metodo Mackinson
Dopo la figuraccia su Minetti, Mackinson costruisce un romanzo noir anche sul caso Ranucci
Il giornalista del Fatto, autore dell'inchiesta sulla grazia a Minetti (demolita dai magistrati), ha deciso di occuparsi del caso Ranucci-Lavitola riproponendo lo stesso stile, basato su suggestioni, illazioni e allusioni degne di un film poliziesco. La libertà di stampa ancora una volta scambiata con la libertà di sputtanamento
9 LUG 26

Thomas Mackinson (foto Ansa)
Dopo un mese di riposo, forse dovuto alla batosta ricevuta dalla procura generale di Milano, che ha demolito pezzo pezzo l’inchiesta sulla grazia a Minetti, il giornalista del Fatto quotidiano Thomas Mackinson è riapparso ieri sulle pagine del giornale diretto da Travaglio con un articolo-intervista a Sigfrido Ranucci, ancora turbato (“Sto di merda, non dormo”) dalla notizia che il mandante dell’attentato dinamitardo avvenuto sotto casa sua lo scorso 16 ottobre sarebbe l’amico Valter Lavitola. Nonostante la figuraccia rimediata con il caso Minetti, Mackinson ha riproposto lo stesso stile, basato su suggestioni, illazioni e allusioni degne di un film poliziesco.
Se in terra uruguaiana Mackinson aveva intravisto un filo che legava Minetti, Nordio e Mattarella per la concessione irregolare di una grazia, con l’aggiunta di festini in un “ranch” pieno di squillo e persino l’uccisione di un avvocato, sul caso Ranucci il cronista del Fatto è tornato a dispiegare tutta la sua fantasia noir. Questa la tesi dell’ennesimo romanzo: Lavitola “è stato lo strumento, non la testa” dell’attentato a Ranucci.
“Ma per conto di chi?”, si chiede Mackinson, per poi darsi da solo la risposta. Il mandante, in soldoni, sarebbe Marco Mancini, ex numero due del Sismi, con il quale i rapporti di Ranucci “sono ai minimi storici”, dopo la puntata dedicata da Report ai suoi rapporti con Renzi. E’ il giallo il genere preferito da Mackinson, che arriva ad ammetterlo indirettamente: “Il giallo torna in un nome forse in codice – scrive –. Nell’ordinanza contro i quattro esecutori compare una frase dell’intermediario di Lavitola: ‘Non bisogna far arrivare a Corrado’. Corrado, sostiene Ranucci, era uno dei nomi con cui il Sismi identificava Mancini. Ranucci non punta il dito, ma rimarca la pista del traffico d’armi verso la Libia e di un cantiere navale legato ai clan Moccia e Contini, quella che a Report interessa da tempo”.
Congetture, illazioni. E la libertà di stampa ancora una volta scambiata con la libertà di sputtanamento. Ormai quello di Mackinson è un metodo.
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Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021), "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023), "Massacro giudiziario" (Liberilibri, 2026). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]
