni di bambini. Lo scorso 14 settembre Consumerismo No Profit ha depositato al Tribunale civile di Palermo un’azione inibitoria contro la loro società, contestando pratiche commerciali ritenute aggressive e ingannevoli e sollevando questioni anche sul trattamento dei dati dei minori. Nel mirino c’è soprattutto il passaggio, ritenuto dall’associazione troppo poco riconoscibile, dall’intrattenimento alla vendita: sul sito compariva la sezione “Negozio”, poi l’invito “Vai allo shop!”, che attraverso un link di affiliazione portava direttamente ad Amazon. Tre passaggi, forse meno, e la fiaba aveva già un costo.
Consumerismo No Profit ha depositato al Tribunale di Palermo un’azione inibitoria contro la loro società, denunciando pratiche ingannevoli
Le contestazioni dovranno essere valutate dai giudici. Non c’è, al momento, alcuna violazione accertata e non risulta neppure un provvedimento che abbia ordinato la chiusura del sito, che dal 21 settembre comunque non è più accessibile. Al suo posto compare una schermata che ne annuncia la sospensione temporanea per “interventi tecnici di aggiornamento e ottimizzazione”. La coincidenza temporale è evidente: il sito è andato offline una settimana dopo il deposito del ricorso. Il collegamento tra i due fatti, però, non è accertato. L’atto di Consumerismo è stato anche notificato alla Procura della Repubblica di Trapani per i profili relativi alla privacy. Ma sarebbe riduttivo soffermarsi sulla questione giudiziaria. Perché dietro quella pagina spenta c’è stata – e certamente ci sarà ancora – una delle più impressionanti macchine commerciali costruite in Italia intorno all’immaginario infantile. Numeri da capogiro: 1,6 milioni di follower su Instagram; a settembre 2026 il canale ha toccato quota 7,38 milioni di iscritti su YouTube e superato i 12 miliardi di visualizzazioni complessive; oltre ai 3,5 milioni di seguaci su TikTok. Dati che testimoniano la capacità, se non il potere, di farsi guardare e riguardare, per anni. A questa platea si aggiungono gli altri canali e i social. Poi film, libri, musica, spettacoli, giocattoli, abbigliamento, materiale scolastico e una società con un patrimonio netto che nell’ultimo bilancio ha superato i 29,1 milioni di euro. Non male per due ragazzi di Partinico che avrebbero potuto fare tutt’altro.
Luigi studiava Farmacia. Sofia frequentava il liceo scientifico e sognava Medicina. Nel 2014 lo sliding door: un telefonino, YouTube e le prime challenge. All’inizio li guardano in cento, soprattutto amici e parenti. Arrivano a mille iscritti e scoprono dai commenti che il loro pubblico è composto in gran parte da bambini. Si danno perfino una soglia: se non raggiungeranno i diecimila, forse sarà meglio smettere. Non fanno in tempo. Arrivano a trecentomila. Luigi lascia Farmacia e passa a Scienze della comunicazione, spiegando di voler acquisire strumenti per comprendere e gestire meglio quel nuovo lavoro. Anche Sofia prova l’università, ma ormai la macchina corre. Il nome nasce quasi per caso. Le loro erano sfide, ovvero “challenge”, quindi serviva un “contro”. Luì contro Sofì avrebbe messo prima Luigi, Sofì contro Luì prima lei. La soluzione mette tutti d’accordo: Me Contro Te. A posteriori, una decisione di marketing piuttosto fortunata. Una delle domande che Google associa inevitabilmente ai loro nomi è: quanto guadagnano? I circa 29 milioni di euro dell’ultimo bilancio non sono ciò che Luì e Sofì guadagnano in un anno: rappresentano il patrimonio netto della Me Contro Te Srl, posseduta dai due al 50 per cento. Nel 2025 la società ha registrato circa 4 milioni di ricavi da vendite e prestazioni e 1,8 milioni di utile; nel patrimonio figurano circa 19 milioni di immobili e oltre 10,6 milioni investiti tra fondi e titoli. Per avere soltanto un riferimento di scala, lo stipendio fisso lordo annuale stimato di Kylian Mbappé al Real Madrid è approssimativamente di 31 milioni di euro. Sono grandezze finanziarie diverse – patrimonio societario accumulato contro retribuzione di un singolo anno – ma l’accostamento restituisce bene la distanza percorsa: dalle challenge in cameretta a cifre che appartengono all’universo delle superstar internazionali. E YouTube è ormai soltanto un pezzo della faccenda. Cinema, editoria, musica, spettacoli, royalties. E merchandising. Molto merchandising. T-shirt, felpe, scarpe, specchietti, diari, card, astucci, trolley, zaini, bambole, borracce, biancheria da letto. Persino salviettine umidificate. Un inventario che a un certo punto smette di sembrare una linea di prodotti e comincia ad assomigliare all’arredamento completo di un’infanzia. E’ qui che il fenomeno diventa più interessante del fatturato. Perché nessuno obbliga un genitore a comprare uno zaino dei Me Contro Te, e trasformare un marchio in un universo merceologico è una normalissima – e riuscitissima – operazione imprenditoriale. Il punto è capire come un oggetto qualsiasi diventi desiderabile per un bambino solo perché appartiene a quel mondo. “Alla base del successo degli idoli c’è un meccanismo psicologico molto potente: l’identificazione proiettiva. Il bambino, ma in parte anche l’adulto, non si limita ad ammirare il proprio idolo – spiega lo psichiatra Carmelo Zaffora – ma tende a identificarsi con lui e, inevitabilmente, anche a possedere ciò che possiede o propone. Naturalmente l’identificazione con un personaggio famoso non è di per sé negativa. Il punto è capire che cosa viene offerto a chi guarda e quale modello viene proposto”.
Oltre i numeri sui social. Film, spettacoli, abbigliamento, materiale scolastico: il patrimonio netto dell’azienda ha superato i 29 milioni di euro
Per vendere la fiaba, prima bisogna costruirla. Nel 2020 Luì e Sofì arrivano al cinema con Me contro Te – Il film: La vendetta del Signor S, diretto da Gianluca Leuzzi, con un incasso record di circa 9,5 milioni di euro. Fu il primo successo di sei film della saga, cui si aggiungerà lo spin-off Cattivissimi a Natale. Nel 2022 Il mistero della scuola incantata vince il David dello Spettatore (destinato al film italiano che ha ottenuto il maggior numero di spettatori nelle sale cinematografiche) ai David di Donatello. In mezzo ci sono libri, canzoni, e concerti. L’estetica è elementare e potentissima. Rosa, fucsia, azzurro, cappelli enormi, stivaletti rosa shocking. Le canzoni fanno quello che le canzoni per bambini hanno sempre saputo fare: trasformano poche parole in un rito. “Metti le mani su, dai un bacio a chi vuoi tu…”. Le vocali, i gesti. Non occorre scomodare la semiotica: lo Zecchino d’Oro conosce da decenni la forza della ripetizione e la Macarena ha dimostrato che quattro movimenti associati a un ritornello possono conquistare il pianeta. Ma il vero segreto è nelle storie. Ed è qui che, in mezzo a tutto quel rosa, compare un signore russo morto più di mezzo secolo fa: Vladimir Propp. Nel 1928, nella Morfologia della fiaba, Propp smontò le storie popolari per capire perché racconti diversissimi sembrassero obbedire sempre agli stessi meccanismi. Cambiano principesse e draghi, boschi e castelli, ma ritornano l’eroe, l’antagonista, la missione, la prova, l’aiutante, il dono, l’oggetto magico, il ritorno. Non sappiamo se gli autori dei Me Contro Te abbiano mai lavorato pensando a Propp. Non importa. Propp arriva da solo. Luì e Sofì sullo schermo sono gli eroi; il Signor S (Pierpaolo Zizzi) è l’antagonista che rompe l’equilibrio e mette in moto l’avventura; Perfidia (Antonella Carone) è la complice che ne amplifica l’azione; Pongo (Michele Savoia) è l’aiutante che corre in soccorso dei protagonisti. Il bambino riconosce un universo costruito sulla grammatica elementare della fiaba. Nel terzo capitolo della saga cinematografica – Persi nel tempo (2022) – arrivano gli oggetti magici. Una clessidra si rompe e sparpaglia i protagonisti attraverso le epoche: Luì e il Signor S finiscono in un futuro popolato da robot, Sofì e Perfidia nell’antico Egitto, dove incontrano la nuova antagonista Viperiana. Ma nel frattempo l’oggetto magico è uscito dalla fiaba: nell’industria contemporanea dell’intrattenimento infantile può attraversare lo schermo e finire sullo scaffale. Il bambino non deve più soltanto immaginare di appartenere alla storia. Può comprarsene un pezzo.
Il 5 settembre si sono sposati all’Unipol Dome di Milano davanti a circa seimila spettatori paganti. Biglietti fra 48 e 110 euro
A questo punto però sarebbe molto facile indignarsi. Anche troppo. Perché prima di Luì e Sofì c’erano Paolo Bonolis, Manuela Blanchard, Licia Colò, i cartoni animati e quel gigantesco pomeriggio televisivo chiamato Bim Bum Bam. Chi è cresciuto negli anni Ottanta ricorda bene che l’infanzia non viveva affatto in una riserva protetta dal commercio. Pubblicità, telepromozioni, merendine, giocattoli e prodotti legati ai personaggi erano parte integrante dell’ecosistema della televisione commerciale. L’industria aveva capito da molto tempo la forza economica di un soggetto che presenta una caratteristica piuttosto curiosa: non ha reddito, ma può orientare le scelte di consumo degli altri. “Mamma, me lo compri?” Dunque, sembra che poco sia cambiato. La televisione degli anni Ottanta poteva essere martellante, sfacciata e molto meno sorvegliata di quella attuale. Ma aveva una geografia: il programma, lo spot, il ritorno al programma. Le telepromozioni confondevano già i piani, certo, ma proprio perché esistevano due piani da confondere. Il digitale può farli coincidere. Il creator è contemporaneamente personaggio, volto del prodotto, amico percepito e soprattutto porta d’ingresso al negozio.
Intanto Luì e Sofì hanno compiuto un passo ancora più interessante. Hanno fatto entrare i bambini addirittura nella loro vita. Il 5 settembre si sono sposati all’Unipol Dome di Milano davanti a circa seimila spettatori paganti. Biglietti fra 48 e 110 euro. Per incontrare gli sposi prima dello spettacolo era previsto un pass aggiuntivo da 250 euro. Mamme e papà, riluttanti o compiacenti non fa differenza, intenti a prenotare biglietti online, mezzi di trasporto e camere d’albergo pur di assecondare il desiderio dei figli di incontrare i propri idoli. E così nell’ultima frontiera del merchandising l’amore diventa matrimonio, il matrimonio racconto e il racconto evento.
I Me contro Te hanno costruito un legame di fiducia con i bambini, che non possono distinguere una storia da una proposta commerciale
Si amano davvero. Stanno insieme da giovanissimi e non esiste alcun elemento per mettere in dubbio la sincerità della loro relazione. Il punto è capire dove finisca Luigi e cominci Luì, dove finisca Sofia e cominci Sofì, quando persino il matrimonio entra nell’universo economico costruito intorno ai personaggi. Non è un interrogativo completamente nuovo. Chiara Ferragni aveva edificato il più potente laboratorio internazionale di sovrapposizione fra biografia, racconto e commercio. L’inciampo sul pandoro Balocco ha mostrato quanto rapidamente possa incrinarsi questo meccanismo quando il pubblico comincia a interrogarsi sul confine fra racconto personale e vendita. La chiave sta in una sola parola: la fiducia. Il follower può essere comprato, perso, sostituito. La fiducia no. Nel caso dei Me Contro Te c’è una complicazione ulteriore: quella fiducia è stata costruita soprattutto con bambini, persone che stanno ancora imparando a distinguere una storia da una proposta commerciale. Da Partinico a oggi sono arrivati a 12 miliardi di visualizzazioni. Sempre più su, ogni volta un po’ più in alto. Ed ecco Icaro. Non come profezia di caduta, perché sarebbe moralismo da quattro soldi. L’impero dei Me Contro Te non precipita: è ricco, strutturato e seguito da milioni di persone. Il ricorso di Consumerismo deve ancora essere esaminato e potrebbe avere esiti inattesi. Ma Icaro è interessante perché all’inizio vola benissimo. Dedalo gli ha costruito ali straordinarie. Il problema arriva quando il successo del volo cancella la percezione del limite. Le ali dei Me Contro Te e di tutte quelle persone che dal nulla e in modo imprevisto hanno creato imperi, ingegnandosi e sfruttando le potenzialità immense delle piattaforme, sono di cera o sono solide come il marmo? Per trovare una risposta, forse è meglio tornare dove tutto è cominciato. Al pifferaio di Hamelin. “Ben presto – si legge nella favola dei fratelli Grimm – non uscirono ratti e topi, bensì accorsero dei fanciulli, maschietti e femminucce dal quarto anno in poi in gran numero. Continuando a suonare il piffero egli li condusse fuori dalla Porta Orientale in una montagna dove sparì assieme a loro”.
Il resto della favola dei Me contro Te invece è ancora tutto da scrivere.
