Editoriali
La condanna a Castellucci è dura ma non è una replica del caso Moretti
La sentenza di primo grado per il caso Morandi condanna amministratori e tecnici di Autostrade dopo otto anni dalla tragedia. Ora bisognerà capire, nelle motivazioni, come il tribunale abbia ricostruito il nesso tra mancati controlli e crollo

Foto Ansa
La sentenza di primo grado per il crollo del ponte Morandi di Genova arriva dopo otto anni dalla sciagura, il che induce a interrogarsi ancora una volta sui tempi della giustizia, e consiste in una serie di condanne per amministratori e tecnici di Autostrade per l’Italia. Questa volta, a differenza di altri casi, come quello della discussa condanna dell’ex amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, non si è trattato di un uso spregiudicato del concetto di “responsabilità oggettiva”. In questo caso erano stati lanciati allarmi sull’esigenza di controlli periodici della stabilità della struttura, allarmi che erano stati sistematicamente ignorati, e questo è un elemento che non può essere trascurato. Insomma, non è il caso di parlare in generale di una ricerca di capri espiatori. Ciò detto, naturalmente, bisognerà vedere, nelle motivazioni della sentenza, come sia stata identificata la causa specifica del crollo rovinoso, se gli omessi controlli avrebbero potuto evitarlo e quale sia il grado di responsabilità personale di ciascuno degli imputati ieri condannati.
Tutte queste questioni saranno nuovamente esaminate nei successivi gradi di giudizio, che si spera si svolgano in tempi ragionevoli. Il compito della giustizia non è quello di dare soddisfazione alla comprensibile ansia di punizione dei parenti delle vittime e di una città così profondamente ferita, ma quello di accertare e sanzionare responsabilità personali. Questa volta ci sono ragioni per pensare che a questo principio si sia uniformata la decisione del tribunale, in attesa delle eventuali precisazioni che si potranno avere nelle fasi successive del procedimento. La responsabilità degli amministratori di una società non è solo quella di far quadrare i conti, ma anche quella di controllare la sicurezza delle strutture, specialmente in presenza di allarmi specifici. Questa è una responsabilità soggettiva, della quale è giusto rispondere, non una generica responsabilità “oggettiva”, che non si capisce nemmeno che cosa sia, almeno sul piano di uno stato di diritto.