I found my love in Rogoredo

Ci mancavano le nozze a pagamento. Protagonisti i "Me contro te", idoli dei bambini, e astuti imprenditori, che si sposeranno in un palazzetto a Milano. Biglietti da 48 euro. Ma non sarebbe il caso di pagare anche gli invitati a questo punto?

1 SET 26
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Luigi Calagna e Sofia Scalia, sono i “Me contro te” (da Instagram)

Non c’è solo l’estate eterna, che durerà ancora due settimane con temperature tropicali, ma anche i matrimoni estivi, eterni. I matrimoni estivi sono una cosa che dovrebbe essere vietata dalla convenzione di Ginevra, e sono una cosa che si continua a fare nonostante e in sfida al cambiamento climatico, come le ferie ad agosto e le case senz’aria condizionata.
Un paese serio li sospenderebbe da giugno a ottobre, specialmente nel format “con sequestro”, nella splendida cornice di un borgo palermitano o veneziano o umbro, con addii al celibato e nubilato, i “voti” – quella cosa per cui sul telefono gli sposi, grazie a ChatGpt, leggono frasi strappalacrime in favore di un altro telefono (sarò il tuo partner in craim eccetera) tra i tovaglioli bianchi sventolanti. E invitati furibondi per le liste nozze e i soliti interrogativi (quanto mettere a testa? Ma se mi invitano e non vado, devo pagare lo stesso? E, non sposandomi, quanto avrò devoluto per matrimoni di altri in una vita?).
Ma adesso, insieme all’estate definitiva arriva il matrimonio definitivo, quello a pagamento. Cioè acquistando proprio i biglietti, e sarà il 5 settembre, a Milano, all’Unipol Dome, il simil-Guggenheim tondo costruito da Chipperfield per le Olimpiadi Milano-Cortina in quell’incredibile borghetto attorno alla stazione di Rogoredo che spunta dal deserto e sembra Abu Dhabi (manca però un Louvre-Rogoredo).
Ivi si terrà il matrimonio dell’anno e forse del secolo, quello dei “Me contro te”, la coppia di astuti youtuber palermitani che “si diranno sì” davanti a una folla appunto pagante nel mammozzone da 16mila posti. I me contro te, al secolo Luì e Sofì, Luigi Calagna e Sofia Scalia, apprendo dal Corriere (non avendo figli, oltre che non sposandomi, confesso la mia totale ignoranza, ma insieme ammirazione crescente per questo duo) sono una specie di Cristina D’Avena però in coppia, e “on steroids”, cantano fanno film e video e libri, il tutto per bambini, e quindi adulti accompagnatori, mietendo micidiali guadagni.
La loro società “Me contro Te” (posseduta al 50 per cento da entrambi) ha un patrimonio netto di 27 milioni di euro così investiti: 20 in fabbricati civili, 3 di liquidità in banca e altri 4 in titoli di Stato e similari (l’ultimo bilancio disponibile è del 2024) come scrive sempre il Corriere. I due si sono conosciuti nella splendida cornice di Partinico (PA) ma dopo i primi successi si sono trasferiti a Milano, dunque niente south working ma anzi emigrazione e successo al settentrione come una volta. Il loro business è decollato negli anni, e fa piacere vedere la creatività italica che coi nuovi mezzi tecnologici si afferma sempre più. Hanno fatto anche film, e che film, la loro “Vendetta del signor S” nel 2020 ha battuto perfino Zalone per un weekend.
Emblemi del sano spirito imprenditoriale italico, ora si sono applicati al format “matrimonio vip”. Il matrimonio “vip” è un business che si sta evolvendo molto velocemente: esattamente otto anni fa si andò a quello dei Ferragnez, coppia allora baluardo di diritti civili e inclusione e del più succulento woke mediterraneo, prima del crollo e della separazione e del riposizionamento della componente maschile della coppia (ora Fedez si è spostato a destra e il suo podcast pare verrà comprato dagli Angelucci). Ai tempi ci furono molte indignazioni perché per esempio l’Alitalia che ancora esisteva (esistevano ancora molte cose) affittò un velivolo in charter alla coppia, che lo personalizzò per l’occasione. C’erano bambini a Noto che si arrampicavano pericolosamente sui cornicioni per vedere la cerimonia, che era come si vuole “blindatissima”. E chissà se i Ferragnez avessero saputo che si potevano vendere i biglietti.
Ma forse invece lo sapevano ed applicavano semplicemente un altro modello di business, perché il matrimonio blindatissimo è l’altra faccia di quello a pagamento, comunque sia monetizzi (nel loro caso i Ferragnez stavano girando un documentario, del loro stesso matrimonio, che è come il maiale, non si butta niente). È insomma la versione Taylor Swift, anche lei matrimonio a porte chiuse (ma al Madison Square Garden) e poi con riutilizzo di coppe e prosciutti (tutti attendono il nuovo album per sapere come e se il maiale matrimoniale sia stato spezzettato), o in piccolo le nozze Blasi (il 13 settembre Ilary Blasi si sposa infatti a Ravello con tale Bastian Müller — tutto segretissimo. E prima addio al nubilato alle Baleari. Ma oltre ai prosciutti, qualcuno ha mai calcolato la quantità di CO2 prodotta dai matrimoni?).
Tornando ai “Me contro te”, hanno 1,6 milioni di follower su Instagram, 3,5 su TikTok, sette e passa su YouTube. I loro seguaci si chiamano “Trote” (una specie di crasi) e le trote all’Unipol Dome assisteranno allo scambio dei voti, dunque partner in craim, sarai il mio best friend, vivrò con te le migliori avventure, eccetera (chissà i parenti di Partinico che emozione!). La foto nuziale è già stata postata sui social.
Ma veniamo ai prezzi. Per partecipare alle nozze semplici i biglietti partono da 48 euro (fino ai 110 per la “poltronissima gold"), mentre per il “meet and greet” cioè per incontrare gli sposi, le trote devono sborsarne 250 (oltre al biglietto, una cosa non comprende l’altra). Luì e Sofì sono evidentemente dei geni, della pesca alla trota e degli affari: hanno applicato il modello “romance” al frusto rito della cerimonia nuziale.
Alle presentazioni dei romance, cioè i nuovi harmony, i romanzi di pronta beva che piacciono molto ai ragazzi e alle ragazze, al contrario delle presentazioni dei libri normali, si paga infatti tutto. I lettori pagano per esserci, per conoscere i loro idoli, per raggiungerli dopo all’aperitivo (pratiche che nel vecchio mondo dei libri tradizionali il povero scrittore, come il vecchio sposo, si smazza gratis, fa la sua concione, firma le copie, stringe mani, racconta aneddoti, beve prosecco caldo, si esibisce come il Biagini di “Io la conoscevo bene”, tutto sperando che qualche anima pia compri il libro).
Invece questi sono due Dolly Parton di Partinico (la defunta Dolly Parton, con quella vocina, era un esempio pazzesco di businesswoman: aveva detto no grazie a Elvis quando, per cantare la sua “I will always love you”, la più grande star di tutti i tempi voleva pure i diritti d’autore. E aveva aperto “Dollywood”, un parco a tema su sé stessa. Manco i Ferragnez all’apice della potenza).
Ma tornando ai matrimoni, di fronte a questi due modelli universali e rivali, il pay per use e quello a porte chiuse, ne andrebbe introdotto un terzo, quello degli ospiti a pagamento. Perché gli unici che ormai non monetizzano, nel gran circo matrimoniale, sono costoro, siamo noi: noi costretti a presenziare; e se c’è un tariffario preciso per tutto, ce ne dovrebbe esistere uno anche per chi viene deportato appunto nelle splendide cornici, magari a Noto (capitale ormai italiana dei matrimoni) comprensivo di rimborso per aeroporti chiusi per eruzioni; con un tot per il viaggio  (l’uscita, tipo idraulico). E quanto ci dovrebbero dare per un matrimonio nella splendida cornice di Rogoredo? (forse però comodo, vicino a fermate metro e alta velocità). Ma ancora, un tot per assistere ai voti (non meno di 200 euro), un tot per ascoltare divertiti i discorsi alcolici dei testimoni, un tot infine per la lettura; specie nei riti civili, il celebrante legge parole ispirate, spesso anche qui da ChatGpt: un tempo era tutto Neruda e Tagore, mentre la nuova moda è la poesia di Erri De Luca “Quando saremo Due” ("quando saremo due, nessuno sarà uno/uno sarà l’uguale di nessuno e l’unità consisterà nel due. Quando saremo due/ cambierà nome pure l’universo/ diventerà diverso", ecc. ecc).
Non si sa se il trend abbia però resistito all’incidente di De Luca su Israele, quando lo scrittore napoletano disse “sono sionista”, con relativa shitstorm. Era fine maggio, ma pare cinque anni fa. Stava per iniziare l’estate, la stagione dell’amore, la stagione dei matrimoni, da Partinico a Rogoredo, vabbè.