L'ACCUSA
Solidarietà ad Adinolfi, a cui dissi no perché so distinguere il Gatto e la Volpe
Spero siano brevi questi arresti e che li trascorra nel notevole attico di Torre Argentina dove mi accolse anni fa. Io, colpito da tanta dovizia, poco elegantemente gli chiesi di cosa vivesse e lui mi parlò di poker. Un ricordo e una proposta di candidatura
9 LUG 26

Foto Lapresse
L’accusa di evasione fiscale non mi turba, sono cristiano e il cristiano vero, originario, bimillenario, disprezza Cesare e detesta le tasse (autorizzato in tal senso anche dal Leone precedente, un Leone più ruggente: Papa Leone XIII). E pazienza se il cristiano terminale, il cristiano Cei, il cristiano zuppiano già prodiano è un fan della Costituzione, dunque del Cesare più tassista e statalista. L’accusa di truffa è invece infamante. Sto parlando di Mario Adinolfi, oggi agli arresti domiciliari per le succitate ipotesi di reato. Spero siano brevi questi arresti e che li trascorra nel notevole attico di Torre Argentina dove mi accolse anni fa. Io, colpito da tanta dovizia, poco elegantemente gli chiesi di cosa vivesse e lui mi parlò di poker. Poker professionistico. Detesto il gioco poco meno delle tasse e sono convinto che l’azzardo sia meno compatibile col cristianesimo del meretricio (ci sono delle prostitute nella genealogia di Gesù, e nessuna giocatrice), tuttavia lasciai correre.
Proprio ieri un amico che di mestiere fa l’autore televisivo mi chiedeva, forse per organizzare ospitate, se parteggiassi per Vannacci. Risposi di dividere le mie simpatie letterarie fra Vannacci, Adinolfi, Giovanardi e Casini, ma di essere appunto un letterato, dunque un non militante e addirittura un non votante. Fatti candidare, insisteva l’amico. A parte che il Generale non lo conosco, se lo conoscessi dovrei innanzitutto avvisarlo di essere al contempo ammiratore di Junio Valerio Borghese e antifascista (il Comandante della Decima Mas non era un fascista, era un eroe italiano, c’è una grande differenza). Adinolfi, non quella volta dell’attico ma più avanti, una candidatura me la propose davvero. Capolista nazionale del Partito della Famiglia o qualcosa del genere. Sono un uomo di mondo e sapevo che se mi offriva un ruolo così roboante aveva già ricevuto una dozzina di rifiuti almeno. Ebbe anche il mio, grazie al fatto che “Pinocchio” è uno dei miei libri fondamentali. Riconosco il Gatto e la Volpe a grande distanza, anche quando fusi in una sola persona, e all’albero degli zecchini credo meno che alla cicogna che porta i bambini. Eppure, vengo alla notizia, all’albero degli zecchini adinolfiani qualcuno avrebbe prestato fede. Alcuni investitori, chiamiamoli così, avrebbero affidato dei denari all’iperattivo politico cattolico con la promessa di grandi guadagni, e non avrebbero visto gli interessi e non avrebbero rivisto il capitale. Se tale accusa verrà provata, diminuirà la mia stima per Adinolfi ma non aumenterà quella per i denuncianti... Gente priva di basi, priva di Collodi.
Sono molto dispiaciuto. Per Adinolfi e per la sua bella famiglia, che ora immagino nell’angoscia, e per le sue battaglie che sono le mie, o lo sarebbero se fossi battagliero come lui anziché l’infingardo che sono: contro il dominio di Sodoma, contro l’invasione, contro l’islamizzazione... Prego che sia innocente e che riesca a dimostrare la sua innocenza e che trovi giudici disposti ad accogliere la sua dimostrazione (tre cose diverse).
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
