Caos al concorso in magistratura: fughe di notizie sulle prove scritte. Esposto alla procura di Roma

Si sono svolte a Roma le prove scritte del maxi concorso per la selezione di 450 nuove toghe. Le tracce oggetto della prova di diritto penale, però, sembrano essere circolate già dal giorno prima fra alcuni candidati. La commissione esaminatrice costretta a trasmettere gli atti alla procura dopo la ribellione di un gruppo di aspiranti magistrati

27 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 15:35
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Le fughe di notizie ormai sembrano essere una componente inscindibile della giustizia italiana, persino quando si tratta di selezionare nuovi magistrati. E’ iniziato infatti nel peggiore dei modi il maxi-concorso per l’accesso in magistratura 2026. Da mercoledì 24 a venerdì 26 giugno si sono tenute a Roma le prove scritte del concorso, finalizzato alla selezione di 450 nuove toghe (si sono presentati in 7.000). Le tre prove (una al giorno) si sono concentrate, come di consueto, sul diritto civile, sul diritto penale e sul diritto amministrativo. Le norme prevedono che le tracce da sottoporre ai candidati siano formulate dalla commissione esaminatrice la mattina della prova stessa. Peccato che nella serata di mercoledì, tra le chat di diversi candidati, siano circolati messaggi sui temi che sarebbero stati oggetto della prova del giorno successivo, quella di diritto penale. Questi temi sono poi effettivamente stati quelli della prova di diritto penale.
Come ricostruito dal Foglio, la fuga di notizie sarebbe nata da un episodio tanto banale quanto inquietante: mercoledì, durante la prova di diritto civile, alcuni candidati hanno trovato sulla cattedra posta di fronte alla commissione esaminatrice, dove è possibile consultare i codici e il dizionario, dei fogli in cui erano riportate alcune tracce di diritto penale. Gli argomenti: devastazione, saccheggio, bancarotta. Sarà una coincidenza ma il giorno dopo è stata estratta una traccia di diritto penale incentrata proprio sul delitto di bancarotta fraudolenta, mentre una delle due tracce non estratte riguarda proprio gli articoli del codice penale sulla devastazione e il saccheggio (va ricordato che sono solitamente pochi i candidati che si recano alla cattedra per sfogliare i codici o il dizionario, dal momento che ognuno di loro può portare con sé il proprio codice).
Il Foglio ha visionato anche i messaggi WhatsApp in cui, la sera prima dello scritto di penale, alcuni candidati comunicano ai loro colleghi aspiranti magistrati il fatto, assolutamente anomalo, che qualcuno era riuscito a leggere quei fogli e quindi i possibili argomenti della prova di diritto penale.
Venerdì mattina un gruppo di candidati si è ribellato e ha fatto presente alla commissione esaminatrice che mercoledì sera erano state diffuse notizie sugli argomenti poi effettivamente scelti per la prova di diritto penale. Dopo, pare, alcuni tentativi di minimizzare la situazione da parte della commissione, il gruppo di candidati ha ottenuto la verbalizzazione di questi fatti e la stessa commissione ha poi comunicato a tutti di aver trasmesso il verbale alla procura di Roma, come d'obbligo.
L'esposto non sembra aver calmato le acque e decine di candidati ora si stanno organizzando per presentare quanto prima un ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio per far annullare la prova.
Già due settimane fa, su queste pagine avevamo segnalato una grande anomalia del maxi-concorso in magistratura 2026: pur dovendo affrontare una prova scritta in diritto civile, una in penale e una in amministrativo, nella commissione esaminatrice, nominata dal Csm, manca un docente di diritto amministrativo, come richiesto esplicitamente dalla legge. La traccia di amministrativo è stata quindi elaborata e sarà esaminata da una commissione composta da 20 magistrati ordinari, cinque docenti non di amministrativo e tre avvocati (anche loro non amministrativisti). In altre parole, nella commissione non siede alcun esperto di amministrativo.