FdI su Scarpinato: "Via dalla commissione Antimafia". La risposta del M5s: "Dimettetevi voi"

Per il gip di Caltanissetta parla di "attività depistante" da parte del senatore dei 5s nei confronti dell'ex pm Natoli prima della sua audizione all'Antimafia. Conte ai meloniani: "Siete spudorati". E li accusa di abusi: "Perché avete scudato le chat del vostro Delmastro?"

5 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 09:50
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Foto ANSA

Fra meloniani e pentastellati è scontro incrociato di lettere e accuse. Al centro di tutto c'è il senatore del M5s Roberto Scarpinato e l'attività depistante che avrebbe posto in essere nei confronti dell'ex pm Gioacchino Natoli secondo il gip di Caltanissetta, che sabato ha depositato il provvedimento di archiviazione del filone di indagine a carico di ignoti sulle stragi del '92 relativo al cosiddetto dossier mafia-appalti. Il riferimento è alle conversazioni, intercettate, avvenute tra Scarpinato e Natoli – per anni colleghi in Procura a Palermo – prima della audizione di quest'ultimo all'Antimafia, commissione di cui il senatore fa parte. La circostanza, già nota, sollevò molte polemiche e il parlamentare fu accusato di aver imbeccato l'ex magistrato. Il gip ha precisato "di non poter (e dover) prendere posizione sul fatto che un membro della commissione nazionale Antimafia (il senatore Scarpinato) possa concordare e/o anticipare a un soggetto che dovrà essere audito (Natoli) le domande che avrà intenzione di porgli e che "si tratta di un giudizio di opportunità squisitamente politico che è rimesso a sedi diverse da quella giurisdizionale. Quello che però qui è doveroso segnalare – ha concluso – è l'attività depistante posta in essere dal senatore Scarpinato nei confronti del dott. Natoli". 
Per Scarpinato, quella del gip è "un'affermazione non solo gravemente falsa, ma essa stessa depistante", ha detto in un'intervista al Fatto Quotidiano. "Un'altra gip dello stesso ufficio, Graziella Luparello, ha già bollato questa pista come affetta da 'severa miopia' e 'approccio mistico e dogmatico', ordinando nuove indagini in ben 43 punti per colmare le gravi lacune della Procura di Caltanissetta", ha proseguito l'ex procuratore di Palermo. Di tutt'altro avviso i parlamentari di centrodestra. "Quanto emerge dal provvedimento di archiviazione del gip di Caltanissetta sulla vicenda 'Mafia e appalti' è di una gravità che non può essere ignorata, soprattutto alla luce del ruolo che oggi Roberto Scarpinato ricopre all'interno della Commissione parlamentare Antimafia",  ha dichiarato Raoul Russo, capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione parlamentare Antimafia. "Per questo – ha proseguito – riteniamo che dovrebbe fare un passo indietro dalla Commissione Antimafia, così da poter essere finalmente audito e dare tutte le risposte necessarie agli italiani". L'invito a fare chiarezza è arrivato anche da Maurizio Gasparri. "Il documento prodotto dal gip di Caltanissetta ha una valenza storica che non può essere assolutamente ignorata", ha detto il senatore di Forza Italia e componente della commissione Antimafia. Ancora più dura Sara Kelany, deputata di Fratelli d'Italia: "Fuori Scarpinato dalla Commissione Antimafia – ha detto –. Liberi l'Antimafia da una presenza che ne mette in dubbio l'autorevolezza e la smetta una volta per tutte con i suoi teoremi e i suoi complotti". 
Posizioni che sono confluite in una lettera con cui i capigruppo di FdI al Senato e alla Camera, Lucio Malan e Galeazzo Bignami, chiedono al Movimento 5 Stelle di sostituire il senatore nella commissione parlamentare Antimafia. La missiva è indirizzata ai colleghi pentastellati Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi e, per conoscenza, alla presidente dell'Antimafia, Chiara Colosimo, e a tutti i componenti della commissione. "E' del tutto evidente l'impossibilità di lavorare con serenità, oltre che di tutelare la piena attendibilità istituzionale" della commissione se tra i suoi componenti siede chi "un giudice della Repubblica ha indicato come autore di un'attività depistante proprio sui fatti che la commissione indaga", sostengono i due esponenti di FdI, chiedendo di "sostituire il senatore con un altro esponente del vostro gruppo. Avete sempre dichiarato rispetto per le parole dei magistrati impegnati nella lotta alla mafia. Questa – si legge – è l'occasione per dimostrarlo coi fatti".
"Dimettetevi voi", hanno replicato dal M5s in una lettera di risposta. "Pretendete di darci lezioni di rispetto delle istituzioni mentre la vostra maggioranza tiene sotto chiave le chat di Delmastro e un prestanome della Camorra come Caroccia. Qualsiasi persona di buon senso avrebbe utilizzato maggiore prudenza, evidentemente la vergogna non è un sentimento coltivato a via della Scrofa", hanno scritto Pirondini e Ricciardi. "Veniamo al punto. Improvvisamente avete scoperto il 'rispetto per i magistrati'. Gli stessi che attaccate ogni qualvolta vi fa comodo. Alla luce della vostra missiva attendiamo con impazienza un vostro sussulto di coerenza: le dimissioni di tutti gli esponenti di FdI dalla Commissione Antimafia che hanno votato per nascondere le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l'aggravante di aver agevolato il clan Senese – si legge nella lettera – Caldeggiamo che quelle dimissioni riguardino in particolare la presidente Chiara Colosimo, anche alla luce dei rapporti pubblicamente documentati con l'ex terrorista nero Luigi Ciavardini". A rispondere è stato anche Giuseppe Conte. "Cari Fratelli d'Italia permettetemi di essere franco: siete proprio spudorati! Chiedete le dimissioni di Scarpinato perché la Procura di Caltanisetta ha origliato una trentina di sue conversazioni con il suo vecchio amico e collega Natoli, nel corso delle quali lo incitava a riferire in Commissione antimafia tutto quel che sapeva e che gli aveva già riferito in merito alla famosa riunione alla Procura di Palermo del 14 luglio 1992"- Così in una nota il leader del M5s. "Vi ricordo – ha aggiunto – che tutte quelle intercettazioni a un senatore sono state fatte senza autorizzazione di Palazzo Madama". Conte ha posto poi a FdI una domanda: "Perché avete scudato le chat tra il vostro Delmastro e il prestanome del clan camorristico Senese? Perché state intralciando un'indagine contro un clan camorristico?".
Sulla vicenda è intervenuto anche il generale Mario Mori, l'ex capo dei Ros che catturò il boss di Cosa nostra Totò Riina. "Forse non sta a me dirlo. Però, da cittadino, penso che ora il senatore Scarpinato, che fa parte della commissione Antimafia, farebbe bene a muovere un passo indietro", ha detto in una intervista a Il Giornale. A Palermo, negli anni Novanta, Mori è stato protagonista di quel filone di indagine noto come mafia-appalti. "Se ci avessero consentito di andare avanti – dice – e se non fossero morti Falcone e Borsellino, si sarebbe dato un colpo micidiale al sistema mafioso". Borsellino fu ucciso per questo? "Per me sì – ha risposto il generale – Sicuramente, come dicono sia il procuratore sia il gip di Caltanissetta, questa è stata quantomeno una concausa della morte di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino". E alla domanda se si fosse accorto che nella procura di Palermo alcuni elementi ostacolavano la giustizia, ha risposto: "Inizialmente no. L'ho capito quando ho visto la resistenza su Mafia-appalti. Dopo che Falcone aveva raggiunto Roma".