L'incostituzionale "processo" a Mussari e il garantismo di facciata della destra. Parla Petrelli (Ucpi)

"La maggioranza sbandierava il garantismo durante la campagna referendaria. Ma ora non dice nulla su ciò che sta facendo la commissione d'inchiesta su David Rossi", dice il presidente delle Camere penali. "Il Parlamento intervenga"


23 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 14:33
Immagine di L'incostituzionale "processo" a Mussari e il garantismo di facciata della destra. Parla Petrelli (Ucpi)

Foto ANSA

"La maggioranza sbandierava il garantismo durante la campagna referendaria. Ma ora non dice nulla su ciò che sta facendo la commissione d'inchiesta su David Rossi, che è incostituzionale". Così al Foglio Francesco Petrelli, presidente dell'Unione camere penali italiane riferendosi alle novità degli ultimi giorni sulla morte dell'ex manager di Monte dei Paschi di Siena. Nel corso di una conferenza stampa, Gianluca Vinci (FdI), presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso, ha dichiarato che, sulla base degli elementi raccolti, sarebbero coinvolti l'ex numero uno della banca Giuseppe Mussari, “quale mandante di un’azione di intimidazione che inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte di David Rossi”, e l’ex giocatore di calcio storico fiorentino Gabriele Ceccherelli, “quale soggetto che avrebbe organizzato e scelto le persone da coinvolgere nella fase esecutiva”, invitati poi presentarsi in commissione assistiti da un avvocato. Eppure, sottolinea Petrelli, "nessuna procura della Repubblica ha mai iscritto quei due cittadini nel registro degli indagati".
In una nota dell'Ucpi, i penalisti chiedono al Parlamento di intervenire. "Bisogna chiarire quali sono i limiti e i confini dei compiti di una commissione parlamentare, ma anche fare piena luce su come sia stato possibile che si sia realizzata una così ampia e irresponsabile fuga di notizie e violazione del principio della presunzione di innocenza", spiega Petrelli. Il presidente Vinci, è stato deputato prima per la Lega e in seguito per Fratelli d'Italia: partiti che durante la campagna per il referendum sulla giustizia hanno insistito tanto sull'importanza del garantismo quanto sull'esigenza di impedire la gogna mediatica. "Evidentemente era un garantismo di facciata. Da tempo noi denunciamo che questo principio sia utilizzato in maniera simbolica come un vessillo, e poi però sfruttato nella vita politica concreta come uno strumento di ricerca del consenso. E che quindi funziona a corrente alternata, a tutela degli amici e come clava nei confronti dei nemici. Esattamente il contrario di ciò che il garantismo dovrebbe essere". È una contraddizione, dice il penalista, che "esiste trasversalmente, non riguarda solo la maggioranza di governo. Anche nell'opposizione convivono anime con completamente diverse rispetto a cosa devono essere i diritti e le garanzie della persona nel processo, e lo abbiamo visto più volte, non solo nella campagna referendaria". 
Nel caso della commissione su Rossi, però, la questione è ancora più problematica. "Qui la contraddizione è stridente, è una sorta di confusione istituzionale – denuncia Petrelli – perché le commissioni di inchiesta devono esercitare la loro funzione utilizzando i poteri che vengono assegnati anche all'autorità giudiziaria con finalità non giudiziali ma politiche. Tra l'altro, si è violata anche la segretezza delle attività della commissione. Dare pubblicità a certi contenuti rischia di inquinare un'eventuale attività indagine in ambito giudiziario sul caso. E stendiamo poi un velo sulle modalità con le quali risulta che l'indagine sia stata compiuta, sulla trasparenza dubitabile delle fonti acquisite. Sulla cui credibilità non spetta a noi in questa fase fare delle valutazioni, ma su cui è possibile sollevare qualche legittimo dubbio".
Il Pd, oppositore (almeno in parte) della riforma Nordio, ha espresso "forte perplessità per la gestione del presidente Vinci: prima la fuga di notizie riservate, di cui non conosciamo l'origine e sulla quale non ci risulta sia stata aperta un'istruttoria, poi la diffusione televisiva di nomi e responsabilità ancora da verificare. La ricerca della verità su David Rossi richiede rigore e rispetto istituzionale, non può piegarsi alle regole dello show business", hanno scritto i componenti dem della stessa commissione. "È il gioco delle parti – dice Petrelli – a noi piacerebbe che questa proclamazione di principi poi valesse sempre e comunque, anche quando si assiste ad altre gravissime violazioni della presunzione di innocenza, quando si utilizzano le norme in maniera spudoratamente strumentale a fine di ricerca del consenso". E questo, secondo l'avvocato,  "è un inizio che possiamo tranquillamente addebitare tanto all'una che all'altra parte politica". 
Lo "straripamento dei poteri di inchiesta" di cui parlano le Camere penali rileva profili di incostituzionalità? "Indubbiamente sì. Perché la Corte Costituzionale già da alcuni anni ha chiarito che le Commissioni parlamentari d'inchiesta non hanno una finalità giudiziaria, non hanno il compito di giudicare", risponde Petrelli. "Devono semplicemente svolgere un'attività di ricognizione, di acquisizione di informazioni, di notizie che poi non devono servire a emettere sentenze improprie, ma soltanto a orientare poi l'azione politica del Parlamento. Qui credo che ci si trovi di fronte a un vero e proprio sviamento".