L'happening Garlasco ci fa capire perché serve riformare il sistema giudiziario

I talk-show con i verbali segretissimi del giorno prima, la follia dell’impugnabilità delle sentenze di assoluzione da parte del pm, la lentezza del procedimento. E lo status quo difeso da quelli del No alla riforma. Il “riesame” di un ex magistrato
19 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 06:23
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Andrea Sempio (foto LaPresse)

Quando al referendum sulla giustizia vinse il No ai cambiamenti – affatto imprevedibilmente, almeno secondo me – io, che per anni avevo scritto e detto sull’ineludibilità e l’urgenza della riforma di un sistema pericolosamente sommario nonché dilatorio fino alla latitanza, decisi che mi sarei rassegnato e che al limite non mi sarei più addolorato e indignato e forse, lo ammetto e me ne vergogno, avrei addirittura sorriso – sul principio che chi è causa del suo mal pianga se stesso – di fronte alle vittime di inefficienza, errori, violenze e spropositi giudiziari finanche madornali.
Decisione sdegnata e in cuor mio definitiva, tipo muoia Sansone con tutti i filistei. Come quella – mutatis mutandis in direzione ovvia – di Turgenev quando, mentre leggeva con sentimento il suo nuovo capolavoro Padri e figli all’amico e giovane collega che era venuto a trovarlo, si accorse che Tolstoj si era addormentato e gli giurò ostilità eterna. O come quella di André Gide quando, dopo l’esperienza nel 1912 di giurato in una sessione della Corte d’Assise di Rouen, giurò a se stesso l’addio “agli stridori tremendi fino all’angoscia di tutta la macchina giudiziaria”, malgrado fosse da sempre giustamente convinto che nessuna comunità potesse fare a meno di tribunali e giudici. Decisione in cuor mio definitiva dopo la vittoria del No alla riforma del bravo e coraggioso Nordio, dicevo, ma il diavolo fa le pentole e…
Giovedì al mercato il mio macellaio, arrabbiatissimo, si sfogava con i clienti a mano a mano che entravano, sempre la stessa solfa, un disco rotto: “Ho speso un mare di soldi per le vacanze della famiglia, un Perù per la migliore pensione e per capanno e ombrellone e sdraio di prima fila, e loro? niente, moglie, figli e nuore hanno passato tutte le giornate chiusi in camera con la bocca spalancata davanti alla televisione, saltellando da un canale all’altro perché tutti, proprio tutti, dalla mattina alla sera trasmettevano solo talk-show urlatissimi sulla vicenda Garlasco”. Oibò!
Venerdì, sempre al mercato, stessa identica nenia da parte di Bepi il pescivendolo, unica variante non più la spiaggia ma le montagne del Cadore. Incuriosito ho fatto portare due televisori nello studio e mi ci sono piantato davanti così passando, rapito e quasi in estasi, tutto il resto della settimana.
Mamma mia che ammuina da inferno! Malgrado mi sia occupato tutta la vita di aule giudiziarie, ho faticato per capire se stessero applicando il codice vigente o quello abrogato, nonché in quale fase, a che punto e perfino contro chi si stesse celebrando il procedimento. Quando ho percepito che si trattava dello status quo difeso da quelli del No mi ha pervaso una sensibile esasperazione delle ansie assiologiche e dei rovelli palingenetici che mi perseguitano da sempre e non ho potuto non decidere di rompere il mio presuntuoso silenzio un po’ troppo aventinese.
Ricordo le lunghe discussioni, fino a una quarantina di anni fa, su quello che allora era l’imminente “nuovo codice” (cioè quello oggi vigente), sulla discovery in particolare, in italiano niente più che “rivelazione” o “scoperta” del tipo “scopriamo le carte che abbiamo in mano” ma… in americano… parola accattivante e misteriosa per i nostri magistrati di allora. Discovery – ricordo a me stesso – per il vigente codice è il momento in cui finalmente cessa il segreto investigativo con il deposito degli atti e la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari (art 415 bis cpp.). Preliminari per capire chi è responsabile? No, per carità di Dio! preliminari (art. 326 cpp) solo per capire se la notizia di reato è palesemente fasulla e dunque va archiviata oppure merita una attenta verifica in dibattimento, quel dibattimento centro del processo in cui, cessato il dovere di ovattato e blindato riserbo inquisitorio, a voce alta e con le carte in mano si potrà discutere finalmente sulle responsabilità dell’imputato.
La ragione è chiara. Siccome la prova deve essere formata solo in pubblico dibattimento al cospetto di tutte le parti e libera da qualsiasi pre-giudizio (e non più – come con il vecchio codice – nelle chiuse stanze istruttorie di polizia giudiziaria o di pubblico ministero o giudice istruttore), a fronte delle novità dell’allora imminente codice di rito si usava spiegare che il giudice nulla e proprio nulla deve sapere dei fatti, prima dell’apertura del dibattimento, ma essere e restare ipervergine terzo e imparziale, al pari di un olimpico serafino, in attesa della celebrazione del rito nel contraddittorio tra le parti che, quasi messa cantata, dovrà svolgersi sotto i suoi occhi.
Chi poteva sospettare cosa sarebbe accaduto? Erano immaginabili gli snaturanti stravolgimenti e le attuali degenerazioni in barba a codeste verginità e discovery? Assolutamente no! Tanto inimmaginabili che non sono riuscito a capire, malgrado la già accennata mia vigile esperienza di aule giudiziarie e la buona volontà profusa in questo fine settimana di full immersion televisivo, come mai nella fase coperta dal segreto investigativo si potessero avere a disposizione verbali sit o registrazione di intercettazioni del giorno prima, o consulenze mai depositate, o interviste di esperti esterni sulla valenza di determinati elementi di prova, o addirittura – udite udite – giudizi di valore sul dettaglio indiziario da parte di magistrati in servizio in altri uffici giudiziari di altre regioni… in trasferta alla ricerca di visibilità.
Insomma il caso Garlasco come una Piedigrotta di più o meno sedicenti criminologi che urlano a memoria i segretissimi verbali del giorno prima… ma come fanno? chi glieli dà? è proprio impossibile accertarlo??? Talk-show informatissimi e martellanti, aggiornatissimi e sovente beceri opinionisti di vario conio, didascaliche miriadi di criminologi e criminologhe, girandole di documenti riservati e no, dettagliati libri addirittura scritti e pubblicati in vista di un dibattimento che verrà fissato chissà quando! schieramenti contrapposti e molto motivati, tutti con il pollice pronto a sentenziare in su o in giù, una corrida con lo sfortunato toro, o gladiatore se preferite, che tenta di difendersi; infelice toro che in questi giorni è ancora – seppure in probabile buona compagnia – il povero biondino con gli occhi di ghiaccio, quel giovane indagato schernito dai media per l’ingenua risposta – a parere nostro bastava quella per assolverlo – sul ciclo della povera vittima, della cui verosimile innocenza già scrivemmo su questi fogli dopo la definitiva sentenza di condanna, tanti anni fa.
Mezzo bicchiere, pieno o vuoto? A ben pensare… frigido pacatoque animo, naturalmente, l’happening Garlasco può essere provvidenziale per chi, come Carlo Nordio e tutti noi che volevamo la riforma, continui a ritenere che nel nostro paese il sistema giustizia sia intollerabilmente vergognoso e vada riformato. Epifania provvidenziale o, meglio, impietoso disvelamento di tutte le problematiche di codesto sistema, che furono difese dai vittoriosi del No (o non viste, mi chiedo comunque come digeriscano lo spettacolo) e che i riformatori volevano invece eliminare, non solo per mera decenza.
Epifania. Ci si riferisce, ad esempio e come accadde ben due volte allo sventurato “biondino dagli occhi di ghiaccio”, alla follia dell’impugnabilità delle sentenze di assoluzione da parte del pm, al fine di una condanna… ovviamente al di là di ogni ragionevole dubbio… della persona prosciolta da suoi colleghi ufficialmente non interdetti. Oppure alla lentezza del procedimento, che purtroppo giustifica i tanti non ricordo delle persone informate sui fatti. Oppure alla garrota massmediale da lui subita con beneplacito dei più.
Ancora epifania, ci si riferisce alla illegale e ciononostante disinvolta diffusione di materiale preliminare ad uso di impieghi mediatici che, come nella fattispecie, spesso massacrano l’esistenza delle persone e fuorviano le indagini.
Ancora epifania, da tempo viene rilevata una patologica deriva delle indagini preliminari verso il cuore del processo – non a caso qualcuno, Cassandra? è arrivato a sostenere che il processo sarebbe nelle mani della polizia – ma, naturalmente sempre a proposito di Garlasco, mai nessuno avrebbe sospettato quel che si sente nelle corride televisive di questi giorni. Enormità! Tipo che, alle prime battute inquisitorie, qualche mela marcia del Ris di Parma per indirizzarle sarebbe potuta arrivare, di propria iniziativa e con grande efficacia visti i riverberi persistenti dopo anni nella sentenza di condanna passata in giudicato, a influenzare e poi consolidare il clima attorno al povero Stasi con mostrificanti consigli fuorilegge da parte di psicologi… estranei e sicofanti – a tal fine informandoli, incredibile!, sul contenuto di atti segreti – e addirittura a condizionare le investigazioni sia con omissioni sia con correzioni sia con eliminazioni di alcuni elementi di prova; il tutto alle spalle di magistrati della procura e del tribunale ignari, forse perché formati su di una unica cultura non specialistica e ancora marcatamente accomunati in un’unica carriera.
Ancora epifania, ci si riferisce a quanto emerso con solare evidenza circa l’ormai assoluto predominio processuale della prova scientifica su sillogismi e pandette; con serio rischio – visto che a tutt’oggi il sapere di magistrati e avvocati è quasi esclusivamente giuridico e che appare penoso e soprattutto non rassicurante il loro faticoso balbettio in materia di alleli e Bloodstain Pattern Analysis – che la giurisdizione passi, nei fatti cioè ufficiosamente, dai magistrati ai consulenti tecnici. Invero non occorre essere un lungimirante visionario per rilevare e concludere che la conoscenza scientifica non sarà mai definitiva; che il futuro del processo sarà, nel graduale abbandono dei tradizionali e ormai scoloriti sillogismi giudiziari, sequenza di accertamenti tecnici sempre più sofisticati e complessi ossia guerra tra consulenti forensi; che sarebbe irragionevole, oltre che impraticabile e forse esilarante, ipotizzare che per controllare la correttezza delle metodologie e capire operazioni e conclusioni dei consulenti di parte, insomma per capire qualcosa, il giudice giurista sia costretto, di volta in volta e a sua volta, a nominare un proprio consulente tecnico, con incommensurabile spreco di risorse e soprattutto di tempo.
Come correre ai ripari? Gli Stati Uniti – nostri mentori giudiziari – affrontarono tali problemi fin dal 1923 con il caso Frey, forse dovremmo spicciarci anche noi. Crediamo che la strada sia una sola. Innanzitutto una normativa che preveda, per la formazione di magistratura ed avvocatura, una svolta culturale comprendente l’approfondimento delle principali materie di scienza applicata forense. Con all’orizzonte, de iure condendo ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 102 della Costituzione, in bella vista, un giudice specializzato nonché multidisciplinare in quanto integrato anche da esperti scientifici, come peraltro già previsto e realizzato – se ben ricordiamo – in materia di impresa, di minorenni, di agraria, di penitenziari, di immigrazione, di prevenzione e forse altro.
Tornando al caso Garlasco, tanto vergognoso da avermi fatto uscire allo scoperto dopo mesi di risentito silenzio, non si può non ricordare – e lo dico a ragion veduta – la legge statistica di Poisson che, non a caso, ricalca l’antico detto poliziesco “un solo scarafaggio è sempre un’eccezione”. Purtroppo può accadere, nonostante il quotidiano e onesto impegno professionale di magistratura e forze dell’ordine, quando le indagini preliminari spadroneggiano, i giudici sono amici e colleghi dei pm e tutti, o quasi, sono amanti di visibilità e presenzialismo.
Concludo. Nulla di disdicevole sarebbe accaduto se i tempi della discovery fossero stati regolarmente contenuti secondo legge, se non si fosse potuto confidare sempre nell’incontrollata acquiescenza dei media, se il segreto investigativo e i divieti di pubblicazione fossero stati rispettati, se le indagini fossero rimaste davvero preliminari al dibattimento, se questo si fosse svolto in tempi ragionevoli sotto il fuoco incrociato di tutte le parti, se il pm avesse potuto concentrarsi sulla direzione delle indagini con un ufficio separato e autonomo, insomma se la riforma del coraggioso Nordio fosse arrivata in porto.