L’entusiasmo per la gip che ha scarcerato Siher e l’ipocrisia sulle troppe inchieste sballate

C’è o non c’è un problema di qualità giuridica? C’è o non c’è la necessità che le indagini vengano svolte con pertinenza ai fatti, onde non venire smentite come “un quadro fattuale confuso”? Il caso di Milano non è l’unico, ma è indicativo di un metodo sbrigativo nelle inchieste, soprattutto quelle mediatiche e in favore di vento popolare  
30 OTT 26
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(Foto Ansa)

Come nei migliori casi di serendipity, l’avventurosa, frettolosa ma anche zoppicante inchiesta aperta dalla pm di Milano Francesca Crupi e controfirmata dal procuratore Marcello Viola contro Youssef Siher, con tanto di richiesta d’arresto poi platealmente smentita dalla gip Tiziana Landoni, ha prodotto anche cose buone, per quanto involontarie. Di certo infatti sarà difficile trovare qualcuno, nel tradizionale e fossilizzato fronte degli ultrà della magistratura, disposto ad ammettere l’evidenza: anche i pm sbagliano. Di brutto. Prendono a volte delle cantonate investigative, e a volte fanno peggio a riguardo delle misure cautelari. E’ un’evidenza generale, ma casualmente nel rito ambrosiano della procura di Milano ha una certa incidenza statistica (sarà la memoria genetica dei tempi in cui Tonino Di Pietro, anziché ambire al Csm, imperversava in via Freguglia). Ora che l’ultima vittima dell’avventuroso metodo della procura è stato un beniamino della sinistra insurrezionalista, tutti quanti hanno celebrato con senso di liberazione la decisione di scarcerare Siher: evviva la gip che difende la libertà d’espressione. Sono arrivati, in tanti, persino a dire che il suo caso è la dimostrazione che non serve la separazione delle carriere. Peccato per l’ipocrisia che nasconde un non detto che è, però, sotto gli occhi di tutti: la scoperta che la pm aveva sbagliato. 
E che i procuratori dovrebbero, quantomeno, sorvegliare con più cura il senso di fascicoli aperti e di accuse formulate in fretta per valutare, caso per caso, se le mosse della giustizia possano essere fatte diversamente e meglio. Siher potrebbe diventare un caso di scuola. Sarà così? Se un gip, o in altri casi un tribunale del Riesame, cestina senza troppa riverenza un impianto accusatorio, non sarà che c’è da riflettere anche su come vengono impostate le inchieste? In questo, il caso del “rito ambrosiano” è di scuola. La serendipity, però, si scontra con due scogli. Il primo, le sparate di Giorgia Meloni contro la gip, che hanno avuto il solo risultato di spostare l’attenzione sulla sua inutile invasione di campo. Il presidente del tribunale Fabio Roia e la responsabile dell’ufficio gip Ezia Maccora hanno scritto che “la vergogna riguarda altre categorie della vita sociale”, approfittando dell’intemerata di Meloni per evitare di interrogarsi sulla “vergogna” di un arresto per accuse inconsistenti. Il secondo scoglio è che da sempre gli organi di informazione, e molti settori politici, prendono o contrabbandano per oro colato le tesi dei pm, anche le più spericolate. Un avviso di garanzia diventa condanna, la gogna mediatica oggi denunciata per Siher riguarda migliaia di cittadini innocenti. I social sono la cloaca che ribolle.
Poi arriva Siher, e si scopre che anche i pm sbagliano. E che invece i gip che applicano regole garantiste non sono i giudici cattivi di Acchiappacitrulli: chi si ricorda le grida di scandalo quando il gip di Brescia ha archiviato l’inchiesta sul procuratore aggiunto di Pavia nel caso di Garlasco, tanto per stare alla cronaca? E che dire, invece, delle critiche dubbiose quando il Riesame di Milano smentì in modo ruvido le decisioni del gip che si limitava ad accogliere acriticamente le tesi d’accusa sull’urbanistica? Il Riesame, poi corroborato dalla Cassazione, criticò duramente le tesi dei pm benedette dal gip come una “semplificazione argomentativa svilente”, un “quadro fattuale confuso”. C’è o non c’è un problema di qualità giuridica? C’è o non c’è la necessità che le indagini vengano svolte con pertinenza ai fatti, onde non venire smentite come “un quadro fattuale confuso”? Il caso di Milano non è l’unico, ma è indicativo di un metodo sbrigativo nelle inchieste, soprattutto quelle mediatiche e in favore di vento popolare. Quanti procedimenti sono stati aperti con grida mediatiche finite in nulla?
Solo ieri, la Cassazione ha respinto definitivamente un ricorso dei pm contro il dissequestro di un cantiere, la Torre Brera, che era già stato confermato al Consiglio di stato. Perché tanto accanimento a protrarre una vicenda già chiarita e su cui la procura ha evidentemente sbagliato? O le inchieste sulla vendita del Meazza? Il Riesame ha annullato il sequestro delle chat degli indagati criticandone il metodo: non si può scandagliare l’intero contenuto dei telefoni nella speranza di trovare una notizia di reato (vale per Siher, perché non riconoscerlo anche ai manager?). E l’inchiesta finita in fumo sulla proprietà del Milan? E arbitropoli, lasciata condurre a lungo ma priva di risconti, archiviata per inconsistenza nel giro di pochi mesi? O, per passare a temi più seri, le inchieste che pretendono di imputare direttamente alle imprese le irregolarità eventuali di chi opera con contratti di subappalto? O il recente caso Foodinho-Glovo, con la procura che pretende d’imporre un obbligo di assunzione subordinata dei rider che il gip ha respinto come ingiustificata? Quanti sono i casi su cui sarebbe necessario interrogarsi sulla natura e sui metodi di inchiesta?
Non certo per limitare la libertà di indagare, o “il responsabile e difficile esercizio della giurisdizione”. Si può invece discutere il metodo di aprire inchieste – o lasciarle proseguire in un formale silenzio (assenso) – forzando ipotesi di reato che spesso si rivelano inconsistenti. Esattamente come lo è stata la formulazione dell’accusa di “istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo” della pm Crupi controfirmata dal procuratore Marcello Viola. Troppe inchieste forzate sono però sempre benedette dalla stampa, e dai politici interessati a giorni alterni. Tranne poi accorgersi che il pm ha sbagliato. E’ il momento del ravvedimento operoso?