editoriali
Garlasco, Rossi, Bergamini: tre casi in cui le verità giudiziarie finiscono sotto accusa
Tre vicende diverse, una domanda comune: cosa succede quando una ricostruzione giudiziaria viene assunta come verità e anni dopo emergono elementi che la contraddicono? La giustizia non deve avere paura di scoprire di essersi sbagliata, ma di non volerlo scoprire

I carabinieri del Ris nella villa della famiglia Poggi in via Pascoli 8 a Garlasco, in una immagine del 27 agosto 2007 (Ansa)
Tre notizie emerse nelle ultime ventiquattro ore impongono una domanda scomoda: quante verità giudiziarie possono essere sbagliate prima che qualcuno abbia il coraggio di rimetterle in discussione?
La prima arriva da Garlasco ed è clamorosa. Nel 2007 i Ris di Parma trovarono sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi materiale “altamente cellulato”, ricondotto al sangue di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007. Da quella traccia fu ricavato un profilo genetico attribuito alla vittima, uno dei sette elementi della condanna di Stasi. Ora, però, dai dati grezzi recuperati negli archivi del Ris sono emersi due test di controllo sullo stesso materiale: entrambi negativi. Quei risultati non comparvero negli atti e non furono discussi nei cinque processi. Se quei test mettevano in dubbio una prova della condanna, perché non furono depositati? Se si accertasse un occultamento deliberato, non sarebbe un semplice errore giudiziario.
La seconda notizia riguarda la morte di David Rossi, avvenuta il 6 marzo 2013. Una nuova simulazione ha rimesso in discussione il suicidio: secondo i consulenti della commissione parlamentare d’inchiesta, il manager di Mps avrebbe tentato di difendersi da un’aggressione e sarebbe stato trattenuto prima della caduta.
La terza riguarda Denis Bergamini. È in corso il processo d’appello contro Isabella Internò, ex fidanzata del calciatore, condannata in primo grado a 16 anni per omicidio. Ieri la procura di Castrovillari ha indagato per concorso in omicidio anche il fratello di Isabella. A quasi trentasette anni dalla morte, il caso continua dunque a produrre nuovi possibili responsabili.
Tre vicende diverse, una domanda comune: cosa succede quando una ricostruzione giudiziaria viene assunta come verità e anni dopo emergono elementi che la contraddicono? Bisogna chiedersi se siamo di fronte a un errore giudiziario, chi lo abbia commesso e chi non lo abbia visto. La giustizia non deve avere paura di scoprire di essersi sbagliata, ma di non volerlo scoprire.