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Tragedia di famiglia ebraica. La storia degli Herzl
Si sono tutti suicidati o furono uccisi dai nazisti. Ha dato un paese al suo popolo, non ai suoi figli
25 LUG 26

Foto Getty
L’uomo che immaginò lo Judenstaat – non come utopia romantica, ma come necessità storica – non lasciò dietro di sé alcuna discendenza. La sua casa viennese, teatro di una rivoluzione spirituale e politica, si disfece mentre l’Europa preciptava nell’abisso che egli aveva predetto. Dopo la morte di Theodor Herzl, un copione che mescola il fato greco, la malinconia mitteleuropea e l’orrore novecentesco si è abbattuto sulla casa del patriarca del sionismo. Una tragedia che era anche la prova provata della tesi herzliana. Assimilazione, conversioni religiose, matrimoni misti, esili: nulla valse a sottrarre i suoi figli e il suo unico nipote alla sorte che Herzl aveva denunciato come inevitabile per gli ebrei d’Europa se non avessero abbracciato il sionismo.
Né le peripezie religiose di Hans, né l’esilio inglese di Stephen, né il matrimonio abbiente di Pauline salvarono gli Herzl. L’antisemitismo non si placa davanti a cognomi illustri, ai matrimoni misti o ai contributi culturali. Divora tutto. Stefan Zweig ricorda il giorno del funerale di Herzl, il 7 luglio 1904: “Fu uno strano giorno di luglio, indimenticabile per chi lo visse. Il corteo infinito fece capire a Vienna che non era morto un semplice scrittore o poeta, ma uno di quei rari creatori di idee che emergono vittoriosi su un paese e un popolo forse una volta ogni generazione. Al cimitero scoppiò il caos quando la gente si affollò intorno alla sua bara, piangendo, gemendo e urlando in modo selvaggio e disperato. Tutto l’ordine si dissolse in un lutto primordiale ed estatico, diverso da qualsiasi cosa avessi mai visto prima o dopo a un funerale. Attraverso questo dolore senza precedenti, che esplodeva dal profondo di un intero popolo, capii finalmente quanta passione e speranza quest’uomo solitario avesse lanciato nel mondo con la forza del suo pensiero”.
“Attraverso un dolore senza precedenti capii quanta passione e speranza quest’uomo solitario avesse lanciato con la forza del suo pensiero”
La moglie di Herzl, Julie, morì nel 1907, tre anni dopo di lui. Pauline, la primogenita, morì di eroina dopo un matrimonio scandaloso. L’altro figlio, Hans, divenne battista, cattolico, unitariano e poi quacchero, infine si sparò alla testa il giorno dopo il funerale della sorella. Lasciò un biglietto con la richiesta di essere sepolto insieme a Pauline e di raggiungere un giorno il loro amato padre, sepolto nella natia Vienna. Albert Einstein scriverà di Hans Herzl all’amico di quest’ultimo, Marcel Sternberger: “I tuoi articoli su Hans Herzl mi hanno profondamente commosso. La sua vita sprecata costituisce un monito per tutti gli ebrei contro l’abbandono del proprio popolo”. Trude, la più giovane degli Herzl, sposò un famoso industriale viennese, Richard Neumann, e diede a Herzl il suo unico nipote. Anche la vita di Trude terminò nel campo di concentramento di Theresienstadt. La macchina nazista la inghiottì, trasformando la discendente del profeta del sionismo in una delle innumerevoli ombre dell’Olocausto. Come le quattro sorelle minori di Freud, Rosa, Marie, Pauline e Adolfine, deportate a Theresienstadt e assassinate nel campo di sterminio di Treblinka. O le sorelle di Franz Kafka: Otylia, la sorella più cara al romanziere di Praga, morì ad Auschwitz, dopo essere passata per il lager di Theresienstadt; Gabriela e Valerie furono deportate dai nazisti nel ghetto di Lodz e uccise nel vicino campo di sterminio di Chelmno, mentre Milena, una delle donne amate da Kafka, alla quale dedicò “Le Lettere”, venne deportata nel campo di concentramento di Ravensbrück, dove morì.
Due figli di Herzl incontrarono lo stesso destino delle sorelle di Kafka e Freud, inghiottite dal buco nero della Shoah
Il figlio di Trude Herzl, Stephen, si salvò grazie al fatto che fu mandato a studiare in Inghilterra e il suo nome venne anglicizzato in “Stephen Theodore Norman”. Fu l’unico tra i discendenti di Herzl a compiere una breve visita nell’allora Palestina britannica nel 1945, un anno prima di togliersi la vita gettandosi da un ponte a Washington, dove era di stanza come ufficiale presso l’ambasciata britannica. Nel 1938, Stephan esortò i genitori a lasciare l’Europa per Eretz Yisrael, ma era troppo tardi. Quando Stephan ricevette nel 1946 la notizia che i genitori erano stati assassinati dai nazisti, rispose gettandosi dal Massachusetts Bridge. Le edizioni del mattino riportarono il suicidio di un impiegato dell’ambasciata britannica dal ponte sul Rock Creek Park. Le edizioni della sera precisarono solo che il suicida era il nipote e l’ultimo discendente vivente del defunto leader sionista. Il funerale ebbe a malapena un minyan per la preghiera.
Così due dei figli di Herzl si tolsero la vita mentre la terza cadde vittima delle forze dell’odio che Herzl aveva previsto e temuto. “Dead Herzls” di Joshua Cohen, vincitore del premio Pulitzer per il libro sui Netanyahu, è in uscita per la Penguin e ora racconta la storia tragica e terribile del padre dello Judenstaat. Nessun discendente di Herzl oggi è vivo. Una cugina, Hadasa Herzl, è morta in Israele nel 2005. Ci sono Liora e Tova Herzl, che sono stati ambasciatrici di Israele in Europa, ma si parla di cugini di terzo grado. C’era Frederika (Pnina) Herzl, una cugina di primo grado di Herzl. Nacque nel 1933 a Vienna da Max Herzl. Nel 1938, quando aveva cinque anni, i genitori ritennero pericoloso che una bambina ebrea con il cognome Herzl vivesse sotto il regime nazista e la mandarono dalla zia e dallo zio della madre in Cecoslovacchia. Nel 1939, con l’invasione nazista di Praga, i genitori firmarono un ordine di adozione fittizio affinché Frederika potesse immigrare in Israele con la zia e lo zio. I genitori riuscirono a sfuggire ai nazisti e sopravvissero all’Olocausto; nel 1948 arrivarono anch’essi in Israele, con un’ordinanza del tribunale che annullava l’adozione. Ma quando chiesero di riavere la figlia, fu risposto loro di no. All’inizio del 1948, prima della fondazione dello stato di Israele, scoppiò una dolorosa battaglia legale per la bambina. I genitori adottivi dissero di temere che i genitori biologici l’avrebbero riportata a Vienna, ma il tribunale ordinò loro di consentire ai genitori biologici di incontrarla di tanto in tanto. Questi incontri aumentarono la sofferenza dei genitori biologici e Frederika era apatica nei loro confronti, presentando la madre agli amici come sua zia. Nel 1949 il tribunale di Tel Aviv stabilì che Frederika avrebbe trascorso le feste con i genitori biologici. Quando compì diciotto anni nel 1951, Frederika chiese di rinnovare i rapporti con i genitori e li incontrò. Fu l’ultimo incontro. Dopodiché se ne persero le tracce, ma le ricerche ci dicono che tornò a Vienna, dove lavorò come bibliotecaria ed è morta nel 2009.
Quando il governo israeliano dispose il trasferimento delle spoglie di Herzl da Vienna e la loro riesumazione a Gerusalemme nel 1949, spostò anche le spoglie dei suoi genitori da Budapest e le fece seppellire nel sacrario nazionale sul Monte Herzl, la montagna intitolata in suo onore. Le ceneri della madre dei suoi figli, cremata nel 1907, sono andate perdute, e le ceneri della più giovane, Trude, assassinata dai nazisti, furono disperse tra le innumerevoli vittime della Seconda guerra mondiale. I corpi dei figli di Herzl, Pauline e Hans, furono lasciati nel cimitero di Bordeaux, in Francia, come relitti di un naufragio dimenticato. Nel 2004 Israele celebrò il centenario della morte di Herzl e il governo approvò una legge che fissava una data per una commemorazione annuale dell’eredità del fondatore. Dopo un lungo dibattito, il governo israeliano fece riesumare anche le spoglie di Pauline e Hans per seppellirle sul Monte Herzl. Lo stato ebraico che Herzl aveva immaginato nacque 44 anni dopo la sua morte. La famiglia che lui e sua moglie avevano fondato terminò con il suicidio del loro unico nipote, Stephen Theodor Norman, figlio di Trude.
Il governo israeliano dispose anche il trasferimento delle spoglie di Stephen per la riesumazione nel lotto di famiglia sul Monte Herzl. Oggi in Europa riposano soltanto i resti dei nonni di Herzl, sepolti nel piccolo cimitero di Zemun, alla periferia della capitale serba di Belgrado.
Nel frattempo anche gli edifici che hanno segnato la vita del fondatore di Israele hanno subito un destino amaro e beffardo. Luoghi che simboleggiarono la nascita di un’idea sono oggi palcoscenici di un conflitto che Herzl aveva previsto ma non potuto impedire.
Herzl fu fotografato nel 1901 mentre si sporgeva dal balcone della stanza 117 del Grand Hotel Les Trois Rois a Basilea, in Svizzera, durante il Quinto Congresso Sionista. La famosa foto del balcone, in cui Herzl è visto scrutare l’orizzonte sul fiume Reno, ispirò filosofi e artisti che la considerarono un’immagine della visione sionista. L’hotel svizzero è finito in vendita qualche anno fa e uno dei potenziali acquirenti è il fondo del Qatar di proprietà dell’emirato finanziatore di Hamas. Al Berggasse 6 a Vienna, il passato di Herzl rimane insolitamente presente.
L’edificio fu costruito a metà dell’Ottocento. Oggi la casa che fu di Herzl ospita una pizzeria di proprietà palestinese. Una targa in onore di Herzl fu inaugurata dal presidente israeliano Isaac Herzog un mese prima del massacro del 7 ottobre 2023. Deturpato prontamente pochi giorni dopo. Profanata anche la Theodor-Herzl-Platz. “La strada dalla Palestina a Parigi sta cominciando a passare per la mia stanza”, scrisse Herzl nel suo diario il 6 gennaio 1897. Il suo appartamento di Vienna ebbe un ruolo fondamentale nella creazione di uno stato ebraico. Una grande parte degli incontri più importanti si tenne lì. Da casa sua, Herzl fondò il giornale Die Welt e organizzò il Primo congresso sionista a Basilea nel 1897. Anni dopo che Herzl visse al numero sei di Berggasse , la necessità della sovranità ebraica divenne tragicamente più chiara.
Almeno tre ebrei furono deportati dallo stesso edificio e assassinati nell’Olocausto. Hugo e Irene Roden furono deportati il 14 luglio 1942 nello stesso lager dove morì la figlia di Herzl. Su 1.009 persone del loro trasporto, 950 furono uccise, tra cui Hugo. Camilla Tandler fu deportata tre giorni dopo i Roden. Morì ad Auschwitz e anche la sua data di morte è sconosciuta. Nello stesso edificio dove il sionismo passò da idea a movimento politico organizzato, Hakim Hadid conserva oggi una foto incorniciata con Yasser Arafat.
Pur credendo che Israele sia uno stato “illegale”, Hadid dice che bisogna accettare la realtà che non se ne andrà da nessuna parte. “Non possiamo uccidere tutti gli israeliani”, ripete.
La casa di Vienna dopo Herzl immaginò Israele oggi è di proprietà di una pizzeria palestinese: “Non possiamo uccidere tutti gli israeliani”
Magnifica città, Basilea. C’è la tomba di Erasmo; il Goetheanum, lo straordinario auditorium fatto costruire da Rudolf Steiner; è la città di Karl Barth, il teologo, e di Jakob Bernoulli, il matematico; vi hanno insegnato uno dei più grandi storici di sempre, Jacob Burckhardt, e il celebre filosofo Karl Jaspers; c’è la casa dove ha abitato Friedrich Nietzsche. Insomma, una capitale della cultura europea. E nella Basilea di Herzl, un manifestante alla parata dell’Eurovision, brandendo la bandiera della Palestina, ha fatto il gesto del taglio della gola rivolto a una donna ebrea che ha visto con i propri occhi quel gesto divenire realtà, la cantante israeliana Yuval Raphael, sopravvissuta al 7 ottobre, quando ha dovuto fingere di essere morta sotto i corpi senza vita al Nova Festival per otto ore (364 morti). Herzl aveva previsto quest’odio di massa; non aveva calcolato che avrebbe reclamato prima di tutto la sua progenie. Gli venne l’idea di uno stato ebraico dopo che entrò a contatto con l’odio antisemita della plebaglia francese quando copriva come giornalista il caso Dreyfus a Parigi. Il 5 gennaio 1895 il giovane corrispondente della Freie Neue Presse vide dal balcone del suo albergo di fronte alla Scuola militare di Parigi la folla ammassata intorno ai cancelli dove ebbe luogo la cerimonia di degradazione di Dreyfus.
“Mort aux Juifs”, gridavano. 130 anni dopo, di Herzl non ce ne sono più in giro, ma un erede di Dreyfus è diventato tenente colonnello dell’esercito di Israele. Il suo pronipote, Uriel Dreyfus, oggi è giudice nei tribunali militari israeliani. Il cerchio, in qualche modo, si è chiuso su una nota di speranza. Il capitano che venne spogliato dei gradi francesi ha un discendente che oggi emette sentenze sotto la bandiera azzurra e bianca con la stella di David.
130 anni dopo, di Herzl non ce ne sono più in giro, ma un erede di Dreyfus è diventato ufficiale dell’esercito di Israele
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Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.
