L’intervento
“La svolta su Ustica è storica. Va riconosciuta l’efficacia di Meloni”. Parla Verini (Pd)
“Oggi è un bel giorno, per la memoria delle vittime della strage e per la dignità dello Stato italiano”, dice il senatore dem dopo il ritiro della richiesta di archiviazione dell’indagine da parte della procura di Roma. “Le nostre richieste e l’intervento di Meloni con Macron hanno sbloccato la situazione: in questi casi è doveroso andare oltre i colori politici”

Foto ANSA
Non ancora un traguardo, “ma una tappa importante”, dice Walter Verini. “Oggi è stato un bel giorno, per la memoria delle vittime della strage di Ustica e per la dignità dello Stato italiano. Non si recupera il dolore, ma ci guadagna la democrazia: così possiamo rimarginare la ferita civile di un Paese che deve sapere”. La svolta è arrivata dopo che la procura di Roma ha ritirato la richiesta di archiviazione dell’indagine su una delle pagine più sinistre della storia repubblicana, quando il volo di linea IH870 venne abbattuto in circostanze mai chiarite il 27 giugno 1980, provocando la morte di tutte le 81 persone a bordo. Oggi le prospettive cambiano: per la prima volta la Francia – di cui si sospetta il coinvolgimento accidentale nella tragedia – si è detta disponibile a collaborare, grazie all’intercedere dei famigliari delle vittime, del governo italiano e di chi come il senatore dem non ha mai smesso di battersi per arrivare alla verità. Anche dialogando proficuamente con Giorgia Meloni, “perché in situazioni del genere è doveroso che maggioranza e opposizione remino insieme dalla stessa parte.
“La nostra parola è sempre stata non archiviare”, premette Verini, parlando con il Foglio. “Eppure, già diversi mesi fa, quando la procura formulò la richiesta lo fece sottolineando un concetto chiaro: quella sera ci fu un’azione di guerra, c’erano degli aerei alleati che si resero protagonisti di una manovra non autorizzata in cielo italiano che provocò la caduta del velivolo; siccome la Francia non collabora – ecco il punto fermo degli inquirenti –, ci si è ritrovati costretti a richiedere l’archiviazione. Già all’interno di questa richiesta c’era una motivazione importante: mancano i dati per poter procedere, pur riconoscendo l’atto di guerra. Fu Cossiga per primo, nel 2008, ad ammettere la responsabilità degli aerei francesi sulle tracce del Mig libico in cui avrebbe dovuto viaggiare Gheddafi – avvertito per tempo di non volare su quel velivolo. Poi, quindici anni dopo, è arrivata quella famosa intervista di Giuliano Amato, che dichiarò a Repubblica: ‘La Francia deve parlare e dire quello che sa’. Due ex presidenti del Consiglio, che spinsero la procura di Roma alla rogatoria verso la Francia”.
Eppure si sarebbe risolta ancora una volta in un nulla di fatto, senza “la pressione di tante persone che chiedevano la formalizzazione acclarata dei fatti”, continua Verini, rimarcando il ruolo attivo di Daria Bonfietti: già senatrice per i Ds, cofondatrice dell’associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica e sorella di Alberto, morto durante il disastro. “Un paio di mesi fa era previsto il vertice di Antibes. Allora Bonfietti ha lanciato l’appello, realizzando che sarebbe stata un’importante occasione diretta: io ho fatto alcuni passi riservati con la presidente del Consiglio, a nome dei parlamentari che da tempo seguono la vicenda. Dopo Hormuz, dopo i dazi, Meloni avrebbe potuto menzionare la questione davanti a Macron. Un bilaterale presenta la flessibilità giusta per farlo con incisività. E così Meloni questo fece: il 27 giugno scorso, giorno dell’anniversario della strage, ha informato sia me che Bonfietti. Tramite Mantovano”, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, “ha inoltre spinto la procura a opporsi all’archiviazione. Eravamo al corrente della contestuale apertura da parte di Macron, ma d’accordo con Meloni ritenemmo opportuno mantenere l’informazione riservata. Fino a oggi”.
Ci è voluta tutta la sinergia delle istituzioni, a prescindere dal colore politico. “Seguo la questione di Ustica sin dal ’96, quando ero capo-segretario dell’allora ministro Walter Veltroni”, spiega il dirigente dem. “Fu lui a presentarmi Bonfietti, a incaricarmi di occuparmi di questo dossier. La Nato cominciò a collaborare già allora, ma sempre entro certi limiti. E così altri governi italiani. Oggi il ruolo di Meloni in questa vicenda va riconosciuto: l’altro giorno Bonfietti le ha telefonato per ringraziarla. E vanno ricordati anche gli sforzi di Mattarella, sempre di forte spessore istituzionale. Su certe tematiche si va oltre le logiche di partito. È giusto che sia così – senza contare che Meloni e la destra sono da sempre orientati a sostenere la tesi della battaglia aerea. In questo caso la presidente del Consiglio ha fatto quel che doveva fare, spinta da noi parlamentari e dagli input incoraggianti di Macron. A volte i risultati con la perseveranza arrivano. Finora ci sono stati soltanto suicidi sospetti, tanta opacità e depistaggi. Ma l’unica cosa certa è che quella sera di 46 anni fa furono silenziati tutti i siti radar. E che 81 persone morirono”.