Lavitola resta in carcere. I giudici confermano l'aggravante del metodo mafioso

Il tribunale del Riesame di Roma conferma la custodia cautelare in carcere per il faccendiere, mandante reo confesso dell'attentato davanti all'abitazione di Sigfrido Ranucci. I legali annunciano il ricorso, mentre si indaga sui "buchi temporali" nelle sue chat con il giornalista

10 SET 26
Ultimo aggiornamento: 11:07
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Foto ANSA

Valter Lavitola resta in carcere. Il tribunale del Riesame di Roma, respingendo le istanze delle difese, ha confermato la misura cautelare in carcere per l'ex editore, mandante reo confesso dell'attentato davanti all'abitazione di Sigfrido Ranucci. I giudici hanno confermato anche l'aggravante del metodo mafioso. Lavitola, nel corso dell'udienza di lunedì scorso, ha reso dichiarazioni spontanee, affermando che con Ranucci ''c'era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me''. Il faccendiere si è nuovamente assunto ''tutte le responsabilità" come mandante dell'attentato, spiegando che ''l'idea della bomba'' è stata di Clesio Gomes Tavares, al quale aveva dato ''un mandato in bianco, specificando che non doveva fare male a nessuno''. Nella loro istanza i difensori di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, avevano chiesto per il loro assistito i domiciliari in una casa in Basilicata, ma la richiesta è stata respinta dal Riesame. 
I legali hanno annunciato di voler fare ricorso. "Il tribunale del Riesame ha confermato l'ordinanza cautelare, chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto", ha affermato Cola. "Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l'ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata".
Nel frattempo, proseguono le indagini sull'attentato a Ranucci avvenuto il 16 ottobre del 2025. In base a quanto sta emergendo dall'indagine della procura di Roma, ci sarebbero presunti buchi temporali nelle comunicazioni tra Lavitola e il giornalista. Dato confermato dall'analisi dei telefoni cellulari e dal pc sequestrato al faccendiere accusato e reo confesso di essere il mandante dell'azione dinamitarda. Si tratterebbe in sostanza di cancellazioni sospette nelle chat, sia nella fase precedente all'attentato che dopo: elementi che stanno portando gli inquirenti, che hanno affidato le indagini ai Nuclei Investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati, a ulteriori verifiche.